Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Frost / Nixon (Ron Howard, 2008)

Chi se l’aspettava da Ron Howard un film del genere! Mi ha davvero spiazzato. Partendo da un testo teatrale dove l’intero intreccio – anche nella trasposizione cinematografica – ruota tutto intorno a  una lunga intervista a due, Howard evita scaltramente qualsiasi pantano instaurando non solo uno stile aggressivo che pedina i personaggi e rende il ritmo incalzante, come un vero duello epico, ma soprattutto, attraverso questo stile e trattando di televisione costruisce intorno anche un interessante discorso sull’immagine, sul suo potere demistificatorio, ma anche sui pericoli di (falsa) assoluzione che essa stessa può dare. La sfida insomma non è più (solo) tra Frost e Nixon ma tra l’immagine di entrambi, su come ne usciranno dalla manipolazione inevitabile del primo piano. L’intero “processo televisivo” ci attanaglia senza possibilità di fuga. La gestione dei (pochi) spazi, spesso in interni, da parte di Howard ci tiene focalizzati sulla materia e sul dibattito, portato avanti da due istrioni di razza, un convincente Micheal Sheen e soprattutto un istrionico Frank Langella che delinea un ritratto al crepuscolo di Nixon, mostrandolo proprio attraverso l’inaspettato punto di rottura quando si credeva in potere di assolversi fotogenicamente. Supportato da un mimetismo fisico davvero portentoso e da una sopraffina immedesimazione di atteggiamenti (e – immagino – un grande lavoro sulla voce, in originale), grazie anche al regista consegna al pubblico un ritratto umano di Nixon ma – ciò che è più importante – senza assolverlo affatto. E narrativamente parlando funziona alla grande, perché come personaggio, al di là del giudizio storico-politico che nella realtà ne abbiamo tratto, Nixon deve avere le sue motivazioni, e i fraintendimenti e gli errori fanno parte della sua umanità sganciata sia dalla figurina bidimensionale sia da un preconcetto giudizio (anche quando giusto e verificato) al di là dello schermo. La forza del film è quella di riaprire un discorso già chiuso, riflettere daccapo uno show già metabolizzato dall’utenza mondiale e farne materia di un interessante scontro tra informazione e potere, tra verità e menzogna. E a volte, almeno in America, grazie a Dio la giustizia, alla fine non manca di fare il suo corso. In televisione, certo, e non in tribunale. Ma in un mondo ormai così spettacolare e spettacolarizzato una condanna televisiva, giusta, ha un impatto e degli strascichi ancor più potenti ed effettivi di una uscita da una corte di giustizia. Seppure in tre quarti dell’intervista Nixon sembra risultare vincente, è quell’ultima immagine, quella che lo ritrae solo di fronte al fallimento della sua politica e del suo essere uomo che marchierà a fuoco il giudizio storico che il mondo ne avrà. L’immagine impera su tutto, e per una volta, a ragione.

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13 risposte a “Frost / Nixon (Ron Howard, 2008)

  1. MrDAVIS 11 febbraio 2009 alle 22:01

    Mi stai dicendo che forse piacerà anche a me?Io non impazzisco per Ron…vedremo.A breve lo vedrò…

  2. Iggy 12 febbraio 2009 alle 10:18

    Lo vedo in settimana, ti farò sapere!

  3. Cinemasema 12 febbraio 2009 alle 14:19

    Non me l’aspettavo. Di solito non gradisco molto i film di Ron Howard. Ma il tuo post invoglia a recarsi in sala e mi farebbe molto piacere cambiare opinione (anche se per un solo film) sul regista.

  4. testabislacca 13 febbraio 2009 alle 18:21

    Ma Ron Howard non è anche il regista de “L’uomo dell’anno”? A me quel film piacque.
    Ciao Nood. 🙂

  5. latendarossa 13 febbraio 2009 alle 23:43

    E narrativamente parlando funziona alla grande, perché come personaggio, al di là del giudizio storico-politico che nella realtà ne abbiamo tratto, Nixon deve avere le sue motivazioni, e i fraintendimenti e gli errori fanno parte della sua umanità sganciata sia dalla figurina bidimensionale sia da un preconcetto giudizio (anche quando giusto e verificato) al di là dello schermo.

    …fatti dire che i tuoi post meritano di essere letti anche per passaggi come questo…

  6. fmmasala 14 febbraio 2009 alle 7:14

    se avevo ancora un piccolo dubbio se andare a vederlo, è sparito leggendo il tuo commento

  7. souffle 14 febbraio 2009 alle 9:06

    ieri sera l’ho visto e devo dirti che il testo è potente e pieno di stratificazioni, le interpretazioni, specie quella di Langella sono veramente eccellenti, la regia invece mi è apparsa piatta e incapace di cogliere tutta la complessità dello script.
    Però se hai un testo del genere è difficile rovinare completamente un film.
    Avrei gradito però un altro regista.

  8. NoodlesD 14 febbraio 2009 alle 14:37

    Davis, neanche io, ma sto film mi ha convinto.

    Iggy, ok ^^

    cinema, facci sapere 😉

    testa, no l’uomo dell’anno è di Levinson.

    tenda, grazie, sempre troppo jontile.

    fmmsala, bene.

    souffle, ti dirò invece a me è piaciuta. L’ho trovata stimolante, incalzante… Mi sa che abbiamo idee opposte al riguardo. secondo te in cosa è piatta?

  9. MrDAVIS 15 febbraio 2009 alle 14:11

    L ho visto e devo dire che mi ha sorpreso davvero molto: Langella straordinario, regia nella prima parte convincente e intrigante poi però un pò statica ma gli interpreti e la sceneggiatura di morgan (molto simile a quella di the queen, dove al posto del cervo qui si ha un paio di scarpe..) convincono tantissimo!

  10. utente anonimo 16 febbraio 2009 alle 9:46

    appena visto anche io.
    l’interpretazione di frank langella secondo me è impressionante. il resto del film molto bello, davvero non da ron howard

  11. NoodlesD 16 febbraio 2009 alle 13:46

    davis & cannella, Langella s’è immedesimato in modo assolutamente sconvolgente.

  12. pickpocket83 18 febbraio 2009 alle 15:21

    Concordo pienamente con te. Una sorpresa più che positiva davvero. Chi ce lo doveva dire! (anche io ero più che scettico su Ron Howard… e invece…)

    Un saluto 🙂

  13. fmmasala 19 febbraio 2009 alle 20:28

    Film potente.
    “Volevo festeggiare il mio compleanno con degli amici.”
    Altro popolo, altro stile giornalistico, altro senso di responsabilità, reso alla perfezione.
    La caduta del potere.
    Tutti non sono solo persone, ma rappresentano ruoli, e facendolo come si deve, riescono a tornare persone.
    C’è nella rappresentazione una dimensione epica.

    grazie per la segnalazione.

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