Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Presa diretta

Non so se avete dato un’occhiata alla puntata di Presa diretta dal titolo abbastanza eloquente: «La scuola tagliata». Altro che film horror. Vergogna e raccapriccio per noi italiani. Nelle immagini ci veniva mostrata questa scuola di Caivano (un comune della provincia di Napoli) sita in una delle zone più degradate del paesino, dove una combattiva preside va letteralmente a prendere gli alunni a casa e li porta a scuola e, insieme a un paio di insegnanti, combatte ogni giorno l’evasione scolastica. Ne provano di tutte, angariate dal fatto che le varie incaricate vanno via come trottole di anno in anno, non permettendo ovviamente un rapporto davvero stretto con ragazzini/e già problematici.
Al seguito venivano mostrati alcuni istituti calabresi siti letteralmente in case, ex abitazioni, spesso pericolanti o comunque del tutto inagibili come scuole.
Quando anche c’è un progetto interessante, a Bologna, di una scuola elementare a doppi turni, gestita con audacia, originalità e con un’ottima tendenza alla comunione dello studio e dell’esperienza, con uno scambio interessante tra insegnante e alunni… cosa succede? che con i tagli imposti dalla Gelmini quella scuola, insieme al suo interessante progetto è ormai a rischio, perché i fondi mancano.
Poi il programma sposta la sua attenzione sull’equivalente svedese di questo progetto. E io mi chiedevo seriamente come si permette l’Italia di dichiararsi potenza economica mondiale. Noi siamo il terzo mondo!!! Entravi in questa scuola svedese che ha quasi tutti alunni immigrati, “socialmente problematici” in teoria, e ti rendi conto che non ci sarà mai salvezza per noi. Studi e studi sull’architettura hanno dimostrato come la gestione accurata degli spazi, la loro organizzazione favorisca il rendimento di chi ci vive o lavora all’interno. Ora, ditemi voi, quand’è che le nostre scuola sono state accoglienti? Ho visto un po’ di istituti nella mia vita di scolaro e non posso promuoverne nessuno. I nostri edifici cadenti, o comunque architettonicamente più simili a un ospedale che a un luogo di cultura sono l’ultimo incentivo possibile allo studio. Non dico che basta solo una libreria e una sala professori con sedie eleganti e in stoffa pregiata – com’erano in Svezia – a risolvere il problema apprendimento… ma certo aiuta. Per non parlare poi dei programmi, degli stimoli dati agli alunni a fare ricerche, a stendere tesine, alunni che hanno a disposizione computer portatili di ultima generazione, adsl illimitato, noi che pure all’Università avevamo delle ferraglie in ritardo di almeno dieci anni sull’ultima tecnologia informatica! Avevano la palestra con campo di basket e soccer, grande quanto l’intera scuola nostra, per dire, e attrezzi per il  body building talmente all’avanguardia che alcune palestre private che ho frequentato impallidirebbero. C’erano alcuni studenti italiani per l’Erasmus che pagavano un nulla per stare in un appartamento per studenti… dove se si rompeva qualcosa praticamente non pagavano un tubo: bastava telefonare al portiere che tempo una settimana avrebbe provveduto al risolvere il danno!
Poi dice com’è che le cose qua non funzionano, com’è che il nostro lavoro non è al livello di quello europeo.
E volete sentire la cosa più assurda? quella che proprio mi ha fatto vergognare di essere italiano, o quanto meno abbattuto ancora di più sul destino del nostro Paese in mano ai governi nostrani? Sentite questa allora: mentre noi tagliamo i fondi alla cultura – quando già eravamo quelli che spendevano di meno – la Svezia, in periodo di crisi, li ha aumentati! E già spendevano molto più di noi. Governi sia di destra che di sinistra non litigano sulle spese alla cultura, visto che essa, nei Paesi civili e tra governanti normali è intesa come un assoluto, al di là di ogni colore politico. In Svezia sanno insomma che la cultura è il futuro. Da noi non è importante; come al solito in Italia si mangia ciò che abbiamo davanti, per il resto, per i posteri… si salvi chi può. Sono cazzi vostri.

Annunci

Una risposta a “Presa diretta

  1. utente anonimo 10 febbraio 2009 alle 12:13

    Nood ho volutamente evitato di guardare la trasmissione, memore di un’altra che vidi, realizzata sempre da Iacona, sull’università e la ricerca. L’ho evitato per non farmi male. I primi 10 paesi al mondo che spendono per ricerca e sviluppo sono Israele Svezia Finlandia Giappone Corea del Sud Svizzera Islanda Stati Uniti Regno Unito Taiwan. Noi non siamo tra i primi 25 😦
    Marcello sloggato

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: