Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Operazione Valkiria (Valkyrie, Bryan Singer, 2008)

Quando la narrativa – cinematografica o letteraria – si incontra con la Storia, quando racconta cioè fatti e personaggi realmente accaduti mette curiosamente in mostra ancor meglio i suoi punti di forza, attraverso il gioco inconscio che instaura con lo spettatore/lettore che, pur cosciente della risoluzione finale dei fatti, entra nel meccanismo delle suspense e partecipa agli eventi-spettacolo come si svolgessero sotto i suoi occhi per la prima volta. Bryan Singer, che per la quarta volta si confronta con l’ombra dei nazisti accrescendo il suo personale dossier cinematografico sul buco nero della Storia del Novecento, crea un thriller dal ritmo inarrestabile capovolgendo il suo tallone d’Achille: fa leva proprio sull’ineluttabile finale per trasformare l’utimo tentativo (fallito) di assassinare Hitler nell’ultima resistenza possibile della coscienza di fronte al Male. Questo rende l’atmosfera del film molto meno cupa di quanto potremmo aspettarci, il rigurgito della morale in un colonnello non più disposto a servire il capo che sta mandando al macero la sua patria sovrasta hollywoodianamente il suo fallimento. Le divisioni sono abbastanza nette: pur lasciando spazio a umani timori, è la necessità della salvezza, del riscatto dell’anima (di una nazione) a imperare, per cui la lotta si pone subito secondo delle direttrici manicheiste. Né questo è da considerarsi un punto debole del film.
Valkyrie è un bellissimo thriller storico che regge benissimo il peso della tensione proprio affidandosi a uno schema moralmente tradizionale ma mettendolo in scena con una gestione schizofrenica degli spazi e dei tempi, senza ricorrere a una semplicistica equazione stilistica. Il controllo di Singer è pressocché totale, travolge le immagini con un sonoro portentoso, sineddoche tonale di un ultimo ruggito di dignità dela Germania (anti)nazista, si accosta all’attentato per gradi, passando per un fallimento e i momenti di stasi che non fanno però che sottolineare maggiormente il crescendo finale. I soldati prima schierati, poi ritirati, poi nuovamente in campo a rastrellare, i doppi rovesci delle sorti tipici dei momenti di crisi (bellica) di un Paese che di lì a poco sarebbe stato ridotto in ginocchio.
È dunque anche il verdetto finale della Storia ad addolcire un po’ i destini dei personaggi per lo spettatore. Le gesta di Von Stauffenberg (un convincente Cruise) e dei suoi nel racconto di Singer sono il canto del cigno della nazione, l’ultimo, rigoroso urlo di indignazione della Germania contro se stessa, contro ciò che era diventata inseguendo la sua folle fiaccolata di morte, incarnata da un uomo destinato a tramutarsi nell’incarnazione stessa del Male umano. Quale personaggio più appetibile per Hollywood?
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5 risposte a “Operazione Valkiria (Valkyrie, Bryan Singer, 2008)

  1. Ale55andra 5 febbraio 2009 alle 14:44

    Mi sa che sono rimasta l’unica a non averlo ancora visto…

  2. testabislacca 5 febbraio 2009 alle 22:19

    L’ho visto e, sinceramente, non avrei potuto scrivere recensione migliore della tua nemmeno sotto l’effetto di funghi allucinogeni.

  3. NoodlesD 5 febbraio 2009 alle 23:32

    grazie, testa. la cosa sui funghi mi ha fatto ridere assai. ^^

  4. Bonekamp 6 febbraio 2009 alle 11:27

    bel pezzo
    un paio di trovate lessicali davvero interessanti

    concordo

  5. MrDAVIS 7 febbraio 2009 alle 0:20

    Passo…Cruise ormai lo tollero pochissimo, anche se qui avendo la benda magari recita meglio.

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