Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Ieri ho finito questo bel romanzo di Richard Yates, Revolutionary Road. Alla fine di uno dei capitoli dell’utima parte April dice al suo presunto spasimante/amante non so chi sei, «non so neppure chi sono io». Una di quelle frasi che producono epifanie mentre le leggi. Stavo per sbilanciarmi e sguazzare in una – presunta – identificazione con quelle parole, poi ho dovuto convenire che in realtà io ho un problema diverso: sono perversamente attratto dalle contraddizioni, per cui non riesco a capire mai dove si colloca sul serio questo mio Io presunto, a volte sembra pendere languido verso posizioni più egocentristicamente positive, rimpinzate di presunzione e tracotanza; altre oscilla pericolosamente verso buie gole fantozziane di profonda auto-umiliazione. Il fatto è che ho la sensazione che siano entrambe vere e che forse la mia personalità non sia che un perenne segugio sulle tracce di un equilibrio inesistente. Ogni essere umano è fatto di contraddizioni; ma temo che io ne ho fatto, più o meno coscientemente, il perno della mia personalità, e la guardo mentre viene strattonata come un cencio dai due estremi. Con la risultante che è del tutto impossibile qualsiasi aspirazione a una reductio ad unum psicologica.
E poi c’è quest’affare della mia psiche. Che si arrotola come un crotalo, gonfiandosi in spire sempre più fitte, un’impalcatura di complicazioni, di sentieri intrecciati accavallati interrotti comunicanti, di lucide allucinazioni che assoldano stuoli di pensieri e figurazioni mentali che scavano sotto i pensieri, un ordito intessuto dagli intrecci di gomitoli di elucurazioni che rilucerebbero di un loro fascino perverso se non avessi il sospetto che le loro fumiganti visioni, il loro inarrestabile lavorio mi stiano trasformando in una fetta di groviera. La mia testa spesso non sembra altro che il termitaio da conquistare da questo sciame selvaggio di ansie.

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5 risposte a “

  1. latendarossa 27 gennaio 2009 alle 15:34

    Dovresti leggere Georg Simmel, un autore che il suo allievo Ernst Bloch chiamò il filosofo del forse: incapace di scegliere tra questo o quello, propendeva spessissimo per un “tertium datur”. Forse non aveva tutti i torti, la realtà non è mai bianca o nera ma una via di mezzo. Da questo punto di vista la zebra ha ragione.
    ot: grazie per la tumblerata 😉

  2. MissPascal 27 gennaio 2009 alle 15:56

    ma sai che lo sto leggendo anche io? insomma, si ha da arrivare preparati a venerdì 30, am i right?
    🙂

  3. steutd 27 gennaio 2009 alle 22:34

    “mi contraddico? contengo moltitudini.”
    continua così.
    @latendarossa: ma Bloch è l’ispettore di Dylan Dog? 😉

  4. iosif 28 gennaio 2009 alle 13:52

    a me non fece impazzire, revolutionary road. che in effetti, come atmosfera, potrebbe somigliare a mad men. il trailer del film con di caprio, invece, sembra costruire un tono che non ho letto nel libro. vedremo.

  5. NoodlesD 29 gennaio 2009 alle 19:35

    tenda, Simmel fa proprio al mio caso. Però ho sempre la curiosità di scoprire quale sia quel tertium…

    miss, esattamente. domani vo subito a fare il confronto

    steutd, ma sì. essere una moltitudine è fico.

    iosif, a me è garbato devo dire. non lo trovo però granché simile a mad men, ambientazione/epoca esclusi.

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