Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Quantum of Solace, Mark Forster, 2008

L’ultimo cinema d’azione sta prendendo sempre più una brutta piega al montaggio, ossia una sconsiderata tendenza a maciullare le sequenze adrenaliniche in un montaggio talmente frammentario da creare solo una totale confusione in cui lo spettatore si smarrisce. C’è chi solleva obiezioni, sostenendo che è un modo per “spararti” al centro dell’azione, ma c’è modo e modo, perché se poi la sensazione che ne abbiamo è quella di una mancata organizzazione dello spazio che vorrebbe essere risolta con una girandola nevrastenica, allora ci sarebbe da chiedersi che razza di ruolo abbia il regista in queste operazioni. Poi perché, visti i risultati ottenuti, s’è deciso di passare il testimone, quando Campbell se l’era cavata tanto egregiamente nel primo Bond dell’era Craig?
Tuttavia, il problema non è solo di regia, ma anche di scrittura. C’è una foschia abbastanza impenetrabile che avvolge i fatti, per cui spesso saltiamo da un paese all’altro come Bond salta da un palazzo all’altro senza capire bene il senso, a parte quello da guida turistica del mondo Michelin. Per dire, a me è sfuggito poi da che parte stesse Vesper, alla fine.
E a proposito di Vesper, parliamo di Bond girl. La Kurylenko, che ha questo nome assurdo, se la gioca, ma non ha il fascino ambiguo della Green. Semmai a me piaceva l’altra bond-girl che poi non gioca neanche tutte le carte, e lascia il sospetto che sia nel film giusto per farle fare quell’omaggio a Goldfinger (eh, tiemp bell’ e na vota… direbbero i miei compaesani).
Il fatto è che la delusione è cocente; dopo quella bella rinascita del precedente episodio eravamo gasatissimi e pronti per plaudire a un nuovo cazzutissimo corso della spia più longeva del cinema. E invece no. 007 è sotto stretta sorveglianza, ormai, e c’è il rischio che gli togliamo qualche zero se continua così.

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6 risposte a “Quantum of Solace, Mark Forster, 2008

  1. utente anonimo 17 novembre 2008 alle 20:36

    Vero: la Kurylenko non ha il fascino ambiguo, è proprio una FICA DISUMANA senza se e senza ma e senza ambiguità.

    Lor

  2. utente anonimo 18 novembre 2008 alle 13:04

    Non vedo un film di Bond dai tempi di Connery, dunque…
    Franca

  3. raystorm 18 novembre 2008 alle 13:56

    Concordo pienamente con quanto hai scritto

  4. latendarossa 18 novembre 2008 alle 15:45

    Secondo me è Craig che è meno espressivo di un comodino anzi di un armadio a 2 ante vista la stazza…più che zerozerosette sembra il buttafuori di un locale…

  5. NoodlesD 19 novembre 2008 alle 1:49

    tenda, ti dirò invece che Craig ci azzecca, cioè era una delle cose che più mi piacevano dell’altro episodio (e anche qui in un certo senso). Col suo lato brusco ha dato una nuova ventata a 007.

  6. cinescopio 24 novembre 2008 alle 10:26

    che delusione questo 007…e la rossa era sicuramente migliore!
    buonagiornata ely

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