Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Venerdì una collega di mia mamma arrivando a scuola s’è accorta di un miagolio insistente che proveniva dal motore dell’auto: s’era portata appresso da Pianura a Quarto un gattino molto caruccio. Quando però insieme a mia mamma e altre insegnanti s’era ingegnata a fare l’Angela-sul-campo si è lasciata sfuggire il piccolo felide, perdendolo sotto un’altra auto.
Mia mamma m’ha raccontato la cosa sabato, che lei non va a scuola.
Oggi, mi dice, ti ricordi di quel gattino? Noi l’avevamo perso di vista e invece lui poi s’era infilato nel motore della collega R. che abita a Soccavo e se n’è tornato con lei. La figlia vuole tenerlo, dice. Ho immaginato questo gattino che sfruttava le macchine delle insegnanti per girare per i quartieri di Napoli e che poi alla fine si beccava pure una famiglia che lo accudisce. Mica fesso.
Mi son ricordato quando qualche anno fa beccai in metro questo cane randagio che entrò tutto tranquillo e si sedette e rimase lì tranquillo per un paio di fermate, finché non scese a Montesanto, ma proprio come se aspettasse e sapesse quale fosse la sua fermata.
Non per dire, ma questi animali napoletani sono dei geni.

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6 risposte a “

  1. latendarossa 11 novembre 2008 alle 12:30

    Avevo letto su Repubblica, diversi anni fa, di un cane che viaggiava sui treni, senza mai scendere. Ancora mi domando se fosse una leggenda metropolitana (pare di no, a giudicare da questo post).

  2. utente anonimo 11 novembre 2008 alle 13:41

    uuuuuuuhhh! che storiellina carucceeeetta!
    io i gatti li farei morire tutti per annegamento, poi vediamo se continuano a miagolare, a graffiare e a pretendere di essere trattati in casa come signori de sto cazzo.

    neemo

  3. mafaldablue 11 novembre 2008 alle 15:40

    daiii!!! l’ho visto anch’io il cane che saliva a piazza amedeo e scendeva a montesanto!! Per fortuna che c’erano testimoni con me perché la scena aveva dell’incredibile: il cane è arrivato esattamente nel momento in cui passava il treno , come se conoscesse l’orario, è salito ed è sceso a Montesanto con l’aria di chi sapeva esattamente dove doveva andare.

  4. NoodlesD 15 novembre 2008 alle 2:51

    tenda, be’ come vedi a napoli la leggenda è realtà ^^

    mafalda, eh forse era lo stesso. o forse era un amico, parente. ormai stanno imparando a sfruttare la tecnologia degli umani.

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