Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Sono uno testardo, specie con gli artisti. Anche quando uno scrittore non mi convince a pieno devo esplorarlo fino in fondo per capire perché. Ma dopo tanto cercare, poi si viene premiati, e si trova IL libro di Roth, per me almeno. Ho sposato un comunista è un capolavoro. Non che prima mi facesse schifo, Roth, anzi. Più che altro è che nonostante avessi apprezzato i primi due Zuckerman e Portony e avessi trovato L’animale morente molto affascinante (contro molti, anche rothiani, che l’avevano un po’ bistrattato), non riuscivo a entrare mai completamente nel suo mondo. Poi c’è la storia di Pastorale americana, la cui recensione poco convinta mi ha condannatto alle liste di proscrizione dei rothiani convinti. Ma devo dire che invece Ho sposato un comunista mi sembra una versione migliore di quel libro, più avvincente, più metamorfica. Ha quella struttura che amo molto, il racconto per interposta persona, solo che qui i narratori si sdoppiano addirittura, entrambi personaggi del romanzo: il solito Zuckerman e il fratello del protagonista. E quel clima da caccia alle streghe, rievocato magistralmente da Roth (amo molto certi periodi di storia americana), uno spaccato più ampio rispetto al Vietnam (appena accennato) in Pastorale, e quegli episodi da vita quotidiana di famiglie ebraico-americane li ho trovati straordinari, con qualche ricordo da Radio Days di Woody, ma con un’ironia più austera.

E veniamo dunque a Conversazioni su di me e tutto il resto, poderoso libro-intervista (600 pagine) al grande Woody; anche se, come nell’altro splendido libro edito dalla Minimum Fax, è bene chiarire un punto: qui a parlare è il signor Konisberg, l’autore, il riflessivo regista. Ne viene fuori un’immagine paradossale di un artista “intrappolato” nella sua fisicità comica e nel suo genio comico, quando invece preferirebbe il dramma. I film che preferisce (tra i suoi), sono spesso quelli che il pubblico ama meno, e certe volte, mi spiace dirlo, temo che il pubblico abbia ragione. Con questa solfa del dramma, Woody si incarta da solo. Per me è inutile cincischiarci su: i primi drammi di Woody sono affetti da quel bergmanismo di ritorno che trovo stucchevole, per non so quale motivo è convinto che nei drammi bisogna parlare in modo sostenuto, letterario. Parliamoci chiaro: nessuno dei suoi drammi può essere paragonato a una delle sue grandi commedie agrodolci. Eccezion fatta per i due londinesi, dove Woody, tramite il thriller ha trovato una strada per rendere il suo cinema nero anche nella forma ma senza verbosismi di troppo.
Un libro che vi consiglio di acquistare subito, splendidamente ricco, completo su ogni film. Se poi ogni tanto ci viene voglia di spaccargli la testa, a Woody, perché ti fa rabbia che sia così ingiusto con se stesso, che rifiuta l’appellativo di Genio, mentre il sottoscritto gliene conferirebbe uno al giorno… be’, pazienza, in fondo forse è più difficile riconoscere la propria grandezza dall’interno. Woody è soddisfatto di ben poche cose, tra cui Match point.

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6 risposte a “

  1. UnoDiPassaggio 21 ottobre 2008 alle 0:21

    Non mi stancherò mai di dire che la pagina finale di “Ho sposato un comunista” (il libro di Roth al quale probabilmente sono più affezionato) è una delle cose più belle che abbia mai letto.
    Quanto ad Allen, non sono così sicuro del fatto che “nessuno dei suoi drammi può essere paragonato a una delle sue grandi commedie agrodolci”, o almeno non in due casi, il meraviglioso “Un’altra donna”, per me uno dei suoi vertici, e “Mariti e mogli”.

    (e comunque l’ultimo film conferma, se ce ne fosse bisogno, che Allen sta ancora benissimo)

  2. NoodlesD 21 ottobre 2008 alle 20:43

    Concordo! Quella pagina m’ha messo i brividi!
    Eh, no, un momento, perché io Mariti e mogli e Un’altra donna li considero dei film a metà strada tra il dramma e la commedia, o meglio sono delle commedie agrodolci, appunto. Anche se devo dire, pur adorando Un’altra donna (per me il migliore dei suoi drammi pre-londra, che poi quelli son sub specie di “thriller”), gli imputo comunque alcuni passaggini verbosetti, quando Allen si fa tentare dalla scritture bergmaniana.

  3. souffle 22 ottobre 2008 alle 9:13

    il libro su Allen è stuzzicante, visto che ho letto il precedente che suppongo ora sia stato rivisto e ampliato, se parliamo delle conversazioni con Eric Lax.
    Anche se occorre dire che il regista, come dice Welles è un grande mentitore e si dovrebbero prendere le sue parole sempre con diffidenza.
    Ed è anche da tenere conto che, in molti casi il regista è l’ultima persona in grado di parlare dei suoi film, a meno che non sia uno interessato a parlare del lato teorico del cinema, come Kubrick o Hitch.

    Ah sì, Allen sta benissimo, e lo si dice ancora prima di vedere un suo film (oggi vado a vedere Allen e so già ce mi piacerà, domani vedrò quella commedia orrenda e so già che la detesterò, anche se prima diro: sono andato con tutte le migliori intenzioni…), andando in sala e vedendo nel film solo le cose che vogliamo vedere soprassedendo sugli oggettivi difetti della pellicola.

    Ma io capisco bene, mi succede quando – da solo – ho difeso Ozon, quando difendo Almodovar, uno che, per usare le parole di un cineblogger, ha una messa in scena sempre impeccabile (come Allen, di cui si cita sempre la messa in scena), peccato che a lui, a differenza di Allen, non gli si perdoni nulla.
    Ma qui rientriamo nella questione più militante della critica, cioè nel campo “autori che difendo e basta a prescindere perchè seguono il mio mood o le mie posizioni di politica cinematografica”.
    Del resto, Lo fa la critica letteraria, perchè non può farlo quella cinematografica?

    A questo proposito, a Udp non può non piacere l’Allen malinconico, pessimista e triste. 🙂

    Io però vorrei citare il sottovalutato Broadway Danny Rose, il sottovalutato e irriverente La dea dell’amore, il dimenticato Amore e guerra, il mai citato Hannah, e Crimini e misfatti, dove si ragionava in termini meno moralistici e quindi più interessanti, che in Match point dove la lezioncina è apoditticamente recitata ad uso di chi non capisce e di un nuovo pubblico giovane che si avvicina per la prima volta al film.
    E il magnifico Pallottole su Broadway, che a dispetto dei giovani soloni della critica, è una lezione sulla sceneggiatura magistra vitae?

    Allen è cambiato come tutti, è invecchiato ed è divenuto più pessimista e moralista?
    Pessimista lo era sempre stato e il pessimismo ha sempre avuto ad oggetto i suoi film, è nella radice della comicità ebraica.
    Però poi si andava a vedere i fratelli Marx.
    Ecco, quella scena è una dichiarazione di poetica cinematografica, di leggerezza del tocco, di ambizioni del regista (vorrei essere lieve come quei tre sullo schermo e semplicemente divertirmi).

    Questo nuovo Allen non riesce più a dirmi nulla. Probabilmente perchè sono invecchiato, e peggio di lui.

    Philip Roth è un grande scrittore.
    un saluto.

  4. mafaldablue 22 ottobre 2008 alle 16:34

    ho sposato un comunista è bellissimo, vero. Ma io continuo a preferire “Pastorale americana” per

  5. mafaldablue 22 ottobre 2008 alle 16:38

    uff…m’è partito il commento…;-)

    dicevo preferisco “pastorale” per quell’analisi sofferta ed impietosa
    delle dinamiche familiari ( a loro volta specchio delle dinamiche sociali) che mi pare la cosa più suggestiva di Roth. E comunque con ” La macchia umana” i tre libri sono dei capolavori assoluti, riflessioni profondissime sulla storia americana e dunque sulla storia anche nostra.

  6. NoodlesD 22 ottobre 2008 alle 17:19

    souffle, ma davvero Almodovar è sottovalutato? Io ho sempre avuto, specie negli ultimi anni, un’impressione positiva generale. Mi sembra gli siano stati sempre tributati i giusti onori…
    Sui Woody sottovalutati/dimenticati non sono d’accordo. Cioè, nel senso che hai citato quelli che da sempre io considero tra i più belli ahahah. Davvero sono dimenticati? a me sembra siano famosi. Broadway Danny Rose è delizioso (citato anche in Scoop, l’incipit). Pallottole su Broadway (che pure ADORO, il personaggio di Palmintieri è geniale) lo sto cercando da giorni in dvd ma non l trovo uffff. Proprio pensando a questi film, dicevo, non credo che i drammi-puri alleniani stiano sullo stesso piano. Hannah e Crimini delineano molto meglio di Interiors e Settembre le contrddizioni umane.
    Allen non lo trovo invecchiato, un po’ mutato forse, ma non per questo secondo me, è un difetto la cosa. Se ci ha regalato Match Point e Cassandra, e quel gioiellino adorabile di Scoop.

    mafalda, nn so perché ma quel libro mi costò una fatica immonda finirlo. Mi esasperò letteralmente.
    Uh sì, voglio leggere anche La macchia umana per completare la trilogia…

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