Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

«Sembriamo una di quelle famiglie ottocentesche del profondo sud americano», dice sabato mattina mio padre, sull’uscio, mentre guarda il giovane africano che sta potando il pergolato d’uva per liberarlo di tutte le foglie e fare spazio alla luce del sole. Mi sono fatto suggestionare iniziando immediatamente un monologo interiore di tono faulkeriano. Poi da noi è facile. Abbiamo una cucina con sedie in tipico stile western e quando anni fa ci siam trasferiti qua mia mamma ha voluto interporre tra l’angolo cottura e la cucina un muretto con due porte da saloon. Insomma, noi qua l’America ce l’abbiamo in cucina. Solo non avevo mai pensato a noi come a quei proprietari terrieri della Louisiana. Anche il gatto s’è fatto convincere: tutto il pomeriggio ha dormito (è ancora lì eh, certe volte la sua pigrizia mi spaventa) sulla sua sedia a dondolo in vimini, come Mosè, quello di Ford non quello biblico. Io e lui potremmo benissimo apparire come i due figli debosciati dei sudisti, che non lavorano ma vivaccano soltanto, a rhum e whiskey. A pranzo, Joseph ci dice che viene dal Ghana e lì ha moglie e due figli. Gli ho chiesto com’è. Mi dice che ci sono palazzi, come qua, ma meno alti. Mi son vergognato di me stesso che pensando all’Africa ho subito immaginato che uno dovesse vivere nella savana cacciando leoni per mostrare il proprio spirto guerrier. Joseph dice che anche lì faceva il giardiniere. Dice che è qui da cinque anni, che da cinque anni non torna a casa perché non avendo il permesso di soggiorno, se se ne va ora, non riuscirebbe più a tornare poi. E da quando non vedi i tuoi figli? chiedo timidamente. Eh, da allora, risponde. Cinque anni. Il secondo figlio, mi dice, neanche l’ha mai incontrato: sua moglie era incinta quando lui è partito. Ora ha cinque anni e non ha mai visto il padre dal vivo, ci ha solo parlato al telefono. Dice a volte è dura, la solitudine è dura. (E ti credo). Ma per ora non può ancora andar via; spera di avere almeno il permesso di soggiorno, così può fare un salto in Ghana. Il fatto è che son cinque anni che le persone per cui lavora quasi ogni giorno glielo promettono. L’ultima volta ha mancato la moratoria e ora aspetta ancora che qualcuno di sua conoscenza muova qualche scacco. Speriamo.

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3 risposte a “

  1. WilliamDollace 1 ottobre 2008 alle 18:37

    OT pazzesco, ah ma sei tu bunkerhill….!

  2. latendarossa 3 ottobre 2008 alle 14:17

    Che bel post, Nood.
    Ecco, vedi, quando racconti cose così permettimi di dirti che vien fuori la tua vena migliore. Parere mio strettamente personale, ma vogio che sia chiaro che è positivo assai (indovina chi ti cita sul tumbl?).

  3. NoodlesD 3 ottobre 2008 alle 15:55

    WD, eh sì ^^

    tenda, grazie della citazione e dei complimenti. anche a me piacciono sti post devo dire…

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