Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

On air.
Dexter ost. – Astor’s birthday party

Passeggio molto, ultimamente. Da solo. Mi tiene compagnia solo il lettore mp4 che suona quasi esclusivamente la colonna sonora di Dexter. C’entra con la mia momentanea asocialità. Vedo poche persone in queste ultime settimane, un po’ per scelta, un po’ per costrizione (amici impegnati in varie cose). Mi annoia un po’ vedere certe persone. Problema mio, per carità; ogni tanto ho bisogno di questi momenti solo miei, di starmene un po’ per conto mio. Mi piace. Vado al cinema, passeggio, leggo, guardo qualche buon telefilm.
Penso a un po’ di cose. Mi faccio largo tra i passanti, guardo le altre persone che parlano, strusciano, si scansano. Ho la sensazione di muovermi al rallentatore, di essere un visitatore spaziale, curioso e tranquillo, e distante da tutti. Mi va bene così. Rifletto. Oh, banali questioni, per carità; i soliti pensieri, le solite frasi che uno necessariamente si trova fra le sinapsi quando giunge sotto i trenta. È che dovrei trovarmi un lavoro serio, le lezioni private non portano a nulla, e non è che ci guadagni chissà quanto. Certo non tanto da rendermi indipendente. Non ci vado neanche vicino. Mi ci pago gli extra, ecco. Che non è male, per carità, ma non mi permette di progettare nulla. Progettare cosa, poi, non saprei. Non so neanche che voglio fare “da grande”. O meglio, lo so, ma dovrei riuscire a raccogliere un numero sostanzioso di racconti, che al momento proprio non ho. Molti semi d’idee, ma nessuno germoglia sul serio in racconto. Aspetto.
Dicono che la letteratura, scrivere, abbia un effetto psicanalitico. Credo bisogna produrne a valanghe, però, prima che essa sortisca qualche effetto. Ho scritto quel mini-racconto per il blog della Garlaschelli, ma la mia ipocondria continua a espandere i suoi tentacoli indisturbata; è incontrollata. Ho la sensazione di combattere con una piovra da qualche anno a questa parte.
Non vorrei lasciare Napoli. Sono un po’ come Turner ne I tre giorni del Condor che non sapeva vivere senza la sua New York, anche sapendo che questo lo condannava. Ma dove trovi lavoro decente qua? Oddio, non che su la situazione sia molto diversa, ormai.
Ho questi capelli che dopo l’inizio della caduta qualche anno fa ormai sono imprendibili. Già avevo le vertigini, in partenza. Figuriamoci quando si fanno meno compatti. Dovrei tagliarli più spesso; non mi ci sono mai visto col capello rasato, anche se è lì che dovrò andare a parare, ormai si sa. Pensavo di comprarmi un cappello, come quelli che porta Tom Waits. Mi sono sempre piaciuti, ma non sono uno che indossa cappelli, in genere. Potrei decidermi, unendo l’utile al dilettevole.

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4 risposte a “

  1. utente anonimo 27 settembre 2008 alle 9:25

    Eppure è un nick che conosco, una scrittura che conosco. Ma ci si può sbagliare

  2. latendarossa 29 settembre 2008 alle 11:40

    E’ un bellissimo post, caro Nood (mi sono permesso di citarne una parte sul tumbl). Conosco questa sensazione, il camminare tra la folla in compagnia dei propri pensieri.

  3. utente anonimo 29 settembre 2008 alle 11:51

    mi piacciono molto questi tuoi post personali nod, quando ci racconti un pò più di te ..mi ci son rivista in molti aspetti, anche nel Libro famoso che ho in testa ma che nn riesco a riversare da qualche parte…

  4. NoodlesD 29 settembre 2008 alle 18:30

    notime, eh? non ho capito…

    tenda, grazie per avermi citato, è sempre un onore. devo dire immodestamente che anche a me piace molto il post.

    anonima, grazie. In fond l’obiettivo dello scrivere bene è riuscire a far empatizzare il lettore con ciò che sta leggendo.

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