Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Gli (aspiranti) scrittori tendono a essere narcisisti ed egocentrici, che per certi versi è quasi inevitabile. Ieri sera ho conosciuto questa ragazza che scriveva anche lei, racconti e romanzi, due mi dice. Romanzi fantasy. Mi dice che ha anche provato a pubblicarli, ricevendo dinieghi, specie perché erano fantasy (in Italia, l’impegno è importante, se scrivi di magia sei un irresponsabile). Credo di aver trovato per una volta una persona-scrittrice (non che ne abbia incontrate molte) più egocentrica e logorroica di me. E la cosa non mi infastidiva affatto. Mi ci ritrovavo, e mi impediva, soprattutto, di sproloquiare lì le mie solite frasette collaudate sul mio mondo letterario, dei miei progetti e bla bla. E poi lei almeno aveva finito un romanzo e ne stava scrivendo un secondo. Sarebbe interessante capire quand’è che, non dico lo finirò, ma almeno lo inizierò, io, il romanzo. Per non parlare della (parziale) invidia quando mi ha confessato che lei scriveva di getto, non aveva ripensamenti davanti al foglio. Una specie di Mozart. Beata lei. Io facevo notare che invece – forse dipendente dalla mia tendenza al caos (mentale) – che dovevo invece ritornare sempre sui paragrafi, che non scrivo quasi mai di getto, che anche le intuizioni del momento, poi le devo articolare.
Mi era piaciuto comunque ascoltare questa signorina che raccontava la trama del suo romanzo, mi sembrava pure coinvolgente. Poi certo dipende da come è scritto. Mi ha indirizzato a un racconto suo pubblicato sul web, scritto unidici anni fa, mi dice, ma che lei ancora considerava buono.
E qui sorgono i casini. Perché io l’ho trovato di un semplicismo disarmante. E in genere quando qualche wannabe writer mi pone sotto esame qualche suo lavoro lo trovo sempre infantile e acerbo.
Mi chiedo se poi la cosa sia speculare, se gli altri leggendo i miei di vocalizzi asinini provino la stessa cosa. No perché poi io rispetto ad anni fa, sono molto più soddisfatto delle cose che scrivo; anche se le reputo sempre migliorabili.
Ora dovrei licenziare questo racconto dell’ascensore, ma non so proprio come terminarlo. Ho due opzioni opposte che non mi aggradano per nulla. Sto cercando una terza via.

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12 risposte a “

  1. WilliamDollace 4 agosto 2008 alle 13:42

    “Poi certo dipende da come è scritto”

    ecco, fondamentale.-
    non c’è altro

  2. Cinemasema 4 agosto 2008 alle 13:51

    Credo che sia difficile decidere quand’è il momento che un racconto o un romanzo è pronto per essere stampato. Dipendesse da me quel momento non arriverebbe mai. Purtroppo, anche se condivido i tuoi dubbi più delle certezze della ragazza, arriva il giorno in cui bisogna (ma io lo ammetto non ci riesco) scrivere la parola fine.

  3. Alicesue 5 agosto 2008 alle 12:40

    odio parlare della mia scrittura, dei romanzi (miei) e progetti. Non la trovo una fonte di conversazione.
    Non so perché, ma mi infastidisce quando altri lo fanno. Lo trovo tutto molto egocentrico e spocchioso.
    Sarò io strana…

  4. ohdaesu 6 agosto 2008 alle 14:35

    Una ragazza che dice di “aver scritto due romanzi” e ne parla profusamente. Uhm.
    Afferma di scrivere di getto e senza ripensamenti. Doppio uhm.
    Non glieli hanno pubblicati nemmeno di striscio. Triplo uhm.
    Sono romanzi fantasy. Molti altri uhm.
    Giustifica la mancata pubblicazione col pretesto che sono fantasy (falsissimo: il fantasy tira un sacco e gli editori sono pronti a pubblicare qualunque cosa sia perlomeno decente e ben curata, anche editandola pesantemente – vedi Licia Troisi). Uhm, uhm, uhm.

    Insomma, la morale è: se io ora disegno una casetta su un foglio, poi non vado in giro a definirmi architetto.

  5. latendarossa 6 agosto 2008 alle 15:53

    Fidati del tuo istinto. Alla signorina che scrive di getto (per molti emblema del genio: ma va là) e che se la tira un pochito preferisco chi lavora limando e pulendo e rimane umile. Neanche Mozart scriveva di getto, scrivere è un lavoro – cioè FATICA.

  6. WilliamDollace 6 agosto 2008 alle 22:33

    in mezzo alla natura impiegatizia (fuori e dentro l’orario di “lavoro”) dello scrivere (basta chiedere ai veri scrittori) possono sorgere nuvole di panna “montata” sapientemente.

    chi è che diceva “come faccio a spiegare a mia moglie che anche mentre guardo fuori dalla finestra sto lavorando?” quale scrittore lo diceva?

  7. NoodlesD 6 agosto 2008 alle 22:50

    Cinemasema, dici benissimo. Io ho il tuo stesso problema, tendo a rivedere, correggere sempre. Quando mi trovo di fronte anche a delle versioni stampate e pubblicate, ancora ci vorrei dare qualche ultima aggiustata.

    alice, secondo me è meglio nn parlarne. Se uno ne parla (troppo) spreca delle energie che andrebbero impiegate per la scrittura in sé.

    ohdaesu, appunto. Che poi in realtà a volte in Italia si pubblica certa gente che a stento mette in croce due regole di grammatica, che davvero mi viene da chiedermi se l’editore (o chi per lui) l’abbia LETTO il capolavoro prima di pubblicarlo.

    tenda, sì sono d’accordo, è una delle poche cose di cui sono sicuro, che la scrittura sia “fatica”, lavoro di costanza. Niente nasce dalla faciloneria.

    WD, bellissima citazione. dovrebbe essere Conrad. E sentenzia bene un concetto. Prima scrivevo che la scrittura è fatica (verissimo), ma è anche vero che è un “lavoro” atipico, nel senso che non si smette mai, è un lavoro legato al dato più intimo dell’essere dello scrittore. La giornata lavorativa è di 24h, perché qualunque cosa, anche guardare fuori a una finestra può far scattare/notare qualcosa allo scrittore.

  8. ohdaesu 6 agosto 2008 alle 23:39

    E la moglie dello scrittore come fa a spiegare allo scrittore che guardando fuori dalla finestra non si paga il mutuo della casa?

  9. latendarossa 7 agosto 2008 alle 14:21

    Tra l’altro la citazione di Conrad di cui sopra la usava tante volte anche Dino Risi… 🙂

  10. NoodlesD 8 agosto 2008 alle 17:13

    oh, eh quello è il motivo per cui gli scrittori spesso son divorziati o scapoli

    tenda, motivo in più per citarla!

  11. lilith70 13 agosto 2008 alle 16:54

    nessun vero scrittore scrive di getto. il vero scrittore necessita di distanza dalla propria materia. le ragazzine di quindici anni nei loro diarietti scrivono di getto. o i poeti sfigati di inizio 800. scrivere è costruire. è fatica, diobono. la tizia dovrebbe leggersi qualche pagina di flannery o’ connor. o di carver. o di chiunque abbia scritto davvero.

    io poi il fantasy lo detesto con tutte le forze.

  12. NoodlesD 16 agosto 2008 alle 15:47

    ecco, non ho altro da aggiungere. Questa definizione del lavoro dello scrittore è l’unica che ho sempre accettato e sostenuto strenuamente. Una delle mie poche certezze :p

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