Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Il divo (Paolo Sorrentino, 2008)

È un rischio aprire un film con una sequenza riepilogativa, con un bignami di storia – criminal-politica – nostrana. Ma il rischio è bellamente evitato se dietro la macchina da presa c’è uno come Paolo Sorrentino. Quindici anni di stragi e omicidi italiani per ricapitolare la situazione, per spararci nell’antro umbratile del Potere, e del potere del divo Giulio. Quella sequenza, solo una delle fantastiche delizie che il regista mette sul piatto, fa di Sorrentino il più grande emulo (ed è un complimento intendiamoci) nostrano di Scorsese, per come rimastica e restituisce al meglio la lezione dei Goodfellas con un racconto ellittico, rapsodico, martellante, scandito da un connubio infiammato tra musica e immagini (Toop toop dei Cassius, scelta azzeccatissima), che evita il rischio della lezioncina di storia trasformandola in puro cinema.
La figura di Andreotti ritratta è quella più intima e solitaria, molto meno pubblica di quanto ci si potesse aspettare, e la scelta vincente sta nel non darne un giudizio o una visione definita e definitiva. La nube del potere avvolge il personaggio al punto che ogni elemento è passabile di dubbio. Questo evita al film quel didascalismo scolastico di marca bassa del nostro cinema “civile” degli ultimi anni, figurine di storia contemporanea debitrici della tivvù e dello splatter mafioso, e al contempo lo allontana dal film “a tesi” in cui la forma cinematografica diventa niente più che tappezzeria. Dove invece lo stile incandescente cui Sorrentino ci ha abituati allude alla segreta artificiosità del potere, alla sua natura tentacolare e sommersa, di cui la figura di Andreotti è una testa consapevole soprattutto degli effetti indiretti delle proprie azioni, delle vittime necessariamente sacrificate alla protezione di una stabilità comune. Per quanto paradossale spesso si è costretti a compiere il male per preservare il bene, è il suo assioma luciferino. Eppure, ed è questo che più colpisce, a Sorrentino non interessa per niente assolvere Andreotti (come non gli interessa condannarlo); Il divo – grazie anche alla magistrale interpretazione sottotono e indecifrabile di un camaleontico Servillo – sembra più che altro la circumnavigazione di un uovo, impossibile non solo penetrarlo ma anche attraccarvi, impossibile stabilirne la natura. Non un uovo di serpente, forse un uovo fatale suo malgrado. Forse.

Prima del film è passato il trailer dell’autoremake hanekiano Funny Games. Scalpitavo sulla poltrona. E poi c’è Naoma, no dico.

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18 risposte a “Il divo (Paolo Sorrentino, 2008)

  1. Cinedelia 31 maggio 2008 alle 10:55

    e son già finite le divergenze di opinioni…;)

    Visto ieri, sto ancora godendo…^^

    per quanto riguarda funny games, speriamo bene. E’ un progetto che mi lascia perplesso.

    Però come sottolinei c’è la watts…;)

  2. parachimy 31 maggio 2008 alle 11:34

    Che capolavoro di film….

    Chimy

  3. sickfrances 31 maggio 2008 alle 12:25

    ieri ne parlavano proprio ad Annozero, de Il Divo, recupera la puntata se riesci 😉
    bella Toop Toop dei Cassius 😀

    p.s. pure io attendo con ansia il remake di Funny Games…

  4. pickpocket83 31 maggio 2008 alle 17:05

    Ieri sera da Santoro Sorrentino ha parlato di “ambiguità che produce fascinazione e sospetto”… qui la chiave di tutto il discorso, colto alla grande dalla cifra grottesca di questo autentico capolavoro del nostro cinema. Un caro saluto, a presto

  5. NoodlesD 31 maggio 2008 alle 17:18

    Cinedelia, infatti credo che la maggior parte delle aspettative stia nel cast (ci sono anche Tim Roth e Micheal Pitt).

    chimy, eh sì.

    sorè, peccato che lo beccai quasi sulla fine annozero! Me la scaricherò la puntata, ormai si scarica tutto ahah.

    pick, sì in fondo nell’ambiguità a ogni livello (anche interpretativo, nel senso della pluralità di sensi e significati) sta proprio il fondamento di ogni capolavoro.

  6. Cinemasema 1 giugno 2008 alle 0:54

    Un’ovazione mai vista. E allora non posso che aspettarmi un film paragonabile ai grandi capolavori italiani del passato. Non vedo l’ora di andare in sala.

  7. MissBlum 1 giugno 2008 alle 13:24

    Hai ragione, la prima scena toglie il fiato…

  8. convallaria 1 giugno 2008 alle 18:16

    Ancora mi manca, il Divo.
    Comunque Sorrentino, per me, è sempre garanzia di qualità e poi c’è Servillo…
    che considero praticamente un sex symbol, chettelodicoaffare.

  9. Ale55andra 1 giugno 2008 alle 22:44

    Un film che lascia a bocca aperta. Un capolavoro di inenarrabile bellezza. Spero di riuscirne a scrivere domani.

  10. WilliamDollace 3 giugno 2008 alle 10:02

    “Il divo – grazie anche alla magistrale interpretazione sottotono e indecifrabile di un camaleontico Servillo – sembra più che altro la circumnavigazione di un uovo, impossibile non solo penetrarlo ma anche attraccarvi”

    descrizione perfetta

  11. latendarossa 3 giugno 2008 alle 10:51

    Concordo con ogni parola della tua recensione, nood. Davvero un gran film – una volta tanto italiano. Sorrentino si conferma, Servillo è un grande, l’ambiguità, il grigiore di Andreotti resta, ed è questa la peculiarità che rende grande questo film.

  12. ClaudioCasaz 4 giugno 2008 alle 8:10

    fanny games? che film meraviglioso! forse meraviglioso non è l’aggettivo giusto per un film di haneke…
    se i remake non mi lascessero perplesso salterei anch’io sulla sedia dall’attesa…

  13. FannySporchi 4 giugno 2008 alle 10:10

    Concordo sulla regia. A tratti davvero esaltante. Il resto non mi piace. Il perchè puoi leggerlo da me. L’ho commentato anche io. Un saluto.

  14. countryfeedback 5 giugno 2008 alle 18:32

    Perfettamente calzante il paragone con Scorsese; di sicuro Sorrentino è il regista meno “europeo” che ci sia oggi in Italia.
    Film enorme, una lezione di regia (e di recitazione).

  15. MissPascal 6 giugno 2008 alle 17:51

    non avevo pensato a Scorsese per il “bignami” iniziale del film, ma effettivamente la furia, la baldanza e la disinvoltura della realizzazione della carrellata di stragi e fatti li vede assai vicini in questo caso.

  16. steutd 17 giugno 2008 alle 13:18

    anche a me ha sorpreso il tuo collegamento con scorsese. ad esempio, a me è venuto più spontaneo un paragone “al contrario” per gomorra: scorsese stilizza la violenza, garrone l’ha spiattellata con veemenza quasi documetaristica. su sorrentino – scorsese ci devo riflettere un attimo ma è un collegamento senz’altro interessante

  17. Iggy 19 giugno 2008 alle 9:51

    Parlo per gusto personalissimo, ma penso che alcune sequenze sarebbero state ancora più potenti se alternate ad una visione più “sobria”, ma comunque parlo di piccolezze in un film decisamente ottimo! Non grido al capolavoro, ma avercene di lavori così. Toni Servillo è monumentale!

    Anche al mio d’essai hanno proiettato il trailer di FUNNY GAMES e m’è venuta la pelle d’oca! Non vedo l’ora di vederlo!!!

  18. frdb82 20 giugno 2008 alle 17:12

    Alcune mie impressioni a caldo e negative sui tanto celebrati ‘eccessi stilistici’ del film.

    Il virtuosismo della regia non mi è parso troppo funzionale ad approfondire tematiche e risvolti sociologici, culturali e narrativi della vicenda trattata, per lo più diretto, autoreferenzialmente, a fare e a sottolineare scandalo, ad alzare magniloquentemente i toni in presenza di tematiche civili da ‘grido’. Il tutto si riduce così a un lavoro di superficie, a una girandola di ‘flash’ deformanti sulla politica italiana fin troppo uniformi fra di loro, certo costruiti con una certa eleganza per quanto concerne i meri aspetti formali della messa in scena di ognuno (e dunque la qualità del bombardamento sonoro e visivo degli spettatori preso in considerazione di per se stesso all’interno di ciascun frammento temporale del discorso filmico), ma che, a parer mio, non danno esito, lungo l’intero corso del film, ad alcuna evoluzione e sfaccettata problematicizzazione di motivi e di tematiche toccati. Si potrebbero anche solo vedere i primi 15 minuti per farsi un’idea piuttosto chiara del film. Depauperata così di un disegno compositivo di ampio respiro ed adeguatamente articolato, la forma del film mi sembra conformarsi all’estetica tutta autoreferenziale dello spot pubblicitario.

    Commento già pubblicato sotto nick (lo stesso da me utilizzato sulla piattaforma splinder), anche qui: http://www.cinemaplus.it/leggi-commenti.asp?id=2680

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