Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Giorni fa il padre di uno dei ragazzi che fanno lezione con me mi chiese se potevo andare a parlare con alcune delle sue professoresse, dato che le stesse avevano espresso il desiderio in seguito a un consiglio di classe cui il padre aveva partecipato. Così stamattina sono andato alla scuola media, che sta proprio a fianco a quella che ho frequentato io ormai ben quindici anni fa*, a parlare con la professoressa di Storia. In primis avevo questi timori che la prof potesse denunciarmi o farmi appendere per il collo nella palestra per non aver saputo indirizzare bene l’alunno. Ma in realtà la faccenda più strana era trovarmi in una scuola media… dall’altra parte della barricata. Anzi, no, correggo. A fare… da arbitro. Osservatore. Ma comunque con delle responsabilità. Un professore che parlava a me di un ragazzo che sta “sotto la mia custodia intellettuale”, diciamo così, per fare i fighi. Quando ho l’impressione che fino a poco fa ero io sotto giudizio dei professori, io che dovevo prepararmi per le interrogazioni… In questi casi, mi viene sempre la voglia frenetica di dire ehi vi siete sbagliati, non so di cosa parliamo, sono un irresponsabile, non potete chiedermi di discutere con coerenza di una questione tanto importante.
Che poi un minimo di figaggine c’era pure. Come un ragazzino (che sarei io) che si atteggia a fare il grandicello. Sono entrato in quella scuola come un Chisciotte spaccone guappo di Napoli. Uhè, sorgete! Qua ce sto je! E mo metto tutt’appost!
Sì come no. Giusto oggi, il sottoscritto scopriva che l’esimio ragazzino di classe prima media gli aveva nascosto per l’ennesima volta (e per ennesimi giorni-settimane) l’assegno di scienze. Così che oggi doveva studiare un casino di pagine su struttura e riproduzione cellulare. E poi mi diceva di non dirlo ai suoi. E scoprimmo perché*: aveva già avuto una nota dalla prof di arte che mandava a chiamare i genitori perché lui schiamazzava in classe.
Quanti brividi, quanti ricordi di malsane marachelle scolastiche!
Prima ero io il discolo. O meglio, lo sono ancora, solo che nessuno se n’è accorto e credono che sia uno su cui fare affidamento… Gliela daremo a bere ancora?

* scrivere questa cosa mi provoca una certa vertigine temporale.
** se qualcuno si chiede perché prima la prima persona mia divenne terza e poi prima plurale (maiestatis) non so rispondere.

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8 risposte a “

  1. trinitysdc 17 aprile 2008 alle 21:52

    Troppo belli sti racconti di vita vissuta…
    poi io ho sempre sognato di fare la proffa…

    ciao!

  2. utente anonimo 18 aprile 2008 alle 1:05

    a come me la rido…!
    perchè solo io?
    anche tu! sì!
    (mica cazzi sti ragazzetti delle medie)
    pw

  3. mafaldablue 18 aprile 2008 alle 15:17

    Non sempre benissimo ma io gliela dò a bere da parecchi anni. E se ci riesco io NOOd…. ;-))))

  4. NoodlesD 18 aprile 2008 alle 15:52

    trinity, io invece proprio non ce l’ho sto desiderio… ^^

    pw, mazza che bastardaggine democratica ^^

    maf, dici che sono sulla strada giusta allora? meglio così.

  5. latendarossa 20 aprile 2008 alle 21:41

    Ahah sei grandioso. Leggendoti mi è venuto in mente il detto cà’ nisciuno è fesso (chiedo venia: si scrive così???). Bravo Nood che passa con disinvoltura dalla prima persona alla terza e infine al maiestatis. Un Allen in salsa partenopea, pensa che figata.

  6. NoodlesD 21 aprile 2008 alle 16:39

    si scrive così, complimenti per il tuo napoletano – basta giusto togliere l’apostrofo a cà (alcuni lo riportano ccà). Grazie per il resto ^^

  7. trinitysdc 21 aprile 2008 alle 20:42

    Ma guarda che mi tocca sentire….
    pensa che io da piccola giocavo a fare la maestra.. prendevo tutti i miei quaderni vecchi degli anni precedenti (ero alle elementari) e mi mettevo dietro la scrivania.. poi ricorreggevo tutti i compiti e mettevo i voti… sì, a 8 anni ero già esaurita (e pure un po’ stronza… visti i voti che mettevo a chi mi era antipatico, nella mia mente ovviamente!!!)
    ciao Nod!

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