Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Lo scafandro e la farfalla (Le scaphandre et le papillon, Julian Schnabel, 2007)

Le prime sfocate immagini del film ci vengono dall’occhio di Jean-do Bauby che si riapre sul mondo dopo un blackout di tre settimane, che è soprattutto il rarefarsi di fronte ai nostri occhi di un’idea pittorica, i primi schizzi di colore che Schnabel, tramite il “pennello” raffinatissimo di Kaminski, getta sulla tela/obiettivo per chiarirsi/ci l’idea base del suo ultimo quadro-film. [Sembro Ghezzi, ma mo la smetto, tranquilli]. È stato molto scritto, giustamente, di quei primi quindici minuti di soggettiva, necessari a farci entrare dentro il corpo-scafandro del protagonista per poi instradarci sul binario del film evitando ogni polpettone lacrimevole, perché il film è dentro il suo personaggio, dentro il mare di ricordi, dentro la sua dignità d’uomo cui egli resta legato come un’ostrica al suo guscio, permettendosi anche qualche gustoso fendente (auto)ironico.
Ma non sono solo quei quindici minuti: Schnabel anche nel controcampo continua a restare incollato – anche letteralmente – al suo protagonista, ai suoi ricordi (nei flashback), a raccontarci la storia dal punto di vista-ridotto di Bauby. Sceglie quasi sempre inquadrature fisse con angolazioni particolari, per farci ricordare attraverso l’immobilismo del protagonista; non per bloccarci, solo per farci compiere con lui il tuffo liberatorio nei suoi ricordi, nella sua vita, incorniciati da Trenet, Waits e Constantin (e lì, lo ammetto, il film s’è proprio risucchiato tutta la mia partecipazione, con quella sequenza-citazione dell’incipit dei 400 coups). Un inno alla vita, che per una volta, visto il tema, non ha nulla di ricattatorio, pur commovendo in almeno due sequenze fino alle lacrime, un inno alla libertà dello spirito, magma marino, un inno alle donne della vita unite e celebrate sin nella colonna sonora (I fell into the ocean / When you became my wife / I risked it all aganist the sea / To have a better life / Marie you’re the wild blue sky)*. E che donne. Oltre alla sempre bravissima Seigner, quella che ci ha bucato il cuore è la tenera semplicità di Marie-Josée Croze, che già avevamo amato nella vest(aglia)e di killer prezzolata in Munich.

*ebbene sì, confesso, ho comprato l’album di Tom Waits già venti giorni fa, dopo aver incrociato appena un paio di volte il trailer del film (e magari poi ne riparliamo).

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5 risposte a “Lo scafandro e la farfalla (Le scaphandre et le papillon, Julian Schnabel, 2007)

  1. latendarossa 3 marzo 2008 alle 15:53

    Mm Tom Waits mi intriga, riascolterò Rain dogs. Certo, farlo in compagnia di Marie-Josée Croze non sarebbe male (che gusti che abbiamo, eh, Nood).

  2. Cinemasema 3 marzo 2008 alle 18:36

    Questo purtroppo lo sto perdendo. Eppure sento che è uno di quei film che mi trascinerà chissà dove. Forse mi sto aspettando troppo?

  3. iosif 6 marzo 2008 alle 15:17

    hai preso blood money con all the world is green o real gone con green grass? lo chiedo perché real gone è trattato piuttosto male, ma è uno dei capolavori assoluti di Waits. Sarei curioso di sapere se t’è piaciuto.
    Ciao.

  4. NoodlesD 7 marzo 2008 alle 14:46

    Blood money (i versi che cito vengono da all the world is green). E’ vero, comunque, ho letto un po’ ovunque non proprio benissimo di real gone.

  5. ClaudioCasaz 7 marzo 2008 alle 14:58

    con waits sfondi una porta aperta! meraviglioso!

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