Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men, Joel & Ethan Coen, 2007)

Durante la cerimonia degli Oscar avevo scisso il tifo tra il petroliere e i Vecchi – secondo la ormai vulgata comune – e quando vinsero i secondi, pur non avendo ancora visto il film ero contento e sicuro che fosse un grandissimo film. È incredibile come, pur seguendo fedelmente il romanzo di McCarthy, i fratelli geniacci abbiano firmato poi uno dei loro film più perfetti, secchi e bilanciati; come le atmosfere della storia siano passate per osmosi perfetta dentro la loro cosmogonia cinefila, come lo stile di McCarthy sia ripensato e restituito filmicamente, secondo un percorso al contrario: invece di accumulare tensione e sangue, i Coen via via che la storia si dipana tendono a un uso sempre maggiore dell’ellissi, o girano le loro sequenze di morte in assoluta freddezza, accogliendo nella mdp l’insensibilità disumana di Chigurh.
Non è un paese per vecchi, dicono i Coen, e neanche per donne. Siamo di fronte a un western moderno per ambienti ma anche per condotta, stili di pensiero, messa in scena – grazie anche alla fotografia di Deakins. Le donne accompagnano in qualche breve frangente il percorso dei loro uomini, ma sono tutto sommato marginali (tra l’altro non sapevo che nel cast figurava anche la Macdonald, davvero impressionante nella sua scena finale con Chigurh-Bardem), senza per questo essere stereotipi. Il film è evidentemente retto su tre pilastri virili da fare invidia (il disincantato e perdente Brolin, lo sceriffo riflessivo e disilluso in quasi ritiro di Lee Jones, il male assoluto incarnato nel fisico da bovino di Bardem, più il segugio prezzolato di Harrelson, e sì, non ce n’è uno fuori tono), che snocciolano dialoghi da antologia per ironia e ritmo, che celano una visione dell’esistenza dove il Male trionfa senza possibilità d’appello, cui nessuno può opporsi. Attraversa i deserti, inganna sposando la casualità e poi insegue i malcapitati ovunque si trovino, pronto a cogliere il nuovo appuntamento col Caso, per tornarsene da dove è venuto, tranquillo, lungo una strada residenziale, insanguinato, ma rattoppato, comunque invisibile a tutti.

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13 risposte a “Non è un paese per vecchi (No Country for Old Men, Joel & Ethan Coen, 2007)

  1. ClaudioCasaz 27 febbraio 2008 alle 8:29

    FILM IMMENSO!!! e che fedeltà al grande romanzo di McCarthy!

  2. souffle 27 febbraio 2008 alle 12:01

    un grande noir.
    E un grande film sul cinema che non si fa più.
    un saluto

  3. Cinemasema 27 febbraio 2008 alle 12:33

    Ma sto rischiando di perdere quello che potrebbe essere un capolavoro assoluto! Convince tutti e si è preso pure 4 oscar! Non è che giudichi i film dal numero degli Oscar, ma i Coen stanno mettendo tutti d’accordo. E capita raramente.

  4. utente anonimo 27 febbraio 2008 alle 17:29

    Bellissimo ritorno in grande stile per i Coen.
    Un film bellissimo, etremamente fedele al romanzo di McCarthy, tranne che proprio nella caratterizzazione di una delle donne (Carla Jean) che nel romanzo ha un po’ più spina dorsale rispetto al film.

    Ciao,
    Mr. Hamlin

  5. utente anonimo 27 febbraio 2008 alle 18:34

    gran bel film.. gran bel post.. e gran bel blog…

    Eazye (oggi in versione “gran bel”)

  6. NoodlesD 27 febbraio 2008 alle 18:38

    claudio, fedeltà ampiamente ripagata!

    souffle, magari rinasce la moda…

    cinemasema, stavolta gli Oscar hanno ragionato con l’estetica invece che col dollaro.

    hamlin, è vero, ma non credo sia un grande problema. nei passaggi da un settore all’altro qualcosa devi pur sacrificare, specie con un romanzo così pieno di personaggi come quello.

    eazye, grazie

  7. Ale55andra 27 febbraio 2008 alle 21:33

    Mi accodo a Davis, un capolavoro….
    Tutti i protagonisti sono monumentali e il cameo di Harrelson è delizioso!!!

  8. trinitysdc 27 febbraio 2008 alle 22:03

    Visto ieri sera.. che Bardem!
    Brolin devo ancora capire se mi piace come attore..

  9. pickpocket83 28 febbraio 2008 alle 15:21

    Film impressionante, bellissimo, perfetto. Ottima e calzante la tua analisi. Film indimenticabile…allo stesso livello dell’amato “Petroliere”…ma di quello, come preventivato, forse l’Academy ha avuto più “paura”…
    A presto 😉

  10. NoodlesD 29 febbraio 2008 alle 1:23

    Sì, forse quello era ancora più nero, ma in fondo neanche questo qui la mandava tanto a dire in termini di pessimismo. Ma forse le maglie del “genere” lo rendevano più accettabile.

  11. utente anonimo 1 marzo 2008 alle 13:03

    No, infatti. Non lo ritengo neppure io un problema, era solo una constatazione.

    Ciao,
    Mr. Hamlin

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