Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Halloween, Rob Zombie

Non mi riesce di capire cosa intendesse Zombie quando sosteneva di non aver fatto un remake, ma di aver reinterpretato dalle fondamenta il film di Carpenter. Dovremmo cioè accettare che quest’operazione targata 2007 sia una nuova versione giusto perché Zombie salva qualcuno che schiattava nell’altro e viceversa, mostra un po’ più tette e culi e appiccica al film originario una mezz’ora scarsa di prequel sulla famiglia di Michael fino alla notte della strage? Tant’è che tolta quella mezz’ora il film – per durata e per eventi – diventa né più né meno un remake.
Parliamo di quella mezz’oretta di prequel. Parliamone, signor Zombie. Ecco perché se pure avesse avuto la funzione di spiegare com’è che Michael si incapucci e faccia stragi, ha scelto una strada un po’ facilina. Equazione delle più banali: Michael diventa uno spietato serial killer perché è nato e cresciuto in una famiglia sgarrupata. Azz. Roba forte, Rob, roba a 24 carati sonanti. Dove poi tutta la grandezza del capostipite stava proprio nel non spiegare, nel fare di Micheal uno zombie (ah-ah :o) terrificante, spinto da un vuoto istinto omicida le cui motivazioni affondavano nel metafisico.
Ciò non vuol dire che non si possa ritoccare, rifondare, ripensare. Tutt’altro. Ma è ciò che Zombie non ha fatto, e in un certo senso mi pare che neanche volesse. Ma allora a che diavolo serve sto prologo? E anche tutte le sequenze nuove a me non hanno dato alcun batticuore, non ho esultato, come qualcun altro, neanche a questa famosa sequenza dell’evasione. Due minuti dell’incipit di Devil’s rejects se la mangiano a testa avanti. E quella sceneggiatura è davvero una coglionata. Chi gliel’ha scritta signor Zombie? ah sempre lei, dice. Roba fine eh, tipo quando lo sceriffo in un monologhetto ci spiega la situazione del perché Michael cerchi Laurie? Momento di grande cinema, davvero… o vogliamo parlare del finale in cui Laurie urla tante di quelle volte aiutatemi, non farmi del male, ti prego che per un attimo ho davvero sperato che Michael le desse una pugnalata o almeno le mozzasse la lingua.
Carina giusta la sfilata di comparsate degli attori di Rob; anche se resta imperdonabile al signor Zombie aver relegato la signora Zombie a una quindicina di minuti on screen, visto che era la cosa più bella del film (anche perché era curioso vederla nei panni della mater dolorosa, asfissiata dalla povertà e da una famiglia sgarrupata; magari vedi vedi che la signora Zombie esce una brava attrice in toto. Magari nel prossimo film del signor Zombie. Su questo facciamo finta di niente, va, dimentichiamocelo, eh?).

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7 risposte a “Halloween, Rob Zombie

  1. Cinedelia 16 gennaio 2008 alle 10:26

    Dio sia lodato!
    Pensavo di essere l’unico a pensarla così…

  2. danielaelle 16 gennaio 2008 alle 20:34

    un’altra mappina ma horror con la canzone (quella!) che passa a loop

  3. NoodlesD 16 gennaio 2008 alle 20:50

    @Cinedelia, in realtà anche in ammerega pare non sia stato trattato bene

    @daniela, be’ si Zombie con le ost. ci sa fare (anche quella che apre il film è gajarda).

  4. gbanks 16 gennaio 2008 alle 21:46

    e se il film di zombie fosse il primo remake da non confrontare con l’originale?

    prendiamolo come un film di zombie, senza il parametro del film di halloween (se avesse rispettosamente trattato la materia, staremmo a parlare di un clone, e non di un “altro” film).

    la famiglia sgarrupata è una versione minore del clan firefly: michael myers non è un killer-prodotto sociale, ma una specie di otis in piccolo.
    un bozzetto quindi tipicamente zombiesco (se è banale adesso, doveva esserlo anche ai tempi di devil’s rejects…)

    secondo me il film (ti invito a vederne la versione integrale, visto che questa è mutilata rispetto alla versione americana, e la versione americana è già mutilata rispetto alla director’s cut) ha un legame consapevole con il prototipo: e spesso se ne slega giocando proprio con la sicurezza (tipica dei remake) del deja vu.

    ho amato l’intrusione di myers nella borghese casa stroode (un vero tocco di zombie, e quindi autoriale: ricorda gli home movies-flashback dello sceriffo ne la casa dei 1000 corpi) e il lungo finale: nel momento in cui zombie sconfessa il finale (citandolo espressamente) rovescia appunto la rassicurante certezza di sapere come andrà, e proietta nel non-sapere cosa aspettarsi.

    per me, è il miglior remake degli ultimi dieci anni.

  5. NoodlesD 16 gennaio 2008 alle 22:28

    gbanks, il problema è che a me è sembrato deboluccio anche preso a sé, senza paragonarlo a Carpenter (che non ho citato affatto proprio per questo). E lo dico perché rispetto Zombie e so di cosa è capace.
    Certo con tutte le versioni circolanti voglio sicuramente vedere quella director’s cut, anche perché il finale nostrano mi sa troppo di taglio in extremis x chiudere prima di raggiungere le due ore.
    I rovesci li ho notati e li citavo anche, ma non mi han dato più di tanto; anche le scelte di regia non le ho trovate poi così eccezionali (come invece in Devil’s rejects). L’intrusione nella casa ha un suo perché, è vero, anche perché Zombie non è splatter ad ogni costo, e sa anche quando girare la mdp da un altro lato; ma è pochina come cosa, per me.

  6. gbanks 16 gennaio 2008 alle 23:08

    effettivamente non è il miglior film di zombie e sicuramente un passo indietro rispetto ai rifiuti del diavolo.
    preso all’interno dell’horror come movimento e come genere, che non offre molte novità nè ambizioni, mi sembra che zombie continui ad essere un regista da tenere in considerazione.
    anche nel caso di questo film che per forza di cose non può essere esclusivamente “suo” (il personaggio è della dimension).

    vedendo la copia-lavoro che gira su emule, secondo me si dovrebbe/potrebbe parlare addirittura di un altro film.

  7. NoodlesD 16 gennaio 2008 alle 23:57

    ecco, a quello mi riferivo, leggendo il post di kekkoz. Pare proprio che sia tutt’altra cosa. Allora aspetterò per “ri-formulare il giudizio” :p

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