Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Chiedi alla polvere (Ask the dust, Robert Towne, 2006)

attenzione, spoiler!
Il film che Towne ha tratto dal capolavoro di Fante è né più né meno ciò che si vede nel trailer, che a suo tempo mi fece rabbrividire. Capisco che di fronte a un fantiano becero come il sottoscritto è difficile spuntarla e posto che un film deve sempre “tradire” un testo per essere davvero grande… ma c’è modo e modo. La vicenda viene del tutto snaturata in un melodrammozzo da due soldi, ponendo al centro della storia il rapporto tra Arturo e la bella messicana Camilla, che nel romanzo aveva sì un’importanza capitale, ma subordinata comunque alle vicissitudini (mentali e reali) dell’antieroe. E dire che Towne è uno che ha scritto fior fior di capolavori tra cui spiccano Chinatown, Missouri, e Frantic. Ma danni sono (anche) a monte, perché non si può affidare il ruolo di Bandini (italiano secco come un chiodo, bruttarello e mingherlino, sì insomma, Fante leggermente letterarizzato) a un pezzo di figliolo come Colin Farrell che se gli metti un vestito addosso e un capello e lo fai guidare negli anni ’30 sembra più che altro Marlowe, ha troppo la faccia da schiaffi per convincerci di essere un timido, impacciato, sognatore italo-americano in cerca di fama.
La sua prova, come quella della Hayek (ho visto il film in originale quindi non c’è doppiaggio che tenga –  l’ho ascoltato due minuti, e la Hayek parlava come Speedy Gonzalez!) è modestina, a parte qualche momento più riuscito. Farrell da l’impressione di non sapere dove si trovi, va avanti un po’ a tentoni; mentre la sua companera azzecca un pugno di scene, ma nelle altre è lo stereotipo della messicana discriminata. Il romanzo di Fante viene del tutto privato di quell’humus che più lo contraddistingue, l’ironia e l’autoironia, date per disperse nel magma strappalacrime che nel finale raggiunge vette spropositate e pure involontariamente ridicole. Hollywood non può certo far terminare una storia d’amore con la donna che si avvia nel deserto e sparisce inghiottita dalla polvere (una delle immagini letterarie che più mi son restate nel cuore), ma ci deve appiccicare un osceno finale esplicativo, con tanto di dipartita dell’amata e suo seppellimento da parte di Bandini (ma dove siamo? a Ombre rosse? Sei proprio tu, John Wayne?). E come se non bastasse si inventa un ritorno anni dopo dello scrittore, ormai affermato, a quella tomba da lui eretta (un paletto di legno piazzato nel deserto) che getta enfaticamente la prova del suo duro sudore (il romanzo Chiedi alla polvere) nella polvere del deserto dove giace l’amata. Grazie, questo è per te.
Ma il bello ancora non ve l’ho detto: sono proprio un tristo figuro se con tutto questo marciume moccioloso in alcune scene poi mi son pure commosso! Ero tutto lì che palpitavo di fronte a questa coppia impossibile. Sono una mammoletta, c’è poco da fare: datemi una storia d’amore infelice e io vado giù di commozione (anche se poi non si spiega perché adoro alcuni film con questa escalation – Leaving Las Vegas, Boys don’t cry; mentre poi mi fanno ridere a crepapelle altri – quasi la maggioranza – che almeno in apparenza, a livello esteriore, di trama sono su per giù identici). E lasciamo perdere i motivi per cui mi son commosso – che mentre guardavo pensavo e immaginavo a mia volta altre cose, puro bandinismo, eh sì, Bandini c’est moi – che se no il quadro si fa ancora più patetico.

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11 risposte a “Chiedi alla polvere (Ask the dust, Robert Towne, 2006)

  1. MissVengeance 16 gennaio 2008 alle 7:21

    Io non sono nemmeno una fan di vecchia data, ma quando ho letto i nomi “farrell – hayek” vicino al titolo del film l’ho evitato a prescindere.. e la tua descrizione ricalca esattamente tutti i miei peggiori sospetti -.-

  2. danielaelle 16 gennaio 2008 alle 20:32

    ‘sto film e ‘na mappina, punto.

  3. utente anonimo 17 gennaio 2008 alle 0:47

    eh, eh,sì, anche secondo me il film non merita granchè
    ma buone le reazioni, quindi?
    🙂
    pw

  4. Iggy 17 gennaio 2008 alle 11:52

    Mettendo un attimo da parte il libro (lo so è impossibile) penso sia un filmetto discreto senza infamia nè lode, di cui ricordo la fotografia vintage e qualche bel momento, però è vero come trasposizione è fallimentare sotto tutti i punti di vista. Non mi infervoro mai per queste cose: passino le interpretazioni del regista, le sceneggiature che devono per forza di cose lavorare per sottrazione, ma quando si cambia il senso della storia nonchè il senso del personaggio, sì! Quindi preferisco lasciarmelo alle spalle. Avevo trovato molto più convincente FACTOTUM di Bent Hamer.

  5. Iggy 17 gennaio 2008 alle 11:53

    Ah, come al solito i tuoi paragoni per descrivere le voci degli attori, mi hanno fatto cadere dalla sedia per le risate! ^^

  6. NoodlesD 17 gennaio 2008 alle 14:41

    pw, in alcuni momenti sì, anche se è contraddittorio :p

    Iggy, Ecco hai detto benissimo ciò che intendevo. Mettiamola così: Kubrick ha stravolto spesso dei romanzi che pure amo molto, ma chissenefrega? Perché ne ha fatto una riflessione personale. Invece l’operazione qua in questione snatura totalmente la storia, e allora a quel punto non capisco che senso abbia fare un film da Chiedi alla polvere e intitolarlo così, mi spiego? :p Fai un altro film, vagamente ispirato a tanti saluti.
    Grazie per le risate… (ma diavolo, è vero sa! ^^).

  7. latendarossa 17 gennaio 2008 alle 15:26

    L’informazione sulla reale voce della Hayek confesso che mi ha un po’ sconvolto eh 😉

  8. NoodlesD 17 gennaio 2008 alle 16:32

    No spettate forse mi son espresso male: è la voce della DOPPIATRICE della Hayek che sembra Speedy, voce che h ascoltat solo x due minuti giusto x curiosità.

  9. miriampanofsky 17 gennaio 2008 alle 16:55

    a me sto film mi fece semplicemente pena.
    Conferisce ad arturo bandini, se possibile, un’aurea ancora più carestosa e squallida.
    poi era lungo abbestia.
    ma hai visto salma kayek quanto è bona nella pubblicità del campari?

  10. mafaldablue 17 gennaio 2008 alle 23:40

    Anche a me piacque a suo tempo, anni fa, il libro di Fante, mi innamorai un po di Bandini e per giunta ho una figlia che si chiama camilla. Perciò forse ho avuto un po’ paura di vedere il film.

  11. NoodlesD 19 gennaio 2008 alle 2:15

    miriam, il fatto è proprio quello, lo squallore e il rischio dell’eccesso veniva contrappuntato genialmente da Fante proprio con quell’ironia che è la marca del suo stile.
    la Hayek è sempre bona, forse come attrice un po’ meno :p

    @maf, senti a me, stanne lontana e conserva il bel ricordo del romanzo di fante.

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