Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Del sogno di Noodles di ieri sera che, addormentatosi stranamente a mezzanotte e 30 ha dormito circa un’ora per poi appurare che di sonno era ormai completamente sazio (appresa la novità scrollando le spalle il Vostro s’è poi dato a finire le Memorie di Adriano).
Ero in uno dei “sotterranei” della facoltà e cercavo di intrattenere Volker Scholondorff (di cui so solo che è un regista tedesco), mentre attendevo e mi chiedevo dove fosse il mio prof di storia del cinema (le due cose son banalmente spiegabili senza scomodare a Freud: ieri pomeriggio parlavo con un’amica del fatto che è un mese che dovrei andare dal prof a discutere di certe cose e sempre ieri sfogliando il giornale della programmazione televisiva scoprii che c’era un film del regista tedesco… sabato).
Il prof poi arriva e mentre mi chiedevo cosa c’entrasse il prof con Scholondorff e come il prof conoscesse Scholondorff – non come persona, nel senso proprio come facesse a sapere dell’esistenza di un regista tedesco di nome Scholondorff – il prof mi invita alla lezione. Il Vostro affezionatissimo partecipa e qui conosce una simpatica signorina che vorrebbe rivedere a delle proiezioni nel pomeriggio, cui la signorina dice che andrà.
Se non che è qui che il sogno piglia la classica brutta piega da sogno strano, tanto che questa seconda parte potrebbe essere stata introdotta da Lynch in camicia hawaiana che diceva ora signore e signori inzia la mia versione del sogno di Noodles. Aguzzate l’ingegno.
Per non farvela lunga mi ritrovo in una specie di hotel-ristorante-complesso elegante non so che a cercare la mia giacca smarrita e cerco di fare presto perché vorrei andare a quelle proiezioni e rivedere la simpatica ragazza. Qui in effetti ritrovo la simpatica ragazza cui però dico ehi spetta un attimo che vo a prender la mia giacca che è proprio là vedi, alla fine di questo cortile. Mi reco in questo enunciato luogo per scoprire che – ovviamente – la giacca non c’è. Vengo fermato da un amico che sta ascoltando la partita del Napoli alla radio (le stiamo pigliando malamente, è il lapidario commento del Biscardi-amico). Mi chiedo cosa voglia dire un tale incontro mentre mi reco nello strano scantinato dove dovrebbe essere la mia giacca e invece, al buio, c’è un mio zio che dorme seduto. La cosa mi inquieta, anche perché non c’è la giacca. Esco ma mi rendo conto che il complesso alberghiero in cui mi trovo sembra un quadro di Escher; in poche parole perdo mezz’ora a girare in tondo ritrovandomi sempre allo stesso posto e non riuscendo invece a raggiungere la piazzetta sottostante che in linea d’aria è a portata d’occhio.
Comincio dunque ad avere dei forti sospetti lynchiani, forti sospetti di essere in un sogno.
Penso alla signorina e guardo l’orologio e noto che è passata già l’ora delle proiezioni pomeridiane. Ma il tempo fugge proprio in fretta eh?!
Cerco allora di ritrovare la mia giacchetta e qui incontro un’altra apparizione circesca, diciamo così, che mi parla in uno strano idioma, mentre, seduta a un tavolino, sorseggia un martini. Ha visto la mia giacca? faccio poco convinto. Ma lei ride come si avessi fatto una battuta o fossi buffo. O forse ero davvero buffo. Poi succedevano altre cose che, in tutta onestà, proprio non ricordo.
Proprio un finale di merda eh? Scusate.

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6 risposte a “

  1. utente anonimo 14 gennaio 2008 alle 11:57

    fantastico!
    sembri essere impegnato un una ricerca davvero importante…
    (e non finisce, eh?)

    da quanti anni fai lo stesso sogno?

    pw

  2. latendarossa 14 gennaio 2008 alle 16:17

    Forte e chiaro questo sogno, Nood.
    Sogni con alberghi alla Escher ogni tanto capitano anche a me. Il particolare della giacca mi fa pensare, non so, a Troisi. La signorina in questione somigliava almeno un po’ a Francesca Inaudi? La prossima volta le chiedi se ha un’amica?

  3. souffle 14 gennaio 2008 alle 20:29

    molto interessante. io non li ricordo mai i sogni.
    un saluto.

  4. NoodlesD 14 gennaio 2008 alle 20:48

    anonimo, facevo un sogno ricorrente tempo fa, ma a distanza di anni. ora son anni che non lo faccio più-

    tenda, non ricordo come fosse la signorina. se la rincontro le chiedo dell’amica…

    souffle, io invece li ricordo quasi sempre, sarei l’ospite perfetto per Marzullo!
    un saluto 🙂

  5. Cinemasema 18 gennaio 2008 alle 1:02

    Bellissimo sogno. Anch’io ne ricordo tantissimi, ma per pochi minuti. Dovrei “scriverli” su un foglio per non perderli.

  6. NoodlesD 19 gennaio 2008 alle 2:19

    dicono infatti che se uno prende l’abitudine a scriverli poi impara a ricordarli.

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