Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Lussuria, Ang Lee

Si passa quasi tutto il primo tempo smaniando nell’attesa che i due protagonisti si incontrino e quasi l’intera seconda parte a rimpiangere la prima! Che almeno era più varia e non impantanata nel racconto (a passo di tartaruga) della liason dei nostri due bellocci, Wei Tang e i suoi capezzoli chiodati e Topo Gigio (Tony Leung, cui il tempo non sta facendo troppo bene) che m’ha dato spesso l’impressione di essere annoiato più di quanto richiedesse il ruolo, come se stesse lì fumando ma pensasse per tutto il tempo a quale porta prendere per tornare da Wong Kar-wai. Il titolo – in specie quello imbecille nostrano – può fuorviare, dacché lo stile scelto da Lee, nonostante i colori accesi e una regia spesso magnificamente elegante, è tutto raffreddato e distaccato, forse un po’ troppo, permettendosi però una sequenza di violento realismo che spezza come un pugno il ritmo sinora imposto. Ora, chi difende il film dice che quel distacco era l’effetto voluto, chi è meno convinto dice eh sì però insomma Topo Gigio che attraversa tutto il film con la stessa espressione… Perché in fondo si parla di passione, no? Eh sì ma loro si nascondono i sentimenti a vicenda, capì? Eh? Mmmh, be’ forse io non l’ho capito e certo un motivo ci sarà se durante le scene di sesso ero un po’ annoiato e infastidito, anche perché non ne vedevo tutta questa necessità. E parliamoci chiaro, il gerarca abituato a comandare che riporta nell’alcova i suoi rapporti di sottomissione / potere è un tantino vieta. Poi magari è una mia debolezza, ma ero sempre convinto che a un certo punto Topo Gigio dicesse ehi, in realtà io non sono cattivo, è solo una copertura. Ma va? non ci avevamo creduto neanche per un minuto, caro Topo.
Il film non è “lungo” in senso stretto, non ci sono sequenze inutili – semmai è un po’ la storia a essere ridondante. È come se lasciasse intravedere un bello spettacolo in nuce che però non è mai esploso sul serio, come se i protagonisti non si rivelassero mai – il che è indubbiamente voluto, ma temo ci impedisca di capirli e simpatizzare (nel senso etimologico proprio) con loro. Una storia che si becca la sufficienza ma mai come in questo caso è in realtà un voto anche più umiliante, viste le premesse cui poteva andare incontro. Il colpo di scena finale più che rivelazione dei veri sentimenti dei protagonisti m’è sembrato un zompo po’ brusco, come quello di Topo Gigio in macchina, che porta a quel finale un po’ alla cazzo: come a dire ma dopo tutte ste faccende, dopo i meglio imbrogli e capriole si finisce così? E allora ditelo, santo cielo.

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20 risposte a “Lussuria, Ang Lee

  1. MissVengeance 12 gennaio 2008 alle 11:54

    sottoscrivo tutto, bravo.
    la scena finale di topo gigio che si tuffa in macchina di testa poi, come ha già fatto notare la missblum, ha un effetto comico che stona un po’ con la situazione – e che nessuno venga a dirmi che anche quello era voluto!

  2. honeyboy 12 gennaio 2008 alle 11:58

    no che poi io non mi fidavo di me stesso eh, ma se lo dici anche tu inizio veramente a crederci, abbiamo visto un film diverso da quelli della giuria ^^

  3. Edooo 12 gennaio 2008 alle 12:31

    A me è piaciuto, capisco cosa gli rimproveri perchè ne ho parlato con un amico che la pensa come te dopo la visione… Certo il Leone è totalmente imemritato,andava a Jesse James!

  4. MissVengeance 12 gennaio 2008 alle 12:42

    edoo: a jesse james ma anche a i’m not there (o, pregiudizialmente visto che ancora devo vederlo, a la graine et le mulet…)

  5. ohdaesu 12 gennaio 2008 alle 12:49

    Inizio col dire su cosa sono (piu o meno) d’accordo per non esacerbare troppo. Sono d’accordo che l’unione di una regia così controllata, unita a due personaggi che sono anche loro estremamente controllati nelle loro passioni, sia una cosa voluta ma che rischi di impedire la simpatizzazione. In effetti molti spettatori non simpatizzano.
    Il fatto è, secondo me, che in questo ghiaccio ci sono spiragli di passione che vengono fuori a momenti, trapelano con forza a sprazzi -e non sono necessariamente le scene di sesso, o almeno non tutte. Se ti è sembrato che topo gigio avesse la stessa espressione per tutto il film allora forse questo gioco di sprazzi non ti ha coinvolto (a voler essere buoni) oppure eri troppo preso a mugugnare “eh ma il leone d’oro andava a haynes, dove sono le balene che volano qui?” per rendertene conto. Topo gigio ha (apparentemente) la stessa espressione anche in In the mood for love e ti sfido a dire pè su quell’argomento per quanto riguarda passione e sprazzi. A riprova di ciò, In the mood è un film che in me è cresciuto enormemente nelle visioni successive, e secondo me anche per questo sarà così.
    Poi, “dopo i meglio imbrogli e capriole si finisce così?”. Sì cazzo, si finisce così. Sta lì il punto. Sta nella repentinità con cui un castello di carte costruito con una pazienza incredibile crolla proprio quando si sta mettendo l’ultima carta, e una volta che è crollato non c’è molto da inquadrare se non un mucchio di carte o il povero topo gigio triste. Dire “dopo i meglio imbrogli e capriole si finisce così?” perdonami ma non vuol dire granché; sembra la classica frase dell’amico fessacchiotto che hai portato a vedere i 400 colpi.

  6. NoodlesD 12 gennaio 2008 alle 13:37

    Miss, in effetti anche a me è venuto un attimo da ridere per come era costruita la scena.

    Honey, ho evitato sanamente di parlare di Venezia per discutere del film in sé. Voglio dire, è un film caruccio ma niente più, non riesco a vederci questa capolavorità – al di là dei premi.

    Miss & Edo, come dicevo, non entro nella questione perché s’è affrontata più volte. E’ che proprio m’ha deluso un po’ il film, lasciandomi a bocca asciutta.

    Oh, devi credermi: durante la proiezioni non ho pensato neanche una volta alla questione “ah ma il Leone andava alle balene, maledetto ang lee”. Ho saltato a pié pari il problema cercando di guardare il film come se neanche avesse vinto un Leone.
    Un momento ma con In the mood for love siamo in uan dimensione del tutto diversa. Una piccola storia di una relazione non consumata e via dicendo. Ci sta pure l’immobolismo. Qua abbiamo: politica, tradimento, infiltrazioni, spie, la classica storia della spia che s’innamora del tipo che deve spiare, la lotta comunista, compagno qua compagno là… troppa roba, direbbe Peppino. E alla fine nessuna di queste cose è messa in luce con la dovuta perizia. E’ per questo che dicevo che in nuce sarebbe un ottimo film, perché lascia (solo) intravvedere qualche apertura che sarebbe stata interessante da approfondire; mentre invece s’è perso in una serie di sequenze (anche belle) ma un po’ superficiali.
    Sul finale, non è che non mi sia piaciuto perché finisce male per alcuni personaggi; mi convince poco quella tirata un po’ frettolosa, che tu interpreti come l’improvviso crollare del castello di menzogne e a me invece ha dato l’impressione di un’accelerazione un po’ brusca. E’ il COME a non convincermi, non il COSA.

  7. ohdaesu 12 gennaio 2008 alle 14:42

    Pensavo che la freddezza la imputassi solo al rapporto tra loro due, non a tutto l’ambaradan. Buona parte del fascino del film, per me, sta proprio nel mettere un cuore raggelato in un contesto così ricco e sovraccarico. In una trama simile, la scelta più ovvia e più immediatamente gratificante sarebbe forse stata quella di fare un melodrammone con la gente che si dispera. Io mi aspettavo di trepidare e commuovermi e così non è stato, perché il film mi ha catturato da un altro punto di vista, si è insinuato alla distanza anziché sfondare subito, e con un materiale di partenza così “popolare” questo non è certo l’esito che ti aspetti. E probabilmente, agli occhi di molti, non è nemmeno l’esito più soddisfacente, tanto da lasciare freddi. Ma che ci vuoi fare?
    Il finale è secco, ma secondo me non è un’accelerazione, bensì un’economia dove fino a quel momento si era privilegiata l’abbondanza, la calma. Dopotutto, quello è proprio lo sviluppo previsto, in cui viene rapidamente alla luce quello che si era sempre saputo ma taciuto fino a lì. Lo dici tu stesso (“Ma va? non ci avevamo creduto neanche per un minuto, caro Topo”): per cui un finale più esplicativo e in linea col ritmo precedente sarebbe stato ridondante, avrebbe fatto finire il film arenandolo.

    Forse se ang lee avesse imposto di scrivere il titolo tutto maiuscolo ti sarebbe piaciuto di più? LUSSURIA?

  8. gbanks 12 gennaio 2008 alle 15:17

    uhm, a me è piaciuto molto.
    anche e soprattutto per l’ossessiva e maniacale freddezza della messa in scena.
    tipo: tutti si aspettano queste scene al limite della pornografia, e io invece faccio un film talmente leccato e formalmente perfetto che alla fine le sequenze incriminate sembrano anche superflue.
    il film è freddissimo, ma mi sembra un po’ la stessa critica che si fece a kubrick per eyes wide shut: dovevano esserci le orge, e invece fu un film talmente lucido che lasciò quanto meno spiazzati.
    certo, confronto a kubrick sembra mancare del tutto il messaggio, visto che il film di lee si presenta più come un grande sfoggio di eleganza, ma questo non mi sembra necessariamente un difetto.
    ciao!

  9. NoodlesD 12 gennaio 2008 alle 16:54

    Miss, tu non hai idea di quanto mi ha fatto ridere quel cartellone ^^

    Oh, mi serebbe piaciuto uguale pure col titolo maiuscolo :p
    Probabilmente ha influito anche ciò di cui tu parli, ossia magari inconsciamente m’aspettavo anch’io il melò con tutti i crismi e invece sono stato un po’ frenato dalle maglie restrittive scelte da Lee. Ma ripeto, il problema per me è proprio strutturale: troppa carne al fuoco e alla fine restano un po’ di buchi (non di trama ma d’approfondimento). Alcuni personaggi addirittura spariscono d’improvviso con un poof da mago. I finali esplicativi sono anche peggiori, anzi poi questo cmq non è neanche “aperto”, si capisce benissimo cosa succede senza “spiegarlo”: a convincermi meno è come Lee ci arriva, con quella virata un po’ brusca, lei che dice oh no non posso non posso farlo nooo va viaaa che poi dovrebbe contrastare col dialogo di prima in cui diceva spero che entriate e gli spariate in testa mentre mi monta bla bla – che dovrebbe fare il paio con ciò che scrivevi sulla doppiezza dei personaggi e dei loro sentimenti (se ho capito bene).

    gbanks, ma per carità, eh, ora non è che il film è appena sufficiente solo perché il pelo è striminzito in due scenette verso la seconda parte; ripeto è un po’ tutto l’impianto a nn convincermi troppo; non solo (e non tanto) la freddezza scelta ma anche lo stesso procedimento di intreccio, cosa approfondire e cosa lasciare sullo sfondo.

  10. danielaelle 12 gennaio 2008 alle 18:15

    @missvengeance: zuperlolz

    topo gigio tony leung è una associazione mentale assassina che mi si è attaccata ai neuroni – lol

    ps grazie per il banner a cortosipuòfare 🙂

  11. Ale55andra 13 gennaio 2008 alle 0:21

    Ma non puoi chiamarmi quell’uomo sensuale e affascinante Topo Gigio!! XD

  12. latendarossa 13 gennaio 2008 alle 16:19

    Topo Gigio è vivo e recita insieme a noi? 😀

  13. trinitysdc 13 gennaio 2008 alle 16:52

    In effetti chiamare Tony Leung topo gigio è un po’ offensivo!^^
    Però è pur vero che per come era 10 anni fa pensavo che invecchiasse un tantino meglio!

    Il film lo devo ancora vedere, am alla 10ma rece che dice le stesse cose già lette, mi sembra di averlo già visto sto film e di aver già le balle piene…
    Meglio così, almeno non rimarrò delusa

  14. MissBlum 13 gennaio 2008 alle 17:04

    La locandina fake è bellissima!

    Topo Gigio però gli si addice, in questo film. Ma anche un pò sempre, quando fa la faccina da innamorato triste.

  15. miriampanofsky 13 gennaio 2008 alle 22:21

    troppo lungo.
    comunque sontuoso, elegante, a tratti quasi troppo occidentalmente chic (si fa per vendere).
    lei tuttavia, poco “scavata” dal regista come personaggio della trama. Il regista preferisce Lui che a me non sembrava affatto topo gigio ma veramnete molto sexi (mi ha fatto rivalutare gli uomini bassi).
    La storia è quella che è.
    Un calcio nel culo lo avrebbe meritato lo studente fanatico che dal gruppo di teatro in poi non fa che organizzare casini e a furia di procrastinare, non tromba più.
    Comunque non ho ancora capito perchè il regista ha fatto vedere tutte quelle scene di sesso così esplicite. Mi sembravano un po’ gratuite…anche se tutto sommato intense e non volgari. Boh.

  16. Cinemasema 13 gennaio 2008 alle 22:48

    Ripeto ciò che ha detto Trinity. Non ho visto il film ma mi sono già fatto un’idea dal fatto che più o meno (con le dovute differenze e gusti) il film è “freddo”. Comunque spero di vederlo quanto prima.

  17. NoodlesD 13 gennaio 2008 alle 23:22

    @daniela, vero che si somigliano???

    @ale55andra, eppure la somiglianza c’è!

    @tenda, ebbene sì, Gigio lives.

    @trinity, almeno sarai preparata quando vedrai le balle di topo gigio.

    @Miss, qui ha esagerato un po’.

    @miriam, lo studentello era qualcosa di osceno. Veramente da pigliare a calci. E pure un po’ tagliato con l’accetta, come personaggio, ammettiamolo. Il classico compagno votato alla causa e solo ad essa che manda al macello l’amata pur di difendere lo Stato. Ma baffan…

    @cinema, sarei curioso di sentire il tuo parere 🙂

  18. MrDAVIS 15 gennaio 2008 alle 21:06

    Totalmente concordo con Ohdaesu.
    Lo definirei un ghiaccio bollente: e quando il melodramma più puro incontra il noir più torbido non poteva che essere così.

  19. ClaudioCasaz 18 gennaio 2008 alle 16:33

    io lo definirei una sontuosa rottura di palle…

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