Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

Pare sia destino che l’ultimo film che vedo dell’anno debba poi scavicchiare la classifica. L’anno scorso Nolan, quest’anno Dominik. Il suo non è un western e forse neanche un gangster movie come qualcuno ha scritto, ma un libro di quelli grossi, antichi, con l’intarsio, che conservano molte pagine e molte storie-leggende. Ritmo lento, studiato, come si addice a un’indagine tanto profonda dell’animo umano e delle sue contraddizioni, e per questo quando una pistola fa fuoco il rimbombo esplode davvero nella sala, perché squarcia il silenzio e l’andamento contemplativo del film.
Il processo binario, a specchio, citato sin nel titolo con anagrafica permette una doppia lettura, a seconda del punto di vista che si sceglie, che in realtà poi nell’eccezionale finale finisce per confluire in un unico, gigantesco conte morale. La storia dagli occhi di Jesse James è un requiem che soffia l’alito della morte in ogni inquadratura, gravando del suo peso il protagonista, perennemente inquieto (in qualche momento fino alla paranoia), sostenuto da un formidabile Brad Pitt che recita coi silenzi e sguardi intensi che reggono da soli inquadrature fisse lunghissime, modulando le sue emozioni sulla base di un minimo restringersi delle palpebre.
La storia di Robert Ford invece è un dramma dell’ossessione e della beffa, la condanna di un uomo al ruolo cui è legata la sua più intima natura, che sembra rinfacciarglielo a ogni giro di boa, dopo ogni evento, anche dopo L’Evento. L’ossessione per (il mito di) Jesse James («tu vuoi essere come me o vuoi essere me?» è la battuta chiave del film) si tramuta in una trappola da cui è impossibile uscire, come è impossibile uscire da se stessi. Il canto funebre di Jesse James si arrotola come un crotalo intorno alla vita di uno sconosciuto che agogna invano alla fama e quando crede di averla agguantata scopre di aver ereditato soltanto i fantasmi dell’uomo che ha “giustiziato”, del mito che ha costruito per poi contribuire a distruggere e prenderne il posto. I momenti che precedono la fine alludono a un rito sacrale, a una volontaria corsa verso la morte del bandito, a un invito netto al codardo a fare fuoco per liberarlo.
Ma tramutarsi in qualcun altro, volerne essere il sosia e poi attuarne la cancellazione è il decreto inappellabile anche della propria morte. Come un’inesorabile legge del contrappasso Jesse James sembra ghignare dall’oltretomba, finalmente sgravato, assistendo alla spada che ora pende sulla testa del suo assassino, additato ed odiato. Robert Ford comprenderà solo alla fine di non poter essere il Re, pur avendone (o proprio per averne) usurpato il trono. Un codardo resta tale e il gesto che doveva consegnarlo alla Fama non è che la cassa risonante che amplifica la sua nullità. È allora che Ford diventa più simpatico ai nostri occhi, più umano, quando accetta di buon grado il suo destino, grazie anche alla prova di Casey Affleck, che tutti incensano giustamente (ma senza nulla togliergli ho preferito, anche se di poco, quella ieratica di Pitt proprio perché più scarna, meno recitata, meno “costruita”).
La sala era piena a metà. Dopo un’ora vanno via i primi quattro davanti a noi con tanto di motivazione espressa da uno dei tizi (rimanevo a casa a vedé Rivombrosa, era meglio); seguiti a distanza di un quarto d’ora da altri due della fila precedente e dopo una mezz’ora da un altro po’ di popolino dietro di noi. Di fianco invece avevamo una decina di persone che han rotto i coglioni per tutti i 160 minuti e quando finisce ma com’è lento quant’è lungo bla bla. Le signorine probabilmente erano lì solo per Pitt… ma dico io se tu vai a vedere un film prima ti informi di quanto dura no? ti informi un po’ su cosa diavolo stai andando a vedere.

No?

Ecco allora, INFORMATEVI! E non rompete i coglioni a chi in sala vuole godersi il film e ha pagato il biglietto come voi!

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12 risposte a “L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford

  1. trinitysdc 3 gennaio 2008 alle 9:53

    “Ecco allora, INFORMATEVI! E non rompete i coglioni a chi in sala vuole godersi il film e ha pagato il biglietto come voi!”
    SANTE PAROLE Noodles! dovrebbero fare un test sul Q.I. prima di consegnare i biglietti…

    Cmq concordo su quanto scrivi relativamente alla storia, alla bellezza delle interpretazioni, ma non mi ha convinto ugualmente..
    ciao!

  2. honeyboy 3 gennaio 2008 alle 10:58

    l’ho amato anch’io
    hai detto tutto ciò che c’era da dire, concordo su tutto (anche su Pitt!)
    anch’io ho avuto a che fare con un pubblico che diceva cose tipo “lento, lento, lentissimo!”
    quella della lentezza è quella che io chiamo “la scusa dello struzzo”, un voler nascondere la testa sotto la sabbia di fronte al cinema

  3. MissBlum 3 gennaio 2008 alle 11:16

    “e per questo quando una pistola fa fuoco il rimbombo esplode davvero nella sala, perché squarcia il silenzio e l’andamento contemplativo del film.”
    Verissimo, il rumore dei colpi di pistola era estrememente realistico!

    Scene pietose come quelle da te descritte io le vissi vedendo The New World, dove evidentemente ad attrarre giovani tamarri era stata la presenza di Colin Farrell. Che fastidio.

  4. MissVengeance 3 gennaio 2008 alle 11:17

    ma senti, eravamo per caso nella stessa sala? no perché le scene viste nel pubblico sono state praticamente le stesse… mmah.

  5. MrDAVIS 3 gennaio 2008 alle 12:01

    E prepariamoci a molte altre di queste scene nel 2008 perchè i titoli storpiati in italiani sono moooolti!!!!!!!

  6. NoodlesD 3 gennaio 2008 alle 13:32

    @trinity, dovrebbero mettere qesti test proprio fuori alla sala!
    @honey, maledetti struzzi, decimiamoli!!!
    @Miss, ho pensato la stessa cosa: il sonoro era portentoso, di un realismo tremendo.
    guarda caso anch’io beccai dei cafoni beceri che insultavano e deridevano The new world…

  7. Cinemasema 3 gennaio 2008 alle 14:48

    Ecco un altro film che devo vedere e spero di vedere, altrimenti l’elenco dei film non visti si allungherà (anche se sto cercando di recuperrarli tutti, ad esempio stasera dovrei vedere Eastern promises). Una recensione la tua che mi sprona a vedere subito il film di Dominik. In quanto ai rompiscatole… ah, sapessi quanti ne trovo ogni volta che vado al cinema! Sinceramente sono troppi. Ma che gli faresti? Forse una cura Ludovico. Eppoi… ma che significa “lento”? Flm lento forse vuol dire 48 fotogrammi al secondo in modo da renderlo rallentato?

  8. cidindon 3 gennaio 2008 alle 15:12

    “Informatevi”. Dovrebbero mettere un cartello all’ingresso. bello grosso. Da me c’era gente che russava. Manco gli spari li risvegliavano… E ripensandoci, concordo su quanto scrivi di Pitt.

  9. UnoDiPassaggio 3 gennaio 2008 alle 17:00

    Le interpretazioni principali, parliamone. Secondo me nel caso di Pitt la mossa vincente è stata lavorare sul suo corpo, sul suo status anche fisico di divo e eroderlo applicandolo al mito del bandito divo. Come dire, per quanto riguarda l’interpretazione di Jesse James il merito è forse principalmente dello sguardo del regista, nel caso di quella di Robert Ford credo sia invece quasi tutto del giovane strepitoso Casey Affleck. Per cui, come dici tu, la prima prova è meno recitata, più scarna.

  10. gbanks 3 gennaio 2008 alle 18:46

    non posso che aggiungermi alla folta schiera di ammiratori incondizionati di questo film.

  11. NoodlesD 3 gennaio 2008 alle 19:30

    Cinemasema, vai a capir cosa intendono. Una bella cura Ludovico, si si, ci vorrebbe proprio a quei bamba.
    @cidinon, forse il russare è anche peggio del ciarlare.
    @UdP, è proprio quello che mi piace dell’interpretazione di Pitt. Certo molto conta il taglio dato da Dominik e le scelte per inquadrarlo e via discorrendo, ma secondo me è un po’ superiore proprio perché è impercettibile; il lavoro di Pitt è tutto di sottrazione. Poi certo, è ovvio che conta moltissimo – come scrivevi – anche la condizione di star-sex symbol da cui viene ad allontanarsi (ma l’aveva già fatto un po’ con Fincher, stavolta però senza chiasso e senza maledettismi).
    @gbanks, spariamo tutti insieme orsù!

  12. Avag 7 gennaio 2008 alle 17:44

    a me il film e’ piaciuto poco e magari fosse riuscito a esprimere quel che tu cosi’ bene hai saputo dire nel tuo post, pro’ quelli che alla morte di jesse james hanno iniziato a manifestare rumorosamente la propria noia non li ho sopportati ma mettermi a litigare per sto filmetto no dai, proprio non potevo 😛

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