Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Lo specchio (Zerkalo, Andrej Tarkovskij, 1974)

Il cinema di Tarkovskij non è poi così “difficile”; non ci si deve approcciare ad esso – almeno mentre lo si guarda – forti di uno spirito analitico che voglia scandagliarne in fieri i legami complessi, i rimandi, le suture più invisibili. Ci si dovrebbe abbandonare come si fa con la poesia, ponendo l’accento prima di tutto sul ritmo, lasciandosi cullare dalle inquadrature, dalle alternanze tra colore e quel bianco e nero saturato, tipico in Tarkovskij, che sembra un personale compromesso tra il color seppia e il bianco e nero.
L’approccio “empatico” vale anche di più per Lo specchio, esempio di autobiografismo cinematografico quasi unico: non un io narrante che alluda velatamente all’autore, ma l’autore stesso, protagonista e rievocatore, mai inquadrato, perché, va da sé, il regista deve sempre stare alle spalle del profilmico, per assicurarsi che ciò che si agita nel quadro sia perfetto. Quello di Tarkovskij però non è una semplice confessione-verità, ma un impasto pressoché inscindibile tra un soggetto che dice io e una mente che lo trasfigura (nella poesia). Far interpretare a una stessa attrice il ruolo di sua moglie come di sua madre, risponde a un bisogno che va oltre una metafora edipico-freudiana, e lega invece nel tempo le due figure femminili cardinali della vita di un uomo attraverso un connettivo che abbia la concretezza e la familiarità del quotidiano.
Ho sempre amato molto le opere in cui un artista si confessa, si racconta al massimo della sincerità,  senza però sfociare in un sterile realismo didascalico (Fellini in questo ha creato un vero magistero). Da questo punto di vista Lo specchio mi ricorda molto un’altra opera autobiografico-testamentaria, il Fanny e Alexander di Bergman: mi pare di riconoscere una stessa simpateia nei confronti della materia narrata, una partecipazione accorata ma mai stucchevole concretizzata in alcune scelte stilistiche (mi sono innamorato di alcuni dei carrelli che attraversano i corridoi della casa, specie quello della sequenza in cui il protagonista parla al telefono con la madre).

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3 risposte a “Lo specchio (Zerkalo, Andrej Tarkovskij, 1974)

  1. Cinemasema 23 dicembre 2007 alle 0:21

    Un film visto troppo tempo fa e che dovrei immediatamente recuperare. Anche Tarkovskj ha ammesso di non volere parlare di se stesso ma dei sentimenti verso le persone care, del suo rapporto con i propri cari, e della sintonia espressiva ed emotiva che si è creata nel cast durante la lavorazione del film. Così il film non era più solo l’autobiografia di Tarkovskj ma un “evento” (che avendo coinvolto tutti) faceva ormai parte della vita di tutti. La poesia è tutta nella sua capacità polisemica, nella forza che scaturisce dall’immagine e che senti tua, a prescindere dall’inesprimibile volontà che ne ha curato la stesura. Ottima recensione.

  2. NoodlesD 23 dicembre 2007 alle 13:26

    Infatti è proprio quello l’aspetto che più colpisce: intendere l’autobiografia non come una sequela sterile di eventi-date, ma un autobiografia dello spirito, del rapporto col proprio lavoro – e le persone coinvolte – e dunque la mescolanza evidente tra i piani della realtà e del cinema.

  3. nameerf 26 dicembre 2007 alle 22:01

    Ne ho fatto un post anch’io. Un film da vedere e rivedere. ciao nam

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