Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Strumenti di un «wannabe writer»
Chissà se per essere uno “scrittore serio” ci voglia la costanza. Ecco, perché allora io sarei subito escluso dalla cerchia. Da una decina di giorni ho finalmente ripreso a rivedere, riscrivere il racconto che dovrebbe consegnarmi alle patrie lettere. E dunque ho lasciato un po’ lì il racconto del ragazzo che diventa pietra, e non perché non stia venendo su bene, tutt’altro. Solo ho l’impressione di non partecipare davvero agli eventi, corro il rischio di realizzare un’esecuzione un po’ fredda, qualche bel paragrafo ironico ma mancante forse di vera vita. Che invece non mi manca per il racconto delle due donnine gaie. Anzi, qui corro dei rischi opposti: troppa partecipazione che può rischiare di tramutare la cosa in un sentimentalismo da sottoscala.
Ultimamente sto facendo ciò che non si dovrebbe mai fare mentre si scrive: sto tornando indietro e riscrivendo. Non che sia una proibizione assoluta, ma il pericolo è quello di impantanarsi a migliorare e migliorare le solite frasi e restare però fermo, non far procedere la storia. A mia discolpa posso solo dire che era davvero necessario, visto che in questi giorni m’è saltata in testa una nuova idea che muta un po’ la struttura al racconto e dunque per funzionare, andava reimpostato dall’inizio. Molte idee sono arrivate grazie all’attenta lettura che ne ha fatto un’amica, che ringrazio.
Non vorrei però essere sempre così intermittente, balenarmi tra momenti, giorni, a volte mesi di silenzio stampa assoluto e poi questi momenti di febbrile ricapitolazione, innovazione, idee che arrivano a getto diarroico (come direbbe Larry Lipton). Ma la spiegazione è bifronte. Il momento febbrile arriva quando ti giungono innanzi non semplici idee, che possono poi essere fuochi fatui, ma quando – è lì che sono idee-bomba – esse si legano ad altre che già hai realizzato, contribuendo a definire i personaggi, a consolidare il racconto. Sono sempre stato estremamente d’accordo con la massima di Patricia Highsmith: «Le idee non nascono mai da sole, ma sempre per partenogenesi».
Il problema è che quello che doveva essere un racconto lungo, in partenza, sta seriamente minacciando di volersi tramutare in un romanzo breve (ovviamente più che – o oltre che – la matematica lunghezza della pagine conta proprio il respiro), con personaggi semi-nuovi o peronaggi vecchi che chiedono più spazio. Ari per esempio mi sottolineava giustamente un “errore” che da tempo subodoravo: Deborah dovrebbe emergere di più. Non vuol dire che deve presenziare di più nel racconto, ma che quando emerge, proprio perché a intermittenza, devo cesellarla bene, devo definirla con cura per farla risaltare in quel breve spazio e darle comunque la sua patente di credibilità e di Vita. Sono responsabilità dello scrittore, credo, quelle di dare vita ai personaggi ma anche – e soprattutto – dare loro dignità, senso umano.

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12 risposte a “

  1. IrethOscura 22 dicembre 2007 alle 18:16

    anche io ho cominciato a scrivere molte storie, per poi abbandonarle

  2. SumireNoHasu 22 dicembre 2007 alle 20:13

    Io credo semplicemente che ce la farai.
    Anzi, dire credo non rende. Io ne sono convinta.
    Ti ci vorrà tempo, perchè sei fatto male (scherzo socc 😀 ) e quindi ti fermi, poi riprendi, ti impalli, ti passa la voglia, e così via.. ma le idee ci sono, le potenzialità per far venire fuori qualcosa di meraviglioso anche (e qui intendo il tuo modo di scrivere, le sensazioni che dai ecc) e quindi datti una mossa e continua.
    Scrivi.
    Riscrivi.
    Fa quello che vuoi, basta che tu non smetta.
    Ecco. -_-
    Bacio!

  3. deliriocinefilo 22 dicembre 2007 alle 23:05

    non parlarmi di costanza va’!!
    sono con te!
    anche nell’incostanza e nel furore silenzio alternato alla tempesta!

  4. Cinemasema 23 dicembre 2007 alle 0:03

    Capita lo stesso anche a me. Sapessi quante storie lasciate e poi riprese, gettate e ricominciate dall’inizio. Pezzi cambianti, pezzi ripresi, all’infinito. Scrivere è un piacere che mi porta a soffrire quando, non scrivendo, ripenso al motivo per cui ho scritto quelle cose lì. Potrei uscirne forse solo accettando la scrittura totale. Ci sto provando ma non è facile. Pensare che tutto sia scrittura?

  5. NoodlesD 23 dicembre 2007 alle 13:29

    @Ireth, l’importante è poi riprenderle :p

    @Socc, lo dico sempre se non ci fossi tu chissà da quanto avrei mollato tutto. Meno male che tu hai tutta codesta convinzione ^^ Basciuzzz :*

    @delirio, magari si rivelerà una cosa positiva… (speriamo!)

    @cinemasema, anch’io non faccio che pensare, anche quando non scrivo, alle cose che ho lasciate lì. Uhm, di preciso cosa intendi per scrittura totale? Nel senso di scrivere a getto, dovunque, di qualsiasi cosa? Io a ho il problema “tradizionale” di voler scrivere comunque delle storie in senso stretto con personaggi ed evoluzioni :p

  6. MissBlum 23 dicembre 2007 alle 16:28

    Non necessariamente l’incostanza è una cosa negativa…anche perchè mi sembra che la cosa proceda, no?
    Evidentemente certi momenti sono necessari…

  7. Cinemasema 23 dicembre 2007 alle 16:32

    Scittura totale nel senso di scrivere sempre (anche nella mente), in ogni momento; osservare la vita, gli eventi, gli incontri, i dialoghi della realtà, vivere la quotidianità, allo scopo di porsi la seguente domanda: come potrei svilupparne un intreccio o semplicemente scriverne qualcosa? Sarebbe possibile?

  8. utente anonimo 23 dicembre 2007 alle 23:10

    ah ma io lo voglio leggere quando lo finisci – il mio l’ho finito ma ci devo mettere mano per riscriverlo – sono in fase di limatura e super editing e le parole mi sembrano sempre quelle sbagliate – a prte ‘ste lamentazioni da scribacchina – un abbraccio natalizio

    la reine

  9. NoodlesD 24 dicembre 2007 alle 1:38

    Miss, si indubbiamente. ma io stento a darmi quella risposta lì perch potrei usarla come scusante impropria per non far nulla.

    Cinemasema, Fante, in uno dei pezzi che più adoro di Chiedi alla polvere, sosteneva che il vero scrittore è proprio quello che vive la vita e intanto pensa a come potrebbe descriverla.

    la reine, come ti capisco! anche a me quando rileggo sembrano sempre parole messe a caso, mi dico ma potrei essere più preciso no??? pur’io pur’io voglio leggere la tua produzione!!!

  10. monia86 25 dicembre 2007 alle 19:15

    secondo me, il meglio dello scritto è quello che arriva di getto nel momento che meno te l’ aspetti; almeno a me succede così, posso stare ore davanti ad un foglio bianco senza scrivere nulla e poi in un altro qualsiasi momento le parole arrivano chiarissime e solitamente sono le migliori. mi viene in mente una frase da the dreamers: “l’ ispirazione è come un bambino non sceglie un momento buono per venire al mondo”… niente di più vero (almeno per me). ciao

  11. Cinemasema 25 dicembre 2007 alle 21:09

    Purtroppo non ho letto questo romanzo di Fante. Comunque mi fa piacere sapere che il grande John la pensa come me.

  12. NoodlesD 26 dicembre 2007 alle 16:58

    monia, chissà, per ognuno è valido un sistema diverso. Personalmente non son mai riuscito a vederla come una cosa di getto, ma è un pensiero/abitudine mia sia chiaro.

    @cinema, inutile dire che lo consiglio!

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