Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

L’influenza che la vita reale ha sui miei sogni è spesso diretta fino alla banalità. Ho quasi finito di godermi un cofanetto assai desiderato, e proprio stamattina me ne hanno consegnato un altro. E dunque ho sognato che mi trovavo nella compagnia di Eduardo, sul palco e un minuto prima che si aprisse il sipario non mi ricordavo neanche una battuta del mio copione! In teoria la commedia, o almeno così ricordavo, doveva essere Le voci di dentro e a me era stato affidato il ruolo del fratello del protagonista, che non è ancora in scena all’inizio, eppure io ero già a letto sotto le coperte, sul palco. Nel sogno c’è stata insomma una fusione tra questo personaggio e quello di Nennillo in Natale in casa Cupiello. Insomma il sipario si apre, io devo dire le mie battute in risposta, ma è buio pesto nella mia memoria e lo dico sottovoce all’attore che attende la battuta in risposta; lui sbianca ma poi me le suggerisce sottovoce e io ripeto. A fianco al mio letto viene a sedersi Eduardo e io tremo come un sorcio scoperto a rubare formaggio, dico: «Maestro non ricordo la parte!»; Eduardo mi fulmina con lo sguardo e mi risponde furioso in dialetto: «Come sarebbe nun t’a ricuorde?? Si tu sbaglie a figur e’ merd a’ faccio je!» [stranamente però il pubblico è composto di sole 8 persone, almeno in una fase del sogno].
Dico ma io non devo esserci sul palco ora e Eduardo mi manda nelle quinte. Lo rincontro dopo, verso il secondo atto (la cronologia del sogno era molto sfasata) che sta preparandosi per rientrare in scena e via con un nuovo rimprovero e io che mi dispero e non capisco e sono mortificato di aver fatto una tale figura di fronte a uno dei miei grandi miti. Ho fatto teatro tante volte da ragazzino e mai m’ero dimenticato una battuta. E inizio a pensare che ciò dipenda dalla mia negativa abitudine acquisita all’università di non riuscire più a mandar giù le cose a memoria, un rifiuto morale e da sfaticato soprattutto.
Il senso del sogno mi pare che sia ovvio: la settimana prossima dovrei prendere parte alla conferenza all’Accademia e non ho ancora memorizzato l’intervento. Non è questione di “saperlo”, l’ho scritto io, ovvio che so cosa ci sia scritto, ma di organizzarlo bene nell’esposizione calcolando i tempi. Specie per uno come me che poi parte per la tangente e spariglia l’ordine. Intanto mica mi son messo a ripeterlo sto intervento? Macché. Eppure son cinque paginette eh, non un romanzo russo dell’ottocento. La verità è che so sfaticato e svogliato all’ennesima potenza. Ho risognato pure la scuola stanotte. Segno del continuo senso di essere sotto esame (nella vita), o meglio, del fatto che mi sottraggo di continuo a quest’esame (non cercando lavoro, non inserendomi, non facendo la vita di ogni essere umano degno di questo nome). Segno che proprio non voglio crescere.

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2 risposte a “

  1. utente anonimo 15 novembre 2007 alle 19:54

    Il nuovo cortometraggio targato JJ Production! clicca sulla locanda per vederlo…se vuoi ;)…..

    per altri video: http://jjproduction.blogspot.com/

  2. utente anonimo 16 novembre 2007 alle 14:56

    capito per la prima volta qui, a casa tua. Bello, mi piace.
    a presto,
    fede.

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