Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Un’altra giovinezza (Youth Without Youth, Francis Ford Coppola, 2007)

Mi rendo conto del pericolo di iniziare a scrivere una recensione per un film su cui ancora non si è riusciti a chiarirsi a pieno il giudizio, neanche con se stessi; ma l’invito a tornare a vederlo, espresso dal regista, lo declino senza starci troppo a pensare, perché anche accettando la sua natura “complessa”, pur rispettando la sua “difficoltà”, ciò che non mi convince di Un’altra giovinezza è la sua natura un po’ fredda. Non manca il genio di Coppola, vi sono moltissime sequenze di pura genialità (personalmente ho adorato la scena dell’incontro col dottore-scienziato nazista, virata in un magnifico blu e con chiaroscuri da noir poliziesco che ricordava neanche tanto da lontano le atmosfere di Lang) e tutta la prima parte lascia ben sperare. Poi però arriva l’India, il viaggio, l’amata reincarnata che parla in sanscrito, egizio, assirobabilonese… e Coppola si sfilaccia: piovono dialoghi insalvabili carichi di «asserzioni filosofiche il cui maggior difetto è di non diventare cinema»¹, personaggi-macchiette (e anche a volerli considerare delle scelte precise e volute non muta di molto il risultato), un ingarbugliamento dialogico-filosofico che appesantisce la storia e richiede l’intervento troppo insistito dell’autore per “spiegare” il contesto. E non basta quel meraviglioso finale circolare, quella rosa sul cadavere in mezzo alla neve a risollevare del tutto le sorti, a bilanciare in un totale positivo la storia, anche perché «purtroppo Youth Without Youth aggiunge poco a quanto detto assai meglio in Dracula, l’ultimo grande film di Coppola, già centrato sulla vecchiaia e sul “vampirismo” che mina e cementa ogni rapporto amoroso»². E non mi si venga a dire che è stupido leggere un film alla luce dei precedenti lavori di un regista, perché è evidente la tangenza tematica tra i due (e poi non si capisce per quale motivo quella lettura sia giustificata quando corrobora l’incensamento, ma vietata quando usata come elemento di sottrazione). Dispiace un po’ non poter incensare a profusione questo film, anche perché possiede indubbie perle di regia, perché è evidente che Coppola non s’è rimbecillito, ma che anzi ha puntato in alto e c’è riuscito per buona metà del film, per poi subire un contraccolpo che per poco non l’ammazza, ma che certo non gli permette un’uscita con il giusto trionfalismo che spetta solo ai grandi come lui. La parziale delusione la si può contrastare solo dando conto del fatto che Coppola non ha perso la sua personalità di Chisciotte-wellesiano del cinema americano, sognatore e personale, lanciato contro tutto e tutti a difesa delle sue visioni. E sia detto, in chiosa, che la parte riuscita di questo film deve molto anche alla straordinaria interpretazione di Tim Roth.

¹Roberto Escobar, Il sole-24 ore
²Fabio Ferzetti, Il Messaggero

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10 risposte a “Un’altra giovinezza (Youth Without Youth, Francis Ford Coppola, 2007)

  1. Edooo 8 novembre 2007 alle 15:02

    Sì anche io declino l’invito di una seconda visione per ora. I pregi sono riconsocibili,la scena di Roth sradiato sul letto e il suo doppio riflesso nello specchio è magistrale ma nell’insieme non è per niente un film riuscito.

  2. honeyboy 8 novembre 2007 alle 20:58

    sono dispiaciuto, io pensavo venissi a schierarti con i pochi sostenitori, avevo già preparato un posto per te in trincea! non puoi farmi questo dai! (piange)
    (una seconda possibilità proprio non gliela vogliamo dare? no eh? 😦 )

  3. NoodlesD 8 novembre 2007 alle 21:58

    @edooo, perfettamente d’accordo.

    @honey, mi sarebbe piaciuto, giuro, ci speravo tantissimo, ma purtroppo quella seconda parte proprio non l’ho digerita… 😦

  4. MissBlum 8 novembre 2007 alle 23:02

    Ecco, le parole giuste. La seconda parte è indigesta…

  5. NoodlesD 9 novembre 2007 alle 15:07

    forse con un po’ di brioschi…

  6. Cinemasema 9 novembre 2007 alle 16:03

    Credo di essere rimasto tra i pochi a non averlo ancora visto (ahimé).

  7. gbanks 9 novembre 2007 alle 22:03

    l’ho trovato un film incredibilmente spiazzante.
    mi ha lasciato del tutto impreparato (l’ho visto alla festa di roma, e la sensazione generale era di un silenzio riflessivo).
    credo sia un capolavoro: ma un capolavoro di quelli freddi e ragionati.
    credo che sia la disperata ricerca della purezza di uno sguardo, e che la ricerca del protagonista sia assai metacinematografica (la purezza, il nucleo originale del linguaggio, come il nucleo originale del cinema).
    devo dire che l’ho visto una seconda volta (a coppola è un credito che concedo).
    ed ho imparato ad amarlo.

  8. NoodlesD 10 novembre 2007 alle 21:05

    Forse quella sua freddezza rende un po’ difficile l’amore a prima vista. Ma la seconda visione deve attendere il dvd; ho ancora molti films da vedere in sala.

  9. deliriocinefilo 10 novembre 2007 alle 23:16

    una è fin troppo. sono d’accordo con te Noodles.

  10. Tuttocinema 25 novembre 2007 alle 12:51

    Spiazzante è la parola giusta.

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