Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Collateral, Michael Mann

Someday? Someday my dream will come? One night you will wake up and discover it never happened. It’s all turned around on you. It never will. Suddenly you are old. Didn’t happen, and it never will, because you were never going to do it anyway. You’ll push it into memory and then zone out in your barco lounger, being hypnotized by daytime TV for the rest of your life. Don’t you talk to me about murder. All it ever took was a down payment on a Lincoln town car. That girl,you can’t even call that girl. What the fuck are you still doing driving a cab?

Questa non è una recensione, ma una dichiarazione d’amore. L’ho rivisto tre volte in quest’ultimo mese: 1. passaggio televisivo… che mi ha spinto a 2. comprare il dvd e guardarlo in inglese per poi 3. ripapparmelo con l’interessantissimo commento di Mann. Basterebbe la sequenza di massa nella discoteca per incensarlo ad infinito: connubbio perfetto di immagini/musica, servito da un montaggio sopraffino (Mann può ficcarti una canzone da discoteca e amalgamarla con assoluta originalità senza toglierle la sua natura cool).
Basterebbero gli attori: giuro che se qualcuno me ne cita uno, uno solo fuori tono gli do dei soldi. E Tom Cruise non è mai stato così bravo: per la prima volta la star sparisce dentro il grigio assoluto di Vincent, dietro i suoi sguardi minimali, le sue mosse decise. Un killer fa sempre economia di gesti, va dritto e sicuro al bersaglio (e la sequenza della discoteca sta lì a dimostrarlo). Un’ora e passa in taxi, un confronto quasi persistente tra due uomini opposti (e molto gioca il realismo tranquillo di Foxx). E Jada Pinkett? E quel fottutissimo geniale cammeo di Javier Bardem??
Basterebbe la colonna sonora non originale: solo Tarantino sa creare dei tappeti sonori altrettanto contrastanti e indovinati (Shadow on the sun, Ready Steady Go, Hands of time, Spanish key). Basterebbero le riprese di una LA notturna contrappuntata dalle mille luci dei grattacieli, incalzata dallo score martellante di James Newton Howard. E non è solo tecnica, signori. Mann è il più grande regista americano vivente, e sottolineo americano, l’unico vero erede del racconto fordiano. L’unico che può riplasmare un’immagine culto del cinema americano (il taxi di notte), capace di infilare una sequenza-simbolica in un punto cruciale del film (i coyote), l’unico che può raccontare una storia già vista, un confronto virile “fuori tempo” e farne una dolentissima riflessione sull’uomo. Collateral stende nella notte di LA un tappeto nero su cui proiettare le ombre e gli ostacoli interiori degli uomini manniani, cui non è permesso di uscire dal gioco, perché il confronto è inevitabile, ed è soprattutto psicologico, ma come in ogni arena, uno dei due attanti deve necessariamente perdere, perché l’altro possa continuare la sua corsa.

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12 risposte a “Collateral, Michael Mann

  1. honeyboy 5 novembre 2007 alle 20:25

    grande, sai che quasi quasi me lo riguardo anch’io?
    collateral è veramente un filmone (one one one one)
    (shadow on the sun poi è la vetta degli audioslave, insieme a like a stone)

  2. countryfeedback 5 novembre 2007 alle 23:39

    Ti appoggio in pieno (ad eccezione di quando dici che Mann è il numero uno. E’ uno dei miei Autori preferiti ma davanti a lui c’è, ad esempio, Scorsese… e qualcun’altro ancora): COLLATERAL è uno dei miei film della vita.
    Un Capolavoro inquieto, poetico, limpido, nero.
    Da vedere mille volte.

  3. NoodlesD 6 novembre 2007 alle 0:23

    riguardalo che poi magari ci dai la tua visione scritta del film :p
    (d’accordissimo su ciò che scrivi degli audioslave).

    @country, più che altro mi riferivo al più grande nel senso “classico” del termine. Scorsese – che è uno dei miei registi preferiti – è più “febbrile” e anche meno “americano”, più italo-americano, più radicato in altri contesti cattolico-newyorkesi. E poi pende un po’ il giudizio sul fatto che Marty con The aviator per me ha fatto un passo falso, ripreso dal bellissimissmo The departed che però non l’ha fatto rientrare del tutto a pieno nelle “sue” storie. Ho l’impressione che Scorsese – che intendiamoci per me è anche superiore a Mann – fatichi un po’ ultimamente a ritrovare la sua voce più personale.

  4. ernestoA 6 novembre 2007 alle 17:04

    totalmente d’accordo su Mann. del resto basterebbe andarsi a rivedere la sequenza della sparatoria dopo la rapina in Heat: ma chi altri al mondo saprebbe girarla così? e la capacità, unica, di fare esprimere i propri personaggi nell’azione e attraverso la malinconia del paesaggio urbano, le metropoli di notte, le distese di luci sorvolate dagli elicotteri?

  5. utente anonimo 6 novembre 2007 alle 17:26

    ho guardato sto film con i coinquilini, su raidue mi sembra. quando inizia la scena della discoteca io dico: ‘guardate questa scena che è bellissima’. dopo venti secondi una scriveva al cellulare l’altra si dimenava non trovando la posizione sul divano uno leggeva una rivista, quasi quasi mi convincevo anch’io che avevo preso un abbaglio, fortuna che almeno qui un po’ di conforto, ciao (parlardi)

  6. countryfeedback 6 novembre 2007 alle 22:31

    Si, questo è vero.
    A parte THE DEPARTED tocca tornare indietro fino a CASINO per trovarlo in grande spolvero.
    Mann cmq non si tocca, io più di un anno fa lo omaggiai così.

  7. NoodlesD 6 novembre 2007 alle 23:50

    @ernesto, Heat probabilmente rappresenta proprio l’apogeo di tutte le ossessioni di Mann.

    @parlardi, a leggere ste cose mi vengono i capelli dritti. Magari noi siamo un po’ eccessivamente cinefili ma voltare le spalle a una signora sequenza come quella.. mi pare troppo.

    @country, appunto. Bisogna andare parecchio indietro (anche se devo ammettere la mia personale passione per l’imperfetto ma sincero e magnifico Gangs of NY).

  8. gbanks 7 novembre 2007 alle 0:02

    è sempre difficile scrivere sui film di mann.
    anche perchè è uno di quei rari casi in cui uno a volte si innamora non tanto di tutto il film, ma anche e soprattutto delle singole sequenze.
    a volte anche solo di un’inquadratura.
    si diventa scemi e si perde tutto il quadro d’insieme.

  9. Ale55andra 7 novembre 2007 alle 13:32

    E’ uno dei miei film preferiti in assoluto. Come hai ben detto la sequenza in discoteca è qualcosa di magistrale, ma anche tutto il resto non scherza. L’ho guardato 8 9 volte e quasi tutte di seguito! Una vera ossessione!!!

  10. Cinemasema 7 novembre 2007 alle 17:52

    Senza dubbio un ottimo film con le sue inquadrature appassionanti. Grazie. A presto.

  11. NoodlesD 7 novembre 2007 alle 21:16

    @gbanks, è verissimo. Mann è uno che costruisce alcune scene che paiono fatte a posta per farti impazzire a riguardarle. Cool!

    Ale55andra, esatto, da ipnosi il cinema di Mann!

    cinemasema, grazie a te, a presto

  12. Avag 14 novembre 2007 alle 17:10

    ecco.. su collateral non mi azzardo miniamente a smorzare gli entusiasmi.. 😛
    magnifico!

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