Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Non dico che uno s’aspetti che gli altri ti spianino la strada ché non siamo mica nel mondo delle favole (benché anche lì di bastoni te ne infilano tra le zampe, anzi se non te li infilano poi il principe/l’albero gigante/la mela ecc. non arriva mica), ma almeno vorrebbe che chi è della tua squadra ti passasse la palla e non la tirasse fuori a tre metri dalla porta. Giorni fa mi telefona il prof per informarmi del convegno sul cinema di cui già ero stato informato (e visto che è fra venti giorni, quando me lo diceva il prof? un giorno prima? tempismo tempismo). Quando mi chiede il titolo dell’intervento e glielo dico e gli dico anche che già è stato accettato dagli organizzatori… eh no, mi dice, non va bene, ci vuole un titolo che richiami maggiormente la tua tesi e C’era una volta in America. Mo io capisco che lo dice anche a mio favore, così mi faccio autopubblicità, ma santo cielo se c’è una cosa che proprio non sopporto è quell’accademismo zombico che porta gli studiosi a rimpastare sempre il loro stesso vomito passato e rimasticarlo con qualche piccola variazione – giusto nel titolo. Non che nel mio intervento abbia apportato chissà quali innovazioni ma ho tentato almeno di guardare al doppiaggio da un’ottica un tantino diversa, da un’angolazione parzialmente spostata. Ma vai a farlo capire al prof; mi snerva non riuscire a spiegarmi, non riuscire, se non con acrobazie da circense ogni volta, a mettergli sotto il naso il perché e il per come di una mia scelta, diversa dalle… solite cose. Intanto mi toccherà cambiare il titolo, dovrò propendere ovviamente per uno più accademico e fiscale (come già fu per la tesi), ma d’altronde quando si è incudine e ti serve l’aggancio che solo un accademico ti può dare…
sveglia e il caffè, barba e bidet (presto che perdo il tram)…

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11 risposte a “

  1. Parlardi 3 novembre 2007 alle 15:56

    succede, ma riuscire a (far finta di) piegarsi ai compromessi ‘necessari’ senza perderci è un bella sfida, secondo me. ciao

  2. Cinemasema 3 novembre 2007 alle 16:16

    Difficile mediare tra le proprie (legittime e talvolta originali) scelte e “ciò che vogliono sentirsi dire gli accademici”. Io ce la feci accettando passivamente il titolo della tesi impostomi dal Prof. ma riuscendo poi a trattare l’argomento che mi interessava. Non fu facile. Ricordo che corsi il rischio di andare fuori tema, ma quando il Prof. s’accorse che la mia era una tesi di tipo estetico e non semiologico, ormai era troppo tardi. Accettò perché mancava poco alla data di appello. “Però non ti prometto nulla” mi disse. Per fortuna mi andò bene. Grazie. A presto.

  3. MissBlum 3 novembre 2007 alle 18:04

    Io ooooodio l’ambiente accademico!

  4. NoodlesD 3 novembre 2007 alle 18:30

    @parlardi, è una sfida che va vinta!
    @cinemasema, in pratica ho fatto più o meno la stessa cosa: è sempre così, devi illudere, aggirare la cosa, fare le capriole per infilare il cavallo di legno nella fortezza cerebrale del prof!
    @miss, anche io e non capisco perchè sto facendo di tutto per gravitarci ancora attorno…

  5. latendarossa 5 novembre 2007 alle 23:01

    Quoto missiblum. Certi titoli che ho pubblicato fanno ribrezzo anche a me…brr.

  6. NoodlesD 6 novembre 2007 alle 0:24

    dacci qualche esempio! :p

  7. souffle 6 novembre 2007 alle 12:07

    se poi puoi buttare sul piatto quello che desideri dire, che lui si balocchi pure con il titolo cambiato.
    I conservatori sono animali decisamente resistenti.

  8. NoodlesD 6 novembre 2007 alle 23:51

    @souffle, infatti l’idea era cercare un titolo un po’… come dire ecumenico, in cui poi posso buttarci di peso l’intervento che ho preparato.

  9. utente anonimo 7 novembre 2007 alle 10:01

    secondo me è perché non hai messo l’icona della creative commons anche sulla carta e sui tuoi pezzi! tromboni !

    la reine

  10. NoodlesD 7 novembre 2007 alle 21:17

    andrò ad attaccargliela in fronte l’icona!

  11. kazanjoglou 17 novembre 2007 alle 14:07

    l’eterno problema di charlie brown!
    ci si arriva prima o poi…

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