Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Angel – La vita, il romanzo (Angel, François Ozon, 2007).

Ozon torna a sognare e riportare sulla scena il cinema classico (americano), degli anni 30/40, seguendo sul filo l’operazione di 8 femmes, cui Angel si lega anche visivamente nel finale, con la magione circondata dalla neve. E ritorna a narrare di donne, con un piglio non proprio lusinghiero: l’eroina eponima è infatti una scrittrice di romanzi d’amore che infiammano i lettori, vendono tantissimo rendendola ricca (e permettendole di acquistare la casa dei suoi sogni, da povera), eppure Angel è un’eroina assai discutibile. Ci vuole del coraggio, va ammesso, per raccontare per due ore la storia di una donna così infantile, di “un’artista” così abbagliata dal proprio ego da ritenere la (Grande) guerra niente più che un’interferenza alla sua felicità matrimoniale quando il marito-pittore decide di arruolarsi, un personaggio dunque che pare rinverdire la raffigurazione fosca della Donna che Ozon aveva già sfoderato nell’altro suo film “in costume”.
Tuttavia, la venefica misognia del film precedente qui viene un po’ mitigata da un più deciso tono da melò che specie nel finale si risolve nel modo classico, segnando la parabola discendente dell’artista e della donna. Ed è proprio nelle ultime battute che Angel, per la prima volta, ci risulta umana, vera, non nascosta dietro il suo mondo di finzione, scrigno di vetro in cui si è rinchiusa scrivendo storie romantiche del tutto sganciate dalla realtà dei fatti, un finale che guarda al Bergman di Sussurri e grida con la sua barocca esplosione melodrammatica, al limite dell’eccesso, punto di incontro tra lo stile del regista e quello della sua protagonista-scrittrice, che è anche l’unico modo (e forse l’unica volta) in cui l’autore può condividere i sentimenti di Angel.
Preferisco altri lavori di Ozon, anche se non posso negare l’indubbio effetto “ricattatorio” del suo finale drammatico. Tuttavia, nel resto del film si respira un’aria un po’ freddina, un po’ voluta e inevitabile certo, considerando Angel come emula di Scarlett O’Hara (anch’ella legata strenuamente a una casa, simbolo concreto della sua esistenza), ma che risulta troppo spesso davvero irritante e rischia di allontanare del tutto lo spettatore da quell’empatia che è necessaria alla riuscita del melò, recuperandolo poi in extremis con la sua chiosa.

*si doveva vedere Ratatouille ma per aspettare il solito e la solita tizia e caio abbiamo declinato qui. Ma per la miseria giovedì ci vado. Se mi fan perdere il sorcio… Meglio che non mi esprimo.

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11 risposte a “Angel – La vita, il romanzo (Angel, François Ozon, 2007).

  1. honeyboy 22 ottobre 2007 alle 5:43

    io purtroppo sono penalizzato dal fatto di aver visto questo di ozon, non ho termini di paragone
    in generale sono d’accordo, ma non sul fatto che la freddezza sia irritante, o almeno a me non ha irritato, con la protagonista ho empatizzato
    (il sorcio, gesù, DEVI)

  2. deliriocinefilo 22 ottobre 2007 alle 11:21

    all’inizio Angel è molto irritante, hai ragione, però non allontana secondo me lo spettatore perchè lo spinge su temi intellettualistici piuttosto che da melodramma puro. Insomma questa rivistazione teorica non mi è dispiaciuta affatto e alla fine tutti i conti tornano ma giungendo da una parabola più complessa e gelidamente affascinante.

  3. souffle 22 ottobre 2007 alle 11:24

    interessante quello che hai scritto.
    Sì. Ozon solo alla fine forse empatizza.
    E il suo condurre in modo “cerebrale” il gioco che spiazza.

    Davvero trovasti 8 femmes misogino?
    Un saluto.

  4. NoodlesD 22 ottobre 2007 alle 14:55

    @honey, a me delle volte ha fatto rischiare l’irritazione, proprio perché Angel appare praticamente un’infantile per quasi tutto il film, in ogni scena, sembra incapace anche di un minimo gesto umano.

    @delirio, l’intento intellettualistico indubbiamente c’è, però poi è lo stesso Ozon a sconfessarlo col finale… da puro melodramma.

    @souffle, eh be’ si abbastanza. Però è un film che mi piace perché si regge proprio sul contrasto: da un lato dipinge otto donne una più serpe dell’altra, tutte con scheletri nell’armadio e intente a celare, nascondere, macchinare; dall’altro però è anche evidente quanto il regista sia innammorato di quelle donne, anche perché sono praticamente il meglio del meglio del palcoscenico francese.

  5. souffle 22 ottobre 2007 alle 16:23

    sì, hai ragione, per me un po’ le adorava un po’ le odiava, Ozon.
    La Deneuve si dice non abbia amato molto la posizione del regista.
    Ma poi alla fine è solo un gioco con la struttura gialla, evidenziato nel finale quando tutte ringraziano.
    Le donne sono, è vero, tremende e l’uomo è vittima della femmina, non entra mai in scena, a lui non è dato occupare lo spazio, dominato dalle femmine.
    Le donne sono veramente serpi (e spesso lo sono, specie tra di loro… eheh) e fu divertente rivedere il film (penso fosse la terza volta che lo vedevo) con una amica francese, che era ad un tempo divertita e imbarazzata per le “cattiverie” delle donne (noi non siamo così! non finiva di ripetere).
    buon pomeriggio.

  6. NoodlesD 22 ottobre 2007 alle 18:25

    Be’ l’amica difendeva la categoria. Più che altro è interessante notare che un uomo (gay o etero che sia) guarda alle donne sempre con lo stesso atteggiamento ambivalente: amore/odio, venerazione/timore. Certo, come scrivi, il film (e Ozon) un po’ si salvano dalla “misoginia” proprio perché mettono tutto in un contesto dichiaratamente finto (anche il fatto che cantino accentua la sensazione). Ma, per dire, l’amore e la seduzione per le donne è tutto nel personaggio (ma non solo) di Louise (Emmanuelle Béart), cameriera sexy-fetish… che non ti dico i sobbalzi che continua a produrmi in quelle sequenze… LOL

  7. latendarossa 22 ottobre 2007 alle 21:59

    Si può dire che questo film è un pò l’equivalente cinematografico di un genere letterario, tipicamente ottocentesco, che non esiste più?

  8. deliriocinefilo 23 ottobre 2007 alle 17:03

    OT: Complimenti!!!!!
    “alla tua…!”

    che film, che film!

  9. unonn 24 ottobre 2007 alle 11:20

    Secondo me il problema di “Angel” è che la Garai non è Bette Davis.

  10. NoodlesD 24 ottobre 2007 alle 14:20

    @tenda, fino a un certo punto, perché ne è anche (e soprattutto) la sua riconsiderazione postmoderna.

    @delirio, che film! più ci penso più mi piace. DVD! DVD!

    @unonn, invece ti dirò a me la Garai è piaciuta molto. Gli attori son davvero tutti bravissimi secondo me.

  11. Cinemasema 27 ottobre 2007 alle 23:43

    Dopo aver letto il post adesso capisco meglio anche il tuo commento che hai fatto da me. Comunque le tue sono osservazioni interessanti e in parte anche condivisibili.

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