Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Un mio cugino avvocato e parecchio “ammanigliato” nell’ambito politico (per quanto ne so sta tentando proprio la carriera in quelle file) mi ha chiesto di dargli un curriculum così lui vede se esce qualcosa per me in ambito lavorativo. In realtà mi viene da ridere (o da piangere): io e il lavoro siamo due leali opposizioni, io ignoro il mondo del lavoro e lui ignora me. Sono la persona meno pratica del mondo; anzi alla sola idea di doversi alzare ogni mattina presto sono colto da una specie di tarantola del Borneo, visto e considerato che negli ultimi sei sette anni (gli anni universitari, prolungati un po’ lo so, sono pigro) anche per venire incontro alla mia famosa ansia notturna ho quasi ribaltato le abitudini naturali, stando sveglio di notte e dormendo la mattina. Ho preparato tre quarti di esami di notte, per dire. L’idea di violare questo bell’equilibrio mi sconvolge; sono più abitudinario di un panda, ho imparato ad esserlo per chiudermi in una specie di (illusoria) campana di vetro per difendermi dagli attacchi di paura e destabilizzazione.
In effetti la mia vita sembra proprio segnata dalla paura. E intendo proprio la vita quotidiana. Ho praticamente paura 24 ore su 24, anche se in forme disciolte e diluite il più del tempo, ovvio. Ma c’è sempre un sibilo, un pensiero, una variazione a farmi vacillare ogni due e tre, che sia qualcosa di natura psicosomatica o semplici pensieri negativi (ne ho a frotte di quelli, potrei quotarli in borsa). Faccio addirittura delle ipoteche sulla paura, riscuote rendite e interessi di paure vecchie di anni (anche di dieci) che fruttano da ogni dove, e sono gli unici guadagni che uno spererebbe di non avere. Non parliamo poi se penso al futuro! Negli ultimi giorni ho avuto dei veri momenti mistici in cui vagavo per le strade come un mr tamburino senza melodia e chiedevo la carità. Già perché poi quest’idea deleteria di voler scrivere non corroborata però dall’impegno. Sono una delle persone più incostanti e pigre che conosca. Anche ora che ho un buon racconto che mi piace e sta venendo su non male sarà un mese che non ci scrivo un’acca. E poi diamine un futuro romanziere dovrebbe avere fiducia in se stesso e crederci prima di tutti gli altri (e dovrebbe pure scrivere molto, credo, specie all’inizio anche come esercitazione: a conti fatti io avrò scritto una ventina di racconti in tutto sinora e quelli più maturi degni di definirsi tali non arriveranno a cinque! Ciò mi fa venire il forte sospetto di non essere tagliato per il mestiere che vorrei fare). Sono minato dal fatto di conoscere bene la mia incostanza e soprattutto di farmene scudo: fermo rimanendo che non si cambia, che la propria natura è immodificabile nel suo dato più profondo e duro, è anche vero ci faccio su leva anche per pigrizia, perché cambiare impone impegno, richiede lavoro e costanza. Tutti elementi da cui il sottoscritto rifugge come fosse una pioggia di lapilli.
Poi oggi ha partorito una mia cugina. Secondo figlio. Sono andato a vederlo stasera: è una sensazione indescrivibile vedere quest’esserino piccolo di cui s’è parlato per nove mesi, guardandolo dal di fuori di un pancione e poi trovartelo lì che si muove apre gli occhi sbadiglia. Mi verrebbero da dire le solite cose sensazionalistiche, cose del tipo “miracolo della natura” o “la Vita davanti agli occhi” (che se legge Cucuzza se lo frega e ci fa un programma con gente che va a parlare da lui e partorisce in diretta) o che so “un nuovo respiro innocente su questa terra” (ah be’ se qualcuno davvero dicesse una cosa del genere sarebbe passabile di reclusione, e lo sarebbe ancora di più se volesse pure fare lo scrittore… ma poi io mica mi metto a dire una frase del genere? secondo me neanche l’hanno mai proferita. E quindi punto).

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11 risposte a “

  1. briareos 15 settembre 2007 alle 21:22

    Ciao Noodles,
    (nick fantastico) sono capitato per caso su questo blog, saltellando sui blog aggiornati. Ecco, non so se uscirà del miele dallo schermo, non so se queste cose ti fanno piacere oppure no, ma il tuo blog è bellissimo, e tu scrivi veramente bene. Ho letto in qualche post più sotto che hai il coraggio di non lavorare per fare quel che ti piace. Un coraggio che a me manca. Continua così, il tuo lavoro qui è davvero notevole!

  2. mafaldablue 16 settembre 2007 alle 9:14

    io approfitterei dell’offerta del cugino e poi interpreterei il lavoro per quello che è: lo scotto da pagare per dedicarti alle cose che ti piacciono nella vita. Kafka lavorava nelle assicurazioni, Svevo faceva il bancario eccetera… Quanto alla paura può diventare essa stessa materia di romanzo.

  3. unonn 16 settembre 2007 alle 9:49

    Più che il coraggio bisogna avere i soldi. Comunque, Noodles, io ho gli stessi problemi che hai descritto, ma in forma aggravata.

  4. NoodlesD 16 settembre 2007 alle 11:35

    @ briareos, grazie innanzittutto. Non è coraggio, è pigrizia che può essere alimentata visto che sono un figlio borghese mantenuto dai suoi 😉

    @maf, in effetti ho pensato a entrambe le cose. Magari finisco a lavorare nelle assicurazioni e scrivo un romanzo su un tizio che diventa una blatta e viene arrestato senza motivo e rinchiuso in un castello all’interno di una colonia penale.

    unonn, i soldi servono sempre, sempre.

  5. MissBlum 16 settembre 2007 alle 15:21

    Io direi che devi azzerare i pensieri. Dirti: basta! Metti il Woody Allen che è in te in stand-by e poi ti butti nelle cose.

  6. briareos 16 settembre 2007 alle 21:01

    Ciao Noodles 🙂
    Ho notato ora che non c’è una recensione su Natural City. L’hai mai visto? Te ne consiglio la visione, visto che ti sono piaciuti Old Boy e Lady Vendetta. Non è a quei livelli, intendiamoci. Penso però possa piacerti.

  7. Ale55andra 17 settembre 2007 alle 10:46

    Noodles come sempre i tuoi scritti mi colpiscono. Io sono ancora negli anni degli studi e un pò mi ci ritrovo in quello che dici. Ma tu come fai a mantenerti se non lavori?

  8. NoodlesD 17 settembre 2007 alle 12:48

    miss, è una parola, quello il woody interiore ha un generatore personale inestinguibile! ^^

    @briareos, no purtroppo non l’ho mai visto (cmq non è che ci sono le recensioni di tutti i film che ho visto eh :p ).

    @ale55andra, per fortuna i miei possono mantenermi. e io sono uno sfaticato sfaccendato che non si vuole indipendendizzare

  9. briareos 17 settembre 2007 alle 20:19

    Beh mi pare normale. Anche perché io personalmente sarei in difficoltà a voler scrivere una recensione per “Kyashan – la rinascita”. Nel senso che mi verrebbe fin troppo corta: “Non guardatelo”. Ecco, finita.
    Però te lo consiglio, se lo becchi sulle bancarelle a 5 euro. Oppure se ti va te lo passo.
    Ciao

  10. briareos 17 settembre 2007 alle 20:20

    ps.: ti consiglio “natural city”, non “Kyashan”. Scusa 😉

  11. souffle 18 settembre 2007 alle 13:23

    io non rinuncerei a ipotesi lavorative possibili, anche in ipotesi di futuri piccoli noodles che caracollano per casa…. ^^
    Poi c’è la vita vera, l’altra, quella che delle tue passioni che nessuno ti toglierà.
    Quanto ai cambiamenti, io invece credo che tutti cambiamo, semplicemente perchè acquistiamo maggiore esperienza ed entriamo in contatto con gli altri.
    E la cosa è positiva. Un saluto.

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