Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

John Fante, La grande fame (The Big Hunger 1932-1959, 2000)

Una delle migliori intuizioni del Pavese del Mestiere di vivere era l’idea che i grandi narratori/artisti si riconoscevano paradossalmente dal fatto di avere pochi temi e di insistere sugli stessi praticamente in ogni opera, un’idea simile all’aforisma picassiano secondo il quale si dipinge lo stesso quadro per tutta la vita. Niente di più vero per John Fante. E questa raccolta di racconti (raccolti qui da riviste e pubblicati nel corso di una vita) lo dimostra. Spesso troviamo abbozzate qui situazioni che ritroviamo – con gli stessi personaggi – nei romanzi. La stessa riproposizione dei personaggi-alter ego (Bandini, Molise, Andrilli, Toscana…) sottolinea l’idea forte che la storia che racconta Fante è più o meno sempre la stessa. Qui inoltre si trovano anche i tre racconti sui “filippini”, abbozzo di un romanzo mai scritto che doveva raccontare l’epopea di altri immigrati alla ricerca del Sogno Americano. Non ci dispiaciamo troppo, però. Benché carini, questi racconti sentenziano ancor più che la vera vena di Fante sta tra la sua gente, tra i suoi personaggi italoamericani, tronfi, simpatici, autoironici e presuntuosi al tempo stesso.
Senza contare che il cambio “razziale” impone, per forza di cose, anche l’abbandono della prediletta voce narrante. E chi conosce Fante sa quanto sia importante nel delineare la casistica e la riconoscibilità e l’amore più vero di questo scrittore, l’uso della prima persona. La narrativa di Fante è volutamente autobiografica, segnata però da una sanissima autoironia che smorza i toni e riflette su se stessa impedendo ogni eccesso di narcisismo.
Ho rimandato all’infinito la fine della lettura di questo libro perché è anche l’ultimo che separava il sottoscritto dall’aver letto tutto ciò che questo americano-abbruzzese del Colorado aveva scritto. Mi restano solo le lettere, credo. E un po’ mi spiace di non poter più leggere nuove storie dei suoi derelitti, dei suoi scrittori in erba, dei suoi padri muratori, delle sue madri devotissime e povere, della sua infanzia trascorsa tra baseball e piccole marachelle.
Ad ogni modo, sento il dovere di ringraziarla, signor Fante; non immagina neanche quanto ha contato il suo piacevolissimo magistero nelle mie asinine esercitazioni creative. Ci salutiamo, sicuri di riacchiapparci prima o poi, per rivangare il piacere di quegli incontri in ancor più piacevoli riletture delle sue storie.

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3 risposte a “John Fante, La grande fame (The Big Hunger 1932-1959, 2000)

  1. Ale55andra 17 luglio 2007 alle 11:00

    Io di Fante ho letto Aspetta primavera, Bandini Sogni di Bunker Hill e Chiedi alla polvere e me ne sono letteralmente innamorata

  2. ipitagorici 22 luglio 2007 alle 15:32

    che coincidenza. Ho appena finito di leggere “La confraternità dell’uva” e ho comprato ieri pomeriggio “Chiedi alla polvere”. Grande autore, non lo conoscevo quasi.
    Fanno pensare molte sue pagine e penso che questo sia un grande pregio per uno scrittore.

    Bruno.

  3. NoodlesD 23 luglio 2007 alle 11:25

    bravi bravi, continuate, leggetevi tutto, se vi fidate del consiglio di un fantiano (pure abbastanza recente, ho letto il suo primo libro credo un anno e mezzo fa poi ho subito comprato gli altri).

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