Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

I tre giorni del Condor (Three Days of the Condor, Sidney Pollack, 1975).

I suoi (pochi – presunti) limiti (intreccio un po’ macchinoso in certi punti, un protagonista liberal che lavora per la CIA) non inficiano in alcun modo la passione indecorosa che nutro per questo film. Anche perché al di là della sua trama spionistica e dei suoi riferimenti alla questione petrolifera (che, va detto, anticipa uno scenario poi rivelatosi terribilmente realistico), ciò che lo rende grande (o almeno ciò che me lo fa amare incondizionatamente) è il suo meraviglioso intreccio di elementi hitchockiani e temi “d’autore”, il perfetto bilanciamento tra gioco edonistico e riflessione dolente. Condor è un common man incappato in una tela mortale suo malgrado, circondato da un nugolo di solitudine – è questo l’elemento innovatore rispetto a Hitch, puro stemma della mutata stagione sociale dell’America (il fermo immagine finale, che ogni volta mi mette i brividi, col volto di Redford che cerca di camuffarsi tra le altre persone, parzialmente celato dal bavero del cappotto), affiancato da una storia d’amore impossibile, che è soprattutto il momento in cui due solitudini si sfiorano (raccontato significamente dal montaggio in una serie di quadri che sono quasi dei fermo immagine).
Ma per evitare qualche eccessiva lettura troppo “intellettuale”, va sottolineata anche la grande maestria della regia di Pollack: a me basterebbe quella sequenza iniziale, con la tensione scandita al millesimo, con un montaggio allusivo ma mai troppo invadente, che metabolizza al meglio la lezione classica trasferendola però in tutt’altro (paranoico) contesto, capace dunque di riflettere i suoi temi d’autore dentro le maglie stesse del genere (mi viene in mente un corrispettivo odierno: Inside man). Se ciò non bastasse un pugno di interpretazioni doc (Redford, Dunaway, Robertson, più l’elegante killer “filosofico” di von Sydow) e un’atmosfera di sconfitta (esistenziale, sociale, storica) nella più pura tradizione indie delle due decadi d’oro della New Hollywood.

Tre appunti:
a) La traduzione dei dialoghi in italiano (i sottotitoli non fanno che riportare il doppiaggio italiano) è spesso arbitraria: esplicitano a parole ciò che nel film è suggerito (approfittando dell’attore fuori campo), traducono male alcune battute (il senso ultimo è lo stesso, ma si sa, l’arte non è un processo meramente informativo, ma trae forza anche e soprattutto dai suoi effetti performativi).
b) Il bello delle revisioni: è scandaloso che in tanti anni ancora non m’ero accorto che un altro dei miei film simbolo citava una scena da qui, così i due titoli sono (per me, per tutti) affettuosamente legati. Confrontate qua e qua, qua e qua, qua e qua, praticamente citato inquadratura per inquadratura (giusto qualche differenza di carattere gore). E il feticismo citazionista riguarda anche l’arma usata, né ci sorprende visto e considerato l’omino che cita.
c) Ho recensito (e mi sono dilungato) su uno dei film top, contravvenendo così a una regola non scritta e che invece andrebbe rispettata, visti i risultati.

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10 risposte a “I tre giorni del Condor (Three Days of the Condor, Sidney Pollack, 1975).

  1. souffle 12 giugno 2007 alle 13:38

    anche a me questo film piace molto. mi è sempre piaciuto molto.
    forse perchè adoro Pollack (tranne The Interpreter che non riesco a salvare), forse perchè adoro un certo cinema “liberal” anni ’70, forse perchè mi rispecchiavo in Redford.

  2. gbanks 12 giugno 2007 alle 18:00

    sì, i film di quell’epoca hanno tutti un qualcosa di inspiegabile, di paranoico e di poetico insieme, e nelle stesso tempo anche molto “americano”.
    messo assieme a “tutti gli uomini del presidente”, a “la conversazione” e a “perchè un assassinio?” credo sia sicuramente il più brillante per ritmo.

  3. fAiRyGiRl... 12 giugno 2007 alle 18:12

    Pure io mi ritrovo un sacco in quella citazione,mi capita spessissimo anche nella quotidianità di trovarmi in delle situazioni e pensare a come riportarle su carta invece di viverle pienamente nel momento…non so quanto sia un bene poi.:P
    [Kurtz o sbaglio?!]

  4. Atomica 12 giugno 2007 alle 18:37

    sono un’emerita ignorante, ne ho sentito parlare ma non ho mai visto il film. l'”imitatrice” facciamocela credere… aspetto un post astioso allora.

  5. NoodlesD 12 giugno 2007 alle 20:16

    @souffle, per me interpreter è pure caruccio, ma poi se lo paragono a questo diventa una nullità.

    @gbanks, quoto tutti i titoli. ce ne sono altri, ma aggiungerei almeno un altro della mia top: Serpico.

    @fairy: che citazione?

    @Atomica, te lo consiglio vivamente allor. Il post arriverà 😉

  6. utente anonimo 12 giugno 2007 alle 21:59

    ot: ti do ragione non capisco infatti perché non aprono gli orizzonti le rassegne cannes o venezia after festival ufficiale, e si fanno pure le tappe napulitane o siciliane o calabresi o quel che vuoi, avrebbero un seguito.

    la reine

  7. fAiRyGiRl... 13 giugno 2007 alle 0:56

    quella tratta da Chiedi alla polvere che hai commentato sul mio blog,scusa la poca chiarezza 😛

  8. PogoOpossum 13 giugno 2007 alle 11:44

    Grande film. Gran professionisti.

  9. honeyboy 13 giugno 2007 alle 17:28

    i tre giorni del condor è chiaramente il mio pollack preferito
    bello bello, dovrei rivederlo uno di questi giorni

  10. NoodlesD 13 giugno 2007 alle 19:50

    fairy, ah si ecco. No figurati, non avevo capito io che il riferimento era al commento al tuo blog. ultimaente sono fuso :p

    @honey inutile dire che è anche il mio preferito.

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