Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

La città proibita (Man cheng jin dai huang jin jia, Zhang Yimou, 2006)

Questo è un film che mi impedisce di essere troppo crudele nei suoi confronti: essendo un riconosciuto estimatore dell’apparato mammario femminile il mio giudizio è assai indulgente. Stuoli di tette strizzate in corpetti d’antica Cina passano e ripassano sullo schermo, spesso in sfacciatissimi primi piani; inoltre un paio di questo stuolo appartiene a Gong Li che li offre generosamente alla macchina da presa neanche dovesse venderli al mercato. Infatti in Italia si chiama la città proibita perché nella città c’erano troppe tette in mostra. E poi diciamocelo, ed è una cosa che ho già scritto spesso per altre signore del cine (Naomi, la Zia, Emmanuelle…): a certi esemplari del genere umano cinematografico andrebbero interdetti i primi piani, perché il povero spettatore non può rischiare uno shock sensoriale ogni volta che il viso di Gong Li gli viene sparato in faccia su un telone di metri e metri (e in uno dei primi Gong guarda pure in macchina e dunque a noi poveri mortali che la ammiriamo dal basso delle nostre seggioline vellutate). Chow Yun Fat appare poco ed è un po’ appannato, senza contare che lui, poi, non ha neanche le tette sporgenti.
Sì, lo so cosa state pensando: state dicendo sì vabbè stai a parlà da due ore solo di tette e gnugne perché il film fa schifo. No, non è così, credetemi, anche se è vero che i suoi difetti ce li ha. Tanto per gradire, quelle inquadrature sontuose, con dentro ogni ben di Dio, con suppellettili dorati sparsi ovunque e arazzi vari di vario colore e vestiti decoratissimi ti fanno rischiare di uscire dal cinema con un improvviso attacco di diabete oculare e certo vabbè che siamo secoli prima di Cristo ma possibile che questi devono parlare in siffatta maniera? dialoghi ridondanti del tipo – Figlio, voglio dirvi una cosa poiché voi meritate il mio rispetto, – Padre, vostro figlio è onorato di essere degno del vostro rispetto, – Figlio, il mio rispetto per voi travalica il sole e la luna quando di notte crescono, – Padre, io travalicherò il sole per voi, ordinate pure – Figlio, non posso – Padre, perché non potete? – Figlio, stiamo girandoci intorno da tanto di quel tempo che mi so scordato che volevo dirvi. Non vorrei fare colazione con questi qua, io, ve l’immaginate la fatica verbale solo per chiedere che vi passino lo zucchero?
E la battaglia finale, le scenografie, i colori per quanto belli giungono fuori tempo massimo, soprattutto perchè poi dei personaggi ce ne freghiamo altamente così come dei loro destini (che si compiono alfine con un andamento nel più puro e scontato finale traggggico), semmai ci importava più dei sottoposti (e non è per simpatie comuniste), che a volte quando erano delle belle fanciulle morivano sotto i colpi delle frecce con le bocce bene in mostra. Che Zhang si fosse votato al fetish?

p.s. fatevi un regalo e leggetevi la sua recensione. Io mi sono spanzato sia prima che dopo la visione!

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11 risposte a “La città proibita (Man cheng jin dai huang jin jia, Zhang Yimou, 2006)

  1. utente anonimo 9 giugno 2007 alle 11:12

    Io ho apprezzato tantissimo i vestiti sfarzosi,il palazzo,i gioielli, i mille mila fiori gialli,le tette di Gong Li (ma anche quelle della figlia del medico). Poi quelle fantastiche carrellate tra i corridoi di palazzo..ahhh! Una goduria per gli occhi.
    Edo

  2. latendarossa 10 giugno 2007 alle 14:46

    Curioso, di questa recensione al di là di tutto mi è rimasta una gran voglia di vedere (e mi fermo qui al solo vedere eh) le tette di Gong Li. Uè ma non è che c’è sotto un qualche messaggio subliminale? 😉

  3. NoodlesD 10 giugno 2007 alle 21:33

    @ Edo, la bocce della figlia del medico erano spaziali, eh si.

    @tenda, ah non so. Ad ogni modo anche se c’è resta che Gong Li è una gnocca da 100 punti.

  4. AT0NICA 10 giugno 2007 alle 22:38

    Grazie x il bentornata.
    Un saluto

  5. utente anonimo 11 giugno 2007 alle 15:00

    anche seconod me la filgia del medico era bellissam e pure meglio di Gong Li.
    AH. e appannato ci sarai tu 😉

  6. NoodlesD 12 giugno 2007 alle 9:05

    la figlia era molto bellissima, ma Gong nun se tocca. Insisto sull’appannaggio (e sul fatto che non aveva le bocce).

  7. sarathehutt 12 giugno 2007 alle 10:27

    A sto punto dovro’ cercare di recuperarlo, siaa per la tua recensione che per quella di Ohda… mi fate spanzare

  8. ernestoA 14 giugno 2007 alle 17:21

    http://icomp[..] Tette. Ce n’eravamo già accorti nel trailer. Insomma, al cinema le tette di Gong Li straripavano dal corpetto verso le prime file. Ed ecco cosa scrive Noodles de La città proibita: Guarda caso proprio in questi giorni Rizzoli pubblica il [..]

  9. utente anonimo 15 giugno 2007 alle 1:18

    che crudelta’… ç____ç
    Misato-san

  10. NoodlesD 15 giugno 2007 alle 6:38

    sara, recupera allora e rendici le spanzate ^^

    misato, in realtà non è proprio pessimo eh, però troppe cose proprio non le reggevo.

  11. noantri 18 giugno 2007 alle 10:16

    Qui lo dico e qui lo nego: se anche in questo film c’è la pioggia di frecce che scende dal cielo, faccio una pazzia.

    Non ne posso più di questi occhi a mandorla del cazzo che s’inventano una cosa e poi la ripropongono sempre uguale per un secolo. (tipo il sushi o il risotto alla cantonese)

    E sono pronto a fare anche un’altra pazzia nel caso ci siano, anche stavolta, i personaggi abbigliati con sgargianti vestiti il cui colore, puntualmente, riprende lo sfondo in cui agiscono.
    [Ste]

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