Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Zodiac (David Fincher, 2007)

Non vorrei esagerare o precorrere i tempi, ma temo fortemente di aver trovato l’indiziato n. 1 per il primo posto nel classificone finale cinefilo del 2007. Ho pochi dubbi per svariati motivi: innanzitutto uno come me, fanatico del cinema americano dei 60/70 non può uscire indenne da una visione di questo tipo al cinema. Zodiac riesuma meravigliosamente, aggiornandolo ovviamente al clima e allo stile odierno, ma senza tradirlo, il fascino di quella stagione irripetibile della controcultura d’oltreoceano, e non solo per l’ambientazione della storia – che sarebbe scontato – ma soprattutto per l’aura che vi costruisce intorno. In Zodiac si respira la stessa ossessione, si guarda nello stesso gorgo (personale, sociale, storico) che inghiottiva i figli dolenti della stagione del Vietnam, si respira lo stesso pessimismo istituzionale e, in particolare, si pedina un personaggio ossessionato ed ossessivo, un Chisciotte moderno perso in una landa di violenza seriale.
E se anche questo non bastasse, Fincher offre vagonate di sequenze d’altissimo livello tecnico, con alcune scene da antologia (l’incipit, il piano sequenza, il taxi). Parte come un thriller su un assassino seriale e offre scene raccapriccianti per la loro fulminante violenza che non si ferma alla superficie della visione ma mira dritto al subconscio, riflettendo hitchcockianamente sulla violenza come annullamento totale della privacy della vittima, tuffo improvviso nella viscere della sua inquietudine. In tutta la sua esorbitante lunghezza il film cambia continuamente faccia, godendo a spiazzare lo spettatore, offrendogli continue variazioni di ritmo e di genere. Fincher sembra prendersi gioco di noi, illudendoci prima di essere entrati in un Se7en post Duemila, ironizzando e citando a man bassa con il poliziesco “fascista” callaghaniano, per poi deludere le aspettative, preferendo il grigio realismo all’esaltazione edonistica ed egocentrica dell’assassino.
Zodiac scava nell’animo dell’America, avanzando a dosi pesanti di realismo che non coinvolgono solo gli omicidi ma anche le indagini, e ne racconta tutto, anche i momenti morti, i fallimenti (in maggioranza) come i piccoli successi. Più gli indizi si accumulano più ci si smarrisce, tra poliziotti e giornalisti che mollano l’osso e chi invece resta fino alla fine, cercando un volto, da avere di fronte, per capire; il personaggio di Gyllenhaal diventa così il fantasma degli idealisti antieroici della stagione d’oro del cinema indie statunitense, perso in una città sconfitta e arresa di fronte all’ultimo (nel senso di più recente) emulo di una violenza che sussurra e geme da un qualsiasi telefono, che gioca la sua carta vincente proprio sulla banalità della sua esecuzione e lascia insoluto ogni bisogno di risposte e verità.

All’uscita dal cinema io e il mio caro amico G ci siamo accorti che durante alle nostre spalle c’era un tizio identico al (presunto) Zodiac. Eravamo in corridoio, dietro di lui che uscivamo, ci siamo guardati un attimo, io e G, e siamo scoppiati a ridere senza dire nulla, pensando esattamente la stessa cosa. Cavolo, un posto come detective buddies nel cinema ammeregano non ce lo leva nessuno!

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11 risposte a “Zodiac (David Fincher, 2007)

  1. honeyboy 24 maggio 2007 alle 22:13

    fa piacere non essere l’unico ad essere rimasto affascinato da tale film
    uno dei film meno divisori dell’anno, direi

  2. honeyboy 24 maggio 2007 alle 22:18

    (molto più divisorio sarà death proof di tarantino, che ho avuto modo di vedere)

  3. deliriocinefilo 24 maggio 2007 alle 22:46

    “Più le indagini avanzano più ci si smarrisce nel nugolo delle prove, tra poliziotti e giornalisti che mollano l’osso e chi invece resta fino alla fine, cercando un volto, da avere di fronte, per capire; il personaggio di Gyllenhaal diventa così il fantasma degli idealisti antieroici della stagione d’oro del cinema indie statunitense, perso in una città sconfitta e arresa di fronte all’ultimo (nel senso di più recente) emulo di una violenza che sussurra e geme da un qualsiasi telefono, che gioca la sua carta vincente proprio sulla banalità della sua esecuzione e lascia insoluto ogni bisogno di risposte e verità.”

    quoto tutto quanto sopra citato, ottima recensione anche…ormai zodiac sta diventando il top 10 per tutti….

  4. deliriocinefilo 24 maggio 2007 alle 22:48

    il tuo 5 pallette mi ha lasciato senza parole….

  5. NoodlesD 24 maggio 2007 alle 23:26

    honey, ho visto oggi il trailer e temo fortemente che sarà divisorio assai il film di zio quentin.

    @delirio, zodiac sembra avere tutti i segni a favore ^^
    senza parole? perché?

  6. gbanks 24 maggio 2007 alle 23:29

    ho avuto la fortuna di vederlo negli stati uniti un mesetto fa.
    mi colpì abbastanza, specie per l’atmosfera stile “tutti gli uomini del presidente” della prima parte e per l’inizio increbilmente avvincente (il montaggio alternato della lettera e del percorso di jake gyllenhaal da casa al giornale! divino!)
    il talento visivo di fincher è tale che alla fine riesce a rendere suggestiva una sceneggiatura un po’ bucata.
    nel senso che i personaggi li tiene parcheggiati per un sacco di tempo, poi li ritira fuori, poi li riparcheggia, poi non sa che farci e dove metterli.
    in un certo senso, è un film spaccato a metà (il detective e il vignettista se ne stanno sulla scena un tempo uno e un tempo l’altro).
    nel complesso, comunque, un ottimo film.
    il mio migliore della stagione resta letters from iwo jima.

  7. deliriocinefilo 25 maggio 2007 alle 7:55

    …perchè ben poche volte ti ho visto assegnare il massimo dei voti…^^

  8. JerryGarcia85 25 maggio 2007 alle 9:52

    Sì, 5 pallette! L’indiziato n. 1 per il primo posto! Al bando i divisori! L’omicidio del tassista! (è lì il punto, il film: l’atmosfera dell’America anni ’70, l’ossessione, la mancanza di risposte e di verità… anche a costo d’allontanare lo spettatore – medio… e l’hai centrato a pieno, quel punto!)

  9. UnoDiPassaggio 25 maggio 2007 alle 11:19

    “Il personaggio di Gyllenhaal diventa così il fantasma degli idealisti antieroici della stagione d’oro del cinema indie statunitense, perso in una città sconfitta e arresa di fronte all’ultimo (nel senso di più recente) emulo di una violenza che sussurra e geme da un qualsiasi telefono”

    In pratica, parafrasando Pakula, “Uno squillo per il vignettista Graysmith”. ^^

  10. NoodlesD 25 maggio 2007 alle 14:07

    @gbanks, cme ti dicevo di là secondo me quella tendenza alla narrazione a compartimenti stagni aiuta il film invece di affossarlo (anche grazie alla regia di fincher, ovvio), perché da il senso dello smarrimento stilisticamente insieme che contenutisticamente.

    @delirio, ah sì, questo è vero. è il secondo cinque che do (dopo le lettere di iwo jima).

    @jerry, thanks, diciamo che giocavo in casa viste le mie preferenze cinefile ^^

    @Uno, mannaggia a te, se mi veniva sto titolo lo piazzavo e facevo un figurone da persona intelligente e arguta!

  11. sickfrances 18 gennaio 2008 alle 0:23

    finalmente l’ho visto!
    sbavosissimo *_____*
    [anche se sembra durare 5 ore, altro che 2 e mezza! però chi riusciva a scollarsi dallo schermo?]

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