Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Le vite degli altri (Das Leben der Ander, Florian Henckel von Donnersmark, 2006)

Un letzte mann dello Stato (comunista) che ascolta (e vive attraverso) gli altri, metodico fino al parossismo, fedele esecutore di una politica proprio perché assolutamente devoto a una pratica che è personale prima che ufficiale, terreno fertile per la propaganda perché essa riempie la sua vita plumbea fatta di squallida solitudine annegata in momenti sempre uguali, in cene con salse pronte. Il perfetto spione, che annulla la propria esistenza per essere solo la trasmittente che intercetta dialoghi e calore e vita di chi osserva nascosto nell’ombra, un soldatino perfetto nelle mani dei burocrati.
Ma il dramma nasce dalla rottura e dalla variazione dello schema. E il film di von Donnermsark sa raccontare quest’asfittica vita e anche il suo “movimento” con uno stile altrettanto piano, senza cedere alle seduzioni incalzanti del thriller politico, ma senza neanche abbandonarsi alla noia. Perché la seconda parte tira le fila delle vicende di tutti i personaggi, le incrocia, le sovrappone a loro (parziale) insaputa, scava nelle vite (segrete) di tutti e rivela impietosamente maschere e inganni, falsità e integrità.
E anche il destino che salva o condanna alcuni personaggi è in realtà nient’altro che la risultante di una mano che muove dall’alto del sipario e decide per gli altri. Ciò che affascina del film è però la maturazione dei personaggi, la graduale presa di coscienza dello spione come dello spiato (la cui vicenda è al centro del film), senza prevedibilità, e un acquisto impulsivo che rende finalmente il numero una persona. Il momento più bello di un film davvero eccellente.

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23 risposte a “Le vite degli altri (Das Leben der Ander, Florian Henckel von Donnersmark, 2006)

  1. deliriocinefilo 11 aprile 2007 alle 22:22

    “che rende finalmente il numero una persona” bellissimo concetto per un bellissimo film [come non se ne fanno (quasi) più].

  2. NoodlesD 11 aprile 2007 alle 22:42

    thanks, come dicevo questo film ero andato a vederlo quasi prevenuto, perché pensavo avesse “rubato” l’oscar a del toro, dicevo ecco han premiato il film “intellettuale” e penalizzato quello “fantasy”. Invece l’Oscar è meritatissimo.

  3. deliriocinefilo 11 aprile 2007 alle 22:51

    non solo intellettuale ma di un intellettualismo che penetra nel profondo, non si può chiedere di più a questo film.

  4. NoodlesD 11 aprile 2007 alle 23:01

    ad avercene si film così… passionalmente intellettuali.

  5. deliriocinefilo 11 aprile 2007 alle 23:11

    ad avercene davvero, era un pò che non mi emozionavo davvero al cinema e sono andato a vederlo 2 volte. In fondo è anche questo il cinema, mettere da parte qualche cellula sinaptica per affidarsi al ritmo ventricolare.

  6. NoodlesD 11 aprile 2007 alle 23:35

    La cellula sinaptica deve arrivare dopo, come giusta riflessione su ciò che si è visto. Ma nel mentre della visione è il ventricolo che deve farla da padrone e la pancia anche magari. Altrimenti il cinema diventa una minestra fredda, un’analisi da obitorio.

  7. deliriocinefilo 11 aprile 2007 alle 23:49

    esatto, “di pancia”, quella sensazione di urlo sommesso e continuo delle viscere che non ti abbandona neanche dopo i titoli di coda e permane per qualche ora.

  8. Nonostantetutto 11 aprile 2007 alle 23:51

    c’è un po’ Orwell, c’è un po’ Sostiene Pereira, c’è il riscatto che deriva dal confronto, dalla presa di coscienza, dal coraggio che con s’immagina di avere ma che deriva dalla capacità di abbandonare le proprie credenze in cambio di una verità che alla quale si arriva attraverso una esperienza di conoscenza diretta (il caso che sia spionaggio è il vero capolavoro dell’impianto narrativo perché rende il tutto se non vero verosimile).

    Un caro saluto.

    Rob.

  9. snaut 11 aprile 2007 alle 23:53

    “raccontare quest’asfittica vita e anche il suo “movimento” con uno stile altrettanto piano”: piano, non piatto.

    Ero sicuro che fosse un bel film, tutto stava nel vedere fin dove era un semplice disegno di sceneggiatura su carta millimetrata.

  10. NoodlesD 12 aprile 2007 alle 0:09

    @delirio, infatti è proprio questo che mi ha colpito. mi piacciono i film che anche all’uscita ancora ti accompagnano, che ti permettono di discuterne ancora con chi l’ha visto con te.

    @rob e oggigiorno, anche per l’Italia, lo spionaggio telefonico è diventato davvero una realtà tristemente famosa!

    @snaut, non so perché ma lo guardavo con sospetto; poi le recensioni dei cinebloggers mi hanno incuriosito…

  11. UnoDiPassaggio 12 aprile 2007 alle 0:10

    “Letzte mann” è una finezza per pochi. Comincio a sospettare tu sia un nemico del popolo. Ti farò controllare. ^^

  12. ipitagorici 12 aprile 2007 alle 8:27

    pensavo già di andarlo a vedere in questo weekend, adesso mi avete ancor di più convinto.

    Bruno.

  13. unonn 12 aprile 2007 alle 12:30

    Un capolavoro, senza dubbio.

  14. NoodlesD 12 aprile 2007 alle 14:52

    @compagno Uno, tu sai che io sono fedele alla causa più di ogni altro… vero?

    @bruno, non te ne pentirai 😉

  15. gbanks 13 aprile 2007 alle 9:10

    quando vedo film del genere, e penso che lo hanno fatto i tedeschi, mi viene voglia di prendere ozpetek per le orecchie e dirgli che ci hanno rotto le palle queste storie di ricchi radical chic annoiati e promiscui, con la villa a lipari e l’appartamento a corso trieste!
    ma un film del genere, in italia, possibile che NESSUNO lo sappia più fare?

  16. souffle 13 aprile 2007 alle 18:08

    ok per ricchi, radical chic, annoiati.
    Ma.. promiscui? magari si scopasse un po’ al cinema! Non scopa più nessuno. Per non parlare della totale assenza del sesso orale, vero spauracchio.

    Anche io vorrei film del genere in Italia, ma li vorrei sulla nostra epoca, non su 50 anni fa, che abbiamo già dato.
    Ci vorrebbe la cattiveria di un Monicelli, di un Germi, per raccontare l’epoca orrenda in cui stiamo vivendo e il consevatorismo di stampo clericale (senza trasporto religioso oltretutto) che avvampa le nuove generazioni.

  17. Parlardi 13 aprile 2007 alle 21:40

    magari mi hai convinto ad andare a vederlo

  18. MissVengeance 14 aprile 2007 alle 7:17

    gran bel film, davvero. uno dei pochi che mi abbiano convinto dall’inizio dell’anno. poi magari scrivo due righe anch’io, appena mi liberano un pomeriggio dal lavoro 🙂

  19. Semra 14 aprile 2007 alle 21:07

    Aspettavo con fremente impazienza la data d’uscita per correre nella quartultima fila accompagnata dal primo malcapitato. Invece ancora non ho trovato il tempo (di malcapitati invece ce ne sono a iosa). Ho voglia di raccontarti come sarà. Di confrontare il mio al tuo. Aspettiamo.

  20. NoodlesD 15 aprile 2007 alle 0:51

    @gbanks, eh il riferimento a ozpetek mi pare calzantissimo se penso al suo ultimo film. Non so se siamo capaci di fare qualcosa di simile, forse è andato un po’ fuori dalle nostre corde, seppure anche noi stiamo risalendo la china.

    @souffle, io nel film non facevo che notare quanto ci si impegnasse per non mostrare neanche un centimetro nudo del seno della protagonista. Germi e Monicelli… eh. Mi manca un po’ la commedia geniale di questi due.

    @parlardi, me consiglia, si si

    @miss, il lavoro nobilita l’uomo/la donna ma gli impedisce di elargire la sua sapienza sul blog!

    @semra, allora a risentirci! 🙂

  21. honeyboy 28 aprile 2007 alle 10:40

    per me un capolavoro, da pelle d’oca il finale

  22. Avag 3 maggio 2007 alle 16:59

    bellissimo, non si discute ma vogliamo dire che cafone e’ in fondo il drammaturgo che infatti non si era mia esposto e quindi fetente era? e regaglielo ‘sto libro, che 29 marchi per uno che fa volantinaggio e’ mezzo stipendio.. del resto ti ha “solo” salvato la vita 😉

  23. NoodlesD 4 maggio 2007 alle 13:43

    @avag, in effetti hai ragione. forse non gliel’aveva regalato solo x non farsi riconoscere… o forse era tirchio e basta.

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