Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Le lacrime amare di Petra von Kant (Die bitteren Tränen der Petra von Kant, Rainer Werner Fassbinder, 1972)

Kammerspiel tutto al femminile, verboso fino allo stillicidio, con una regia volutamente statica che accentua invece che smussare la natura teatrale del testo con tanto di unità spaziale (la stanza di Petra) e di dissolvenze a fine “atti”. Ma è tutto funzionale allo scavo profondo nelle psicologie delle tre donne al centro di un dramma di sopraffazione e ricatto sentimentale, nel più puro melò fassbinderiano.
Terza tappa di Noodles (dopo Il cielo sopra Berlino e Aguirre, di cui però non mi va di scrivere) nel suo personale viaggio alla scoperta del Neuer Deutscher Film e dei suoi tre maggiori anfitrioni, vista e considerata la quasi totale ignoranza sulla nouvelle vague tedesca da parte del nostro.
Semmai prossimamente altri… appunti di viaggio.

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13 risposte a “Le lacrime amare di Petra von Kant (Die bitteren Tränen der Petra von Kant, Rainer Werner Fassbinder, 1972)

  1. mafaldablue 5 marzo 2007 alle 13:28

    oh..che ricordi…
    su rai tre davano una rassegna dal titolo Germania, pallida madre, la presentava Enrico Ghezzi. Si cercava di tenere gli occhi aperti con la forza per guardare i film fino alla fine. Ci si iscriveva a rassegne in cui davano solo film di fasbinder e herzog e wenders (il mio preferito quest’ultimo). Dove sono finiti tutti? E quell’attrice che faceva Petra? Bravissima.

  2. Nalkila 6 marzo 2007 alle 8:44

    Noodles quanto è bellino leggere le tue recensioni! ^_^ (stavo un po’ vagando tra i film ^_*)

  3. latendarossa 6 marzo 2007 alle 15:15

    Chissà come si dice nouvelle vague in tedesco? Sarà qualcosa tipo neue Welle?

  4. NoodlesD 6 marzo 2007 alle 15:32

    grazie nalkila 🙂

    tenda, non saprei, non conosco il todischio. Ma tanto non gli servì, visto che usavano la locuzione Neuer Deutscher Film (che magari è più didascalica ma cmq…).

  5. latendarossa 6 marzo 2007 alle 15:42

    Noier doicen film però fa paura (almeno come suono). Vuoi mettere con nuvèl vag 🙂

  6. NoodlesD 6 marzo 2007 alle 15:44

    il tedesco a me fa sempre un po’ di paura, mi da sempre la sensazione di un ringhio linguistico.

  7. utente anonimo 6 marzo 2007 alle 19:47

    Uno dei miei Fassbinder più amati. Visto anche a teatro ultimamente, diretto da un regista della tua città.

  8. MissBlum 7 marzo 2007 alle 22:22

    Anche io non amo molto Wenders. (Paris, Texas mi piacque a tratti, con punte di fastidio.) Di Fassbinder questo film mi manca, invece. Ho diverse amiche tedescofile, e non me ne faccio una ragione. Hanno una lingua inquietante questi tedeschi.

  9. agense 7 marzo 2007 alle 23:01

    finalmente dopo più di un mese di pausa sono rinetrata a “casina mia”,un saluto veloce e a presto! tu tutto bene? 😀

  10. NoodlesD 8 marzo 2007 alle 2:51

    @Uno, hai visto quello con la regia di Latella? Invidia -_-

    @miss e la lingua è inquietante anche quando parlano in italiano, resta quell’aura marziale…

    @bentornata agense, qui tutto come al solito 🙂

  11. utente anonimo 9 marzo 2007 alle 12:36

    Non parlare di quel trombone di Wenders è solo cosa buona e giusta, ma due righe per Aguirre solo per dire quanto è meraviglioso potevi lasciarle… ^^

  12. NoodlesD 9 marzo 2007 alle 15:56

    eh lo so, ma m’è pure piaciuto eh. solo non m’è venuto niente di interessante da dire (il che sottolineerebbe che le riga quassù invece lo sono? no, ma mi garbavano nella loro sintetica tenuta).

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