Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

The Confessions Tour (Madonna, 2007)

Due osservazioni preliminari: a) questo è appena il secondo album live di Madonna e il precedente è solo di pochissimo tempo fa; b) il cd è stato affiancato dal dvd del concerto. E mai scelta fu più indovinata. Perché è bene chiarirsi su un punto, gli show live di Madonna non sono tanto concerti in senso stretto, quanto dei veri e propri musical teatrali, combinati e progettati sin nel minimo dettaglio ed eseguiti rispettando al millimetro le coreografie. Dunque, la veste visiva è quella che gli è più congeniale – e non a caso esistono dvd di quasi tutti i suoi concerti, a differenza dei cd (anche se qui il regista ha sottolineato un po’ troppo la sua presenza col beneplacito – temo – della stessa Maddy, tramutando a volte il concerto in un enorme videoclip con tanto di effetti speciali da postproduzione e ralenti troppo insistiti, in preda a un’evidente crisi mistica che l’ha convinto di essere un Peckinpah della mosica).


The confessions tour è la conferma di un sospetto che qui avevamo da tempo, che Madonna sia perfetta. Lo spettacolo offerto è barocco, preciso, variegato, una profusione di musica e immagini e coreografie, un calderone in cui finisce tutto il carrozzone della nostra signora, temi e forme, musica e tic, pregi e difetti. Che però, nel caso in questione, diventano pregi essi stessi, perché Madonna rappresenta il pop in senso più assoluto, la cui prerogativa è proprio la registrazione quasi asistematica delle mode, delle passioni e degli interessi della cosiddetta cultura bassa ormai laureata a pieni voti anche nelle alte sfere dopo le “lezioni” cinefile dei Rodriguez e dei Tarantino (cui Like a vergin ha offerto il destro per uno dei suoi dialoghi più geniali e lambiccati).

Lo spettacolo inizia con una delle ossessioni di Madonna, che emerge da una enorme sfera inguainata in un feticissimo costume da cavallerizza con tanto di frustino e uomini al guinzaglio, prosegue con una lap dance e un bacio saffico appena accennato. C’è tutto l’armamentario del tour Erotica, almeno all’inizio, ma profuso in una dimensione meno pruriginosa e più ludica, in linea con lo spirito easy di Confessions on a dance floor. E così il richiamo alle sue hit giovanili, il ritorno alle esperienze più spensierate e spudoratamente pop degli esordi, è perfettamente giustificato: dal richiamo di una nuova, affettuosa versione di Lke a vergin, la hit immancabile di ogni sua tappa live (vero inno di Madonna) a Lucky star che diventa l’anticipazione perfetta al gran finale con Hung up.


Anche la famosa, chiacchieratissima esecuzione in croce di Live to tell è in realtà molto meno di quanto si sia strombazzato. Da un lato, è inutile sottolineare con troppa arguzia intellettuale quello che in Madonna è da sempre un momento eversivo giocato più sulla natura effimera della pubblicità di ritorno che su ipotetiche sfide al sistema; dall’altro anche una visione di questo genere non deve sfociare in una banalizzazione eccessiva, giacché il tema della religione (o meglio, della religiosità) è da sempre uno dei capisaldi della sua riflessione d’artista; e per quanto riguarda Live to tell nello specifico, essa va anche contestualizzata nel periodo e nell’album in cui la nostra l’aveva pubblicato.


Il resto è show. Cantare e ballare a cinquant’anni suonati senza sembrare ridicola è un miracolo di cui bisogna darle atto. E il Confessions tour conferma il suo più grande prestigio: pur non essendo mai stata una vera bellezza (sebbene non sia mai stata neanche brutta), Madonna è riuscita a tramutarsi in una gnocca da paura e paradossalmente più matura più migliora, col suo fisico scolpito e le braccine da camionista, tanto che ormai s’è guadagnata nella personale graduatoria del sottoscritto l’ambitissimo titolo di zia, e si sa l’alto valore dell’appellativo nel mio personale vocabolario, visto e considerato anche l’altra “parente” con cui lo divide. Inutile pure stare a sindacare sulle sue doti vocali: Madonna ha la voce più adatta a Madonna, perfetta per ciò che canta e ciò che rappresenta. La voce di Sinatra semplicemente non le serve e seppure nel concerto qualche cedimento lo si nota (ma lievissimo), personalmente mi chiedevo solo come diavolo facesse a cantare, ballare, correre avanti e indietro per due ore consecutive.

Ma chi la ama sa che è inutile stare a sindacare o sottolineare quella caduta o quella mancanza. Pure il momento di “confessione” col pubblico, messo strategicamente giusto a metà concerto (per farle riprendere le forze), con le sviolinate ai fun, si accetta alla grande (anche perché è in quel momento di semplice tranquillità appare davvero bellissima), in nome di una abilità inossidabile a stare sul palco, di coinvolgere ed eccitare il pubblico; Madonna pare essere più a suo agio sul palco che a casa; e probabilmente è così, nel senso che quella sul palco è forse persona diversa dalla signora Ciccone in Ritchie che sta a casa coi figli.

I momenti fichissimi sono innumerevoli, da Get together all’esecuzione di Music Inferno che fonde discomusic dei 70 con una sua hit e la amalgama a un ballo da discoteca con Madonna e ballerine in vestito bianco alla Tony Manero, dalla semplicità intimista con il vocalist Isaac nell’esecuzione di Pradise (Not for me) alla hit I love New York in veste da rocker (forse l’unica mise che però a Madonna proprio non s’addice) con tanto di excusatio finale (il concerto si teneva a Londra) con la paraculaggine di voler intendere l’amore per New York come stato d’animo, i londinesi non si offendano (si sarà detta visto che abito a Londra fammeli tenere buoni sti qua…).

La silloge migliore al gioco mi pare stia nel breve backstage del dvd. A uno dei ballerini che dice di amare l’arte, Maddy risponde: You like to watch the Art. I liketo be the art. Perfetta epigona di Warhol!

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8 risposte a “The Confessions Tour (Madonna, 2007)

  1. MissBlum 25 febbraio 2007 alle 16:21

    Accipicchia ‘sta Veronica Ciccone che bravi truccatori che ha!

  2. souffle 26 febbraio 2007 alle 14:58

    come non essere d’accordo con tutto quello che hai scritto?
    Il concerto è assolutamente perfetto e tutte le potenzialità del dvd sono sfruttate appieno. L’audio è eccellente e lo spettacolo (compresti i meravigliosi ballerini…) eccezionale.

  3. NoodlesD 26 febbraio 2007 alle 15:08

    @miss, non si bada a spese ^^

    @souffle devo arguire che sei anche tu un/una fun della Maddy allora 😀

  4. sarathehutt 1 marzo 2007 alle 10:37

    Io ero a Roma ad agosto. Quoto tutto quello che hai detto, ma a onor del vero, dal vivo il concerto risultava troppo perfetto, appunto, distaccato dal pubblico, soprattutto nella prima parte.
    Da Music Inferno in poi: apoteosi!
    A Roma su I Love New York ha detto: “I love Rome too” e un po’ mi ha fatto tristezza. Comunque io ho gradito l’incursione rock e ho trovato “Ray of light” uno dei momenti migliori. vabbe’, basta, senno’ divento più logorroica di te

  5. souffle 1 marzo 2007 alle 13:03

    sono un fan. maschietto.
    Si la trovo veramente brava come performer.
    un saluto.
    http/percorsidiversi.blogspot.com

  6. NoodlesD 1 marzo 2007 alle 15:13

    sara, permettimi di essere invidioserrimo allora LOL
    [è difficile essere più logorroici di me temo, mi batto da solo!].

  7. IsaacSky 2 marzo 2007 alle 19:00

    ottima recensione!

    io ho visto lo show dal vivo e quando sono uscito dallo stadio non facevo altro che ripetere quanto fosse tutto perfetto,,,l’unico rimpianto: non aver ballato la isla bonita con lei sul palco,,ma per quello avrei dovuto pagare mooolto di più!
    un saluto
    isaac

  8. NoodlesD 3 marzo 2007 alle 1:28

    la mia invidia sta quasi per esplodere. eh sì, un balletto con la zia me lo sarei fatto anche mi…

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