Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

L’arte del sogno (La science des rêves, Michel Gondry, 2005)

– Uff non so cosa scrivere di questo film…
– Non t’è piaciuto.
– Sì che m’è piaciuto.
– Quando uno inizia con un uff, vuol dire che sta cercando di girare intorno alla cosa perché non vuole ammettere che non è soddisfatto del film che ha visto.
– Non esagerà con questa psicanalisi dei miei sacrosanti diritti a processi mentali schermanti.
– Ossia ho ragione.
– Forse una seconda visione chiarificherà le cose.
– Menti sapendo di mentire.
– Che palle sei, marò. Cioè, dico davvero. Non m’è piaciuto quanto Eternal ma non mi va proprio di bocciarlo, ci son troppe cose affascinanti. Dove me lo metti il cavallo che salta sulla barchetta alla fine? E l’acqua di cellophane? Cacchio, io ne voglio un paio di secchi. Poi Gondry con quella camera oscillante e instabile mi ha ricordato un sacco la nouvelle vague. Secondo me sarebbe piaciuto un a Truffaut sto film.
– Ecco, ora stai prendendo la giusta strada. Su, su continua, fai una bella recensione. Su inizia scrivendo un bel parolone da recensione.
– Un parolone come?
– Una definizione libresca che so…
– Una cosa tipo, il film pur infilandosi in un tema sfruttatissimo dal cinema ne offre una versione personalissima, confermando lo spirito d’autore di Gondry?
– Precisamente. Vai avanti.
– Boh non so che scrivere. È che parliamoci chiaro questo film all’inizio mi ha ingolfato parecchio.
– Pure Eternal ti spaesò un sacco all’inizio.
– Si ma per quindici minuti tipo… qui posso dire di essere entrato davvero e completamente nel film solo nel secondo tempo… che poi m’è piaciuto molto e ha riequilibrato parecchio il giudizio finale, però…
– Però non t’è piaciuto.
– A forza vuoi farmi dire che non m’è piaciuto! Sì che m’è piaciuto!
– Allora io non ti capisco, non ti riesco a seguire più cioè. Cos’è che vuoi dire?
– Ma insomma come faccio a non affezionarmi a questo film? Io che sono uno che sta sempre in bilico tra sogni a occhi aperti e realtà? Dai non è dolcissimo Stephan con la sua timidezza, la sua fuga nel sogno, fino a confondere quasi schizofrenicamente i piani della realtà e della fantasia? Una specie di zombie onirico in preda alle sue stesse elucubrazioni parallele. È un personaggio bloccato dalla sua fervente immaginazione, che risolve o vorrebbe risolvere con un’invenzione mentale gli ostacoli insormontabili dei suoi rapporti con le donne. E l’autobiografismo di Gondry mi piace, riporta in auge la caméra stylo no?
– Zitti, zitti, che s’è sbloccato… (s’è fissato con sta cosa della nouvelle vague però…).
– È chiaro, no, che siamo nell’orizzonte di Eternal, solo che Gondry ha sostituito l’alternanza dei piani temporali dei ricordi, con quelli della veglia/sonno, immaginazione/realtà e la costruzione cerebrale di Kaufmann a un più deciso letterarismo europeo. Ma al centro c’è sempre un uomo represso, infantile, che non sa fare i conti con i propri sentimenti e si inventa un’escamotage intellettuale-poetico dove rifugiarsi per costruire un mondo parallelo in cui le linee delle sue azioni sono rette e dirette, quando nella realtà cadono sul pavimento ancora prima di partire.
– Eh esatto.
– Certe scene sono state delle vere epifanie, dei dejà vu assurdi. È incredibile quanto condividessi di quei sogni con cavalli di pezza (dei veri cavalli pezzati?) e soprattutto quando il mondo dei desideri doveva smentire la realtà costruendone una biforcazione dove Stephane stesso e Stephanie diventano burattini che lui può dirigere per realizzare ciò che desidera ma che teme di mettere in pratica/o non ne è capace, colpa un’introversione che respinge all’interno qualsiasi ponte verso la Donna. E più sogna, Stephan, più i sogni sono il positivo di un fotogramma fallimentare della realtà, più il ritorno a quella realtà – che purtroppo è l’unica dimensione concessa all’essere umano, anche al più poetico – è uno strappo anche più duro.
– Bravo.
– Dici che basta?
– Ma sì, va, che non ti voglio forzare più di tanto. Oggi non stai di genio.
– Dai non è così male, poi.
– No no, affatto, te l’ho detto. Non fare come Stephane! Anzi, chiudi con una citazione che fa figo.
– I have an hyperactive imagination. My mind tends to jump around a little. I have some trouble between fantasy and reality. Alvy Singer.

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13 risposte a “L’arte del sogno (La science des rêves, Michel Gondry, 2005)

  1. NoodlesD 3 febbraio 2007 alle 5:57

    Mi scuso in anticipo, avete ragione non è una vera recensione, una come si deve, ma per qualche motivo non sono riuscito a scriverne una decente-normale.

  2. Ironika 3 febbraio 2007 alle 6:19

    Ciao, ti informo che ho aperto una TOP LIST 2007 dei migliori blog, l’individuazione dei meritevoli andrà avanti per tutto il mese di febbraio ed accetto segnalazioni. Se sei interessato può trovare il regolamento nel mio blog.

  3. deliriocinefilo 3 febbraio 2007 alle 8:45

    “Non m’è piaciuto quanto Eternal” quoto (anche alla seconda visione)

  4. UnoDiPassaggio 3 febbraio 2007 alle 12:37

    Mi riconosco nelle tue titubanze a scriverne con completezza, tant’è che sono decisamente insoddisfatto del post (il mio) che ne è venuto fuori. L’ideale era effettivamente un post schizofrenico come il tuo. A me piacque molto (e la nouvelle vague c’entra) pur senza entusiasmarmi (e non tocco il tasto “Eternal sunshine” perchè quel film mi devasta il cuore e nessuno me lo deve toccare, e c’è Clementine/Kate , e c’è un dolentissimo Carrey, e c’è la Dunst in un personaggio bellissimo e sorprendente, e c’è Kaufman che A ME garba). Sicuramente una seconda visione riassesterà i parametri di valutazione ma è un film che entra sottopelle, credo, con i suoi disastri quotidiani tra cuscino e tinello.

  5. NoodlesD 3 febbraio 2007 alle 16:17

    @delirio, quella è l’unica cosa di cui sono sicuro.

    @uno, per me Eternal è uno dei film più belli degli ultimi dieci anni, una delle migliori esperienze fatte al cinema da quando ci vado. Però dici bene, è cmq anche questo un film che entra sottopelle in qualche modo…

  6. Pizzillo 3 febbraio 2007 alle 21:46

    Dove l’hai visto al Filangieri???credo di sì visto che stava sol lì…io ci sono andato mercoledì a vederlo…non sò perchè ma tutti i film che vedo in quella sala non mi convincono al 100%…saranno le mille aspettative, sarà l’ansia di un film che non si trova e che se ne parla benissimo ovunque…
    Mah…secondo me sarà dovuto sopratutto al fatto che la sala è veramente scadente!!!!

  7. gbanks 4 febbraio 2007 alle 9:04

    a me è piaciuto più di the eternal.
    è vero che è più spiazziante, ma forse perchè è più libero di spaziare, di fare salti tra dimensioni sempre più prossime, almeno nell’ambito mentale del protagonista.
    calandomi nel gioco da subito, l’ho trovato incantevole.

  8. NoodlesD 4 febbraio 2007 alle 13:07

    @Pizzillo, sì al filangieri. ma ti dirò a me quel cinema lì piace, ha la sua aria da sala vecchia maniera e mi porta pure bene, lì ho visto i due film della rinascita di woody dell’anno scorso ^^

    @gbanks, è incantevole, senza dubbio. Ma io continuo a preferirgli Eternal però.

  9. Pizzillo 4 febbraio 2007 alle 16:06

    Beh…a me sinceramente da la senzazione di un corridoio di un aereo…sarà che essendo un (quasi) architetto, e vedo le cose anche dal punto di vista tecnico…lo shcermo poi non è che sia così grande…cmq de gustibus non disputandum est…

    P.S. Domani lo rivedo (in un altra sala)!!!

  10. NoodlesD 5 febbraio 2007 alle 14:01

    Per vedere se era colpa della sala? LOL

  11. Pizzillo 7 febbraio 2007 alle 1:28

    Devo dirti la verità…alla 2° visione è stato ancora meglio…allora è proprio vero è una questione di sala!!!LOL

  12. Avag 7 febbraio 2007 alle 18:07

    ahahah, stavi di genio altro che! 🙂
    cmq a me e’ piaciuto piu’ che eternal

  13. NoodlesD 7 febbraio 2007 alle 18:09

    grezie grezie, avag.
    Mh, ciò mi induce ancora una volta a esigere una seconda visione.

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