Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Una scomoda verità (An Inconvenient Truth, Davis Guggenheim, 2006)

Esistono documentari di fronte ai quali anche le ragioni cinematografiche e stilistiche, in una recensione, devono farsi momentaneamente da parte e dare maggior spazio al cosa, alla materia di ciò che presentano. E questo è uno di quei casi. Finestra apocalittica sul nostro futuro, An inconvenient truth appartiene in pieno all’epoca della nuova etica della responsabilità, di quella riflessione morale che deve inevitabilmente tenere conto degli effetti delle azioni dell’Uomo, in un mondo in cui l’Uomo coi suoi atti può mettere a repentaglio se stesso a lungo termine, dove l’etica non può più rifugiarsi dentro l’asettico mondo del concetto mentale, nel mondo aprioristico, ma deve invece scendere direttamente in prima linea (stavo dicendo in campo!) per affrontare i problemi degli effetti degli atti.
La maggior parte del film mostra Al Gore nelle conferenze tenute sul problema, alternate a immagini dei principi della catastrofe e a scene di quotidiano impegno dell’ex candidato dei democratici. E se in alcuni punti il film è evidentemente un mega “spot” dell’ipotetica ricandidatura di Gore, è anche vero che il pericolo da cui esso cerca di mettere in guardia va oltre ogni logica del particolare (politico) e abbraccia l’intera umanità, nel suo ragionevole desiderio di continuare a godere del proprio angolo di universo.
Sta proprio mal messa la Terra, né aiuta il fatto che alcune nazioni (Usa in primis) non abbiano firmato il famoso protocollo di Kyoto. An inconvenient truth è per certi versi un horror, ancora più spaventoso perché realizzabilissimo nelle sue funeste minacce; e se anche il film si chiude con un monito di speranza, con un incoraggiamento che fa appello a ogni individuo, ciò non toglie che per un’ora e mezzo Gore ci ha terrorizzati, e parecchio. Ma è uno di quei terrori utili, perché risvegliano (o dovrebbero risvegliare) le coscienze (prima di tutto quelle dei capi del mondo, il che è più difficile). Su di noi è riuscita devo dire: all’uscita dalla sala c’era chi proponeva di tornarcene a casa a piedi per non mettere in moto l’auto e produrre altra anidride carbonica che avrebbe disciolto un altro po’ di ghiaccio…

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