Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Taccuino di cinque anni. Gabriel Garcìa Marquez

Sembra quasi una contraddizione una raccolta giornalistica di Marquez, una raccolta di cronache per un autore che ha fatto dell’ipertrofia romanzesca e dello stile escandescente i suoi segni di distinzione.
Sembra, ma non lo è. Non solo perché Marquez nasce come giornalista, ma soprattutto perché anche quando affabula, anche nelle invenzioni fantastiche, Marquez si muove sembra su un binario cronachistico, sia esso il concitato racconto di un delitto d’onore o una saga familiare lunga un secolo.
Questo libro si legge che è un piacere, da un lato perché permette una lettura rapsodica e – volendo – anche saltellante tra le sue pagine, visto il suo carattere miscellaneo. Affascina soprattutto chi – come me – cerca di sbirciare nella fucina dello scrittore, sia quando direttamente racconta in qualche articolo dei suoi trascorsi di scrittura, sia quando racconta di episodi della sua infanzia, dove, il lettore più smaliziato, può riconoscere i germi di tanti episodi famosi dei suoi romanzi. Così, per esempio, può intravvedere tra la nonna di Gabo che saluta il nonno in passaggio in città con l’esercito le loro trasfigurazioni macondiane, nelle figure di Ursula e del colonnello Aureliano.
Ma c’è molto altro qui. Marquez che discute di problemi politici dell’epoca e se alcuni di essi sono inevitabilmente datati, molti altri mostrano uno acuto spirito di osservazione, la dimostrazione che l’autore ci aveva visto giusto già vent’anni e passa fa su alcune vicende del Mondo. O che, al contrario o insieme, gli interessi delle Potenze restano sempre gli stessi e il mondo sempre uguale a se stesso nella sua cinica indifferenza.
Taccuino di cinque anni è comunque, alla fine, soprattutto un libro piacevolissimo da leggere, cullati dalla prosa miracolosa di uno dei più grandi artisti della penna (o della macchina da scrivere? del pc?) del secolo appena scorso.

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Una risposta a “Taccuino di cinque anni. Gabriel Garcìa Marquez

  1. latendarossa 27 gennaio 2007 alle 15:45

    Ovviamente prendo nota (un la bemolle) e inserisco questo titolo tra i “libri che dovrò acquistare e leggere prima o poi”! :))

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