Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Bobby (Emilio Estevez, 2006)

La morte di Robert Kennedy nel ’68 (insieme a quella del fratello e del reverendo King pochi giorni prima) rappresentò la perdita dell’innocenza dell’America; o forse, più realisticamente, la rivelazione a un intero Paese che quell’innocenza di cui tanto si fregiava, non era mai esistita. Bobby racconta questo, racconta l’America allo sfascio, confusa, invasa dai militanti, dalle sommosse anti-Vietnam, dalle frenetica vita quotidiana delle campagne elettorali presidenziali, ma racconta soprattutto di uomini e donne comuni, della loro confusione personale, dei loro rapporti (matrimoniali) instabili. La macchina da presa di Estevez cammina coi suoi personaggi, si tiene sempre attaccata alle loro nuche, lasciandosi trasportare per quasi due ore nell’Hotel Ambassador, teatro dell’omicidio e di vite in transito alla ricerca di un equilibrio che se pareva vicinissimo, pari a quelle elezioni ormai quasi confermate, con una serie di colpi di pistola esplosi nelle cucine viene troncato sul nascere.
Eppure il film di Estevez non mi sembra, alla fine, così pessimista. Nella commozione generale che fa seguito all’evento, l’America del suo regista (passata, ma è ovvio che si allude al presente, come è ovvio stabilire i rapporti Iraq/Vietnam) sembra serrarsi in un abbraccio consolatorio che se non annulla l’orrore almeno tenta di appianare quelle frastagliate freddure che la trama aveva seminato sinora. Estevez ha molti meriti, dall’eccellente fusione tra materiale d’archivio e girato cinematografico (claustrofobici e carichi di suspense i minuti che precedono gli spari), alla perfetta direzione degli attori (cast all star sublime, senza contare – deo gratia – finalmente una parte degna per la nostra amatissima Sharon Stone, imbruttita nel film ma sempre fascinosissima*, che dimostra che non siamo dei cretini noi irriducibili suoi fan ad elogiarne le doti attoriche). E se è vero che le storie a volte non sono legate troppo saldamente e qualche personaggio, qualche sequenza e qualche dialogo risultano un po’ troppo didascalici e “contestualizzanti”, e quel finale che per quanto commovente è un po’ troppo lungo e a rischio di retorica (con il lungo speech di Bobby ad accompagnarlo – che per chi legge i sottotitoli rischia di allontanare un po’ dalle immagini), la verità è che questo film ci è proprio piaciuto. Non sarà Altman, ma Estevez è comunque promosso a pieni voti, pur tra qualche ingenuità, per la fervida convinzione nel portare a termine un progetto e la raffigurazione di un’America in bilico (perenne, sembra) tra ottime speranze e intenzioni (spacciate tali) e disastri e fantasmi che le gravitano dietro, nei soppalchi o nelle cucine di un hotel, pronte a terminare un Sogno o anche l’ipotesi di un sogno.

*temo sia difficile rendere poco affascinante questa donna

p.s. (fuffa del tutto personale su Sharon, dunque tranquillamente evitabile)
Qui ho letto che Sharon sta con Christian Slater e che pare preferire da un po’ di tempo ragassuoli più giovani; dacché m’è saltata in testa un’idea geniale che si articolerà in un piano di 6 fasi.

  1. Noodles parte per L.A.
  2. Noodles bussa alla porta di miss Stone.
  3. Noodles si presenta e fa velatamente capire di essere pazzamente innamorato della signora.
  4. (o 3a) dimostrerà velatamente il suo sentimento, per esempio scrivendosi sulla fronte I LOVE YOU, MISS STONE, o più sobriamente, che so portandosi dietro un megacartellone da manifestante, diciamo di un metro per un metro e mezzo, con su scritto l’iscrizione di cui prima.
  5. Dopo di che Noodles sottolineerà la sua giovine età e farà bella mostra dell’ampia differenza che c’è tra lui e la signora e per una volta la cosa non sarà minimamente un’offesa. Per una volta dire, salve miss Stone mi propongo come suo pupo servente, avendo io 21 anni in meno di lei… equivarrà a romantica dichiarazione.
  6. Vivere felice e contento in casa di Sharon, a spese di Sharon, a fare il dandy marito di una donna ricca come Estevez nel film.
    Non so, secondo me ce la posso fare.
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14 risposte a “Bobby (Emilio Estevez, 2006)

  1. deliriocinefilo 25 gennaio 2007 alle 2:09

    “e quel finale che per quanto commovente è un po’ troppo lungo e a rischio di retorica” sarà anche retorico ma mi ha emozionato molto, così poeticamente sbilanciato.

  2. utente anonimo 25 gennaio 2007 alle 2:58

    Ecco, delirio ha inquadrato in una parola molto di quello che rimprovero al film: sbilanciato.
    Un minimo di distacco critico dalla figura di Kennedy e dal Sogno collettivo messo in scena avrebbe di gran lunga giovato al film.
    Che – nonostante io sia stato parecchio cattivo, ma si giudicano i film non le intenzioni – si fa vedere e soprattutto si fa voler bene nonostante tutto.

    @Nodles: piaciuto il duetto tra Sharon Stone e Demi Moore?

  3. NoodlesD 25 gennaio 2007 alle 4:30

    @delirio, non dico che sia retorico ma che… corre il rischio diciamo :p

    @cooper, io credo però che molti dei pregi del film risultino proprio da quella… passione e compromissione col soggetto narrato.

    m’è piaciuto assai il duetto, bravissime. Forse la Moore a volte era un tantinello troppo… manierista.

  4. Bonekamp 25 gennaio 2007 alle 13:53

    ma lo sai che da oggi ho l’autografo della gentil donzella che appare nel tuo banner…!?

  5. daddun 25 gennaio 2007 alle 14:21

    Spero di riuscire a vederlo il prossimo weekend! Bella recensione.Ciao, Ale.

  6. NoodlesD 25 gennaio 2007 alle 19:27

    @bonekamp, poteri di una mente innamorata LOL

  7. snaut 25 gennaio 2007 alle 19:41

    Proviamo a vedere su quei personaggi, degli attori meno conosciuti e bravi: non dico che non avrebbero retto, ma forse avrebbe dato maggiormente l’impressione di un film un pò più televisivo.

    Ciò che mi ha dato un pò noia sono quei rapporti appena stilizzati, che come scrivi si avvalgono di dialoghi didascalici. Però riesce, anche se resta sul filo.
    Sinceramente mi aspettavo di più.

    La fusione tra i due tipi di immagine però non l’ho trovata perfetta durante il discorso di Kennedy, o almeno poco prima: nel filmato si vedono gli invitati che alzano le braccia e inneggiano al senatore, nel ricostruito invece gli invitati sono solo sorridenti. In questo senso mi viene da dire che il film è un pò squilibrato.

    Si capisce che sono andato a cercarmi il pelo nell’uovo? 🙂

  8. MissVengeance 25 gennaio 2007 alle 20:04

    😛

    (bellissimo, comunque.)

  9. NoodlesD 25 gennaio 2007 alle 20:24

    si capisce eccome snaut LOL

    @miss, be’ Sharon è molto più giovane di Maude, e pure più gnocca ma la citazione è gustosa ahahah

  10. latendarossa 25 gennaio 2007 alle 23:26

    Psssssssss…Nood…chiedile se ha un’amica…un’amica, capito?

  11. Avag 31 gennaio 2007 alle 17:37

    ho scritto anche io imbruttita a proposito della Stone ma il termine va sicuramente virgolettato..
    bonne shance con la madama ma proprio spiattellarle in faccia che hai 21 anni meno di lei non mi sembra una mossa cosi’ vincente, sai?
    😉

  12. NoodlesD 31 gennaio 2007 alle 18:03

    eh ma devo pur dimostrarle che sono un giovin amante e che dunque rientro nei suoi ultimi gusti… giovanili… ^^

  13. EddieValiant 31 gennaio 2007 alle 19:57

    che poi lo Slater visto a Roma è proprio brutto, quindi…

  14. NoodlesD 31 gennaio 2007 alle 20:22

    ecco, appunto. Quindi, non essendo neanche Marlon Brando io, le speranze aumentano LOL

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