Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Mia mamma chiama la nostra casa (o meglio, il nostro giardino) refugium peccatorum, perché di tanto in tanto arriva un gatto nuovo, un randagino, un ramingo che chiede ospitalità. In genere sono piccoli, anche perché il gatto fatto e grande certo non ha bisogno di case e alimenti, sa già come fare. Così, per la stragrande maggioranza dei casi, non siamo noi che scegliamo i nostri gatti, ma sono i gatti che scelgono di essere “nostri”, che ci scelgono come “padroni” (e la cosa vale anche per i cani: la cagnola che abbiamo da qualche anno arrivò fuori al nostro cancello pretendendo di entrare… e c’è rimasta poi, dentro).
Mio zio, che abita a fianco, dice che “s’è sparsa la voce”, tra i gatti, che insomma i gatti che stanno qua ci fanno pubblicità come fossimo un’agenzia di accoglienza.
L’ultimo arrivato – un mesetto fa – è un batuffolino nero, piccolo da stare in una mano, che dopo la totale diffidenza iniziale comincia ad essere un po’ meno circospetto (anche se comunque ha ancora parecchio timore e non ama essere toccato). S’è fermato, visto che il vitto e alloggio sono buoni e sono gratis ed è impazzito per Vincent. L’ha preso per una specie di balia, di fratello maggiore.
Ora, Vincent è l’unico gatto che… mi hanno regalato, che cioè è arrivato qui perché l’abbiamo deciso noi, per una volta. L’unico problema è che Vince (che ha quasi quattro anni) è restio al casino e alla caciara. Quand’era piccolo era una peste coi fratelli ed era pure un po’ bullo. Ora invece è il classico gatto sornione, credo molto dipenda anche dalla sua metà genetica “raffinata” (la mamma di Vince è una bellissima siamese). Quando però arrivano gatti piccoli, finisce la sua tranquillità: spesso il nuovo arrivato s’è beccato qualche ceffone per troppo schiamazzo; ma in genere devo dire che la balia la fa bene Vince, però. Il nuovo arrivato gli dorme addosso e lui niente (poi con questi inizi di freddo, col pelo di Vincent che è morbidosissimo e molto folto… lo capisco pure il piccolino lì), gli si infila con la testa nella ciotola dei croccantini, ciotola da cui prima mangiava da solo indisturbato. Però, tutto sommato, la convivenza pare procedere bene.
E siamo anche riusciti a tenerli più a freno, perché in genere (Vincent in particolare) stanno in giro quasi tutto il giorno (con i dovuti rischi). Mio padre ha avuto un’idea illuminante, mi dice mettiamogli meno croccantini, glieli diamo più spesso ma in quantità minori, così devono sempre tornare o stare nei paraggi, non si “abboffano” in un solo colpo e non se ne stanno in giro per troppo tempo. La cosa ha funzionato. Ma con un piccolo problema non preventivato.
Adesso, infatti, Vince & co. hanno automaticamente inteso che possono avere croccantini quando vogliono e se ne stanno tutto il tempo fuori alla porta come due anime in pena, e ogni volta che esce qualcuno corrono vicino al ripostiglio della caldaia (dove sono site le buste del gustoso nettare gattesco). Senza contare che ogni volta che versi nella ciotola i croccantini si lanciano come degli ossessi; mi fanno tornare sempre in mente Totò che rimproverava i suoi soldati troppo scalmanati al rancio: «Se vi vedessero gli inglesi, penserebbero che avete fame!»…

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Una risposta a “

  1. SumireNoHasu 30 novembre 2006 alle 17:46

    Sono sempre divertenti i tuoi post sui micioli, e Vince è adorabile *__*

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