Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

L’altro giorno mi chiama un amico/collega di Università che dovrebbe laurearsi quando mi laureo io. Mi dice che dopo la laurea ha già preso contatti per lavorare in un’agenzia assicurativa di un amico, con altri due. Mi fa molto gentilmente se si libera un posto faccio il tuo nome?
Ho avuto una specie di reazione psicologicamente allergica e ho realizzato quanto sono poco preparato… alla vita lavorativa. Non ci penso mai, sono una specie di inutile figlio di famiglia perso dentro un ovattato mondo senza responsabilità retributive. Che poi anche quando penso a un ipotetico lavoro da fare in futuro, l’idea di andare a fare “l’impiegato” mi fa sentire come un condannato sepolto nel Sahara dal collo in giù. E dall’altro lato ho queste idee-progetti “artistici” mai corroborati dalla necessaria fiducia e attanagliate pure da un certo senso di colpa.
Insomma qui intorno a me c’è gente che anela per un “posto” pagato pure a schifo, ma che almeno porti qualche denaro e io sto ancora a girarmi i pollici intorno alle mie vanità letterario-artistiche. E ho sempre la tendenza a temere tutto, perché se scegli quel tipo di strada… dopo è difficile tornare indietro. Insomma non è provare a fare un lavoro, poi semmai ti licenzi: è una scelta di vita, più che lavorativa e o la intraprendi con tutta la convinzione di questo mondo o meglio che levi tutto da mezzo. Io invece sto sempre in mezzo, incapace di coraggio totale ma anche di mollare del tutto, perché poi è come un richiamo imprescindibile, come l’attrazione per Sharon Stone, che so, un totem paradisiaco che non riesci a toglierti dalla testa, anche se temi che sia talmente lontano da condividere l’uscita autostradale per il mondo di Oz. Poi leggi di artisti – e dopo una serie di libri-interviste, letti in sequenza la cosa si fa anche più bruciante – che agli inizi hanno creduto in se stessi e nelle loro opere senza se né ma, andando avanti a dormire in stanze roulotte a scavare nell’immondizia, a fare i barboni, convinti di essere nel giusto, e io qui che se mi togli anche un solo comfort sono tentato di chiamare Ginevra.
Senza contare che ultimamente ho come l’impressione di guardare ai miei biascichi asinini, come diceva Woody, in modo molto critico. Non che non abbiano delle belle cose, ma ho come la sensazione che manchi loro lo spirito più personale e originale, qualcosa che li connoti come miei e di nessun altro. Ho speso anni correndo intorno a regole, leggi di costruzione, lavori di intreccio e resa psicologica dei personaggi (tutte cose che servono, non sto certo rinnegandole), ma mi sono dimenticato un po’ della scintilla iniziale, di quella che alimenta e innesca il tutto, quel quid che fa sì che le cose che metti insieme diventino poi davvero qualcosa che valga la pena leggere. La letteratura non è un’accozzaglia di regole. Il problema è che ultimamente ho come qualche dubbio sul fatto di avercelo quel quid.
Lu diceva, magari puoi fare il critico… Eh, ma un critico che critica ciò che non è capace di creare appartiene alla razza più nefasta del pianeta. Forse seconda solo alle piattole.

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8 risposte a “

  1. alisia80 1 novembre 2006 alle 20:15

    In Bocca al Lupo…innanzitutto per la laurea…poi penserai al resto…

    Un abbraccio

    Alisia

  2. SumireNoHasu 1 novembre 2006 alle 23:23

    Sù, sù, socc” intanto arriva la laurea, poi il dopo. Ciò non toglie che fai bene ad iniziare ad avere questi pensieri, anzi. Però non fasciarti sempre la testa prima di rompertela, dai. Il fatto che credi ti manchi qualcosa non dipende forse in gran parte dalle tue insicurezze/paranoie? Guardando se stessi mica si è oggettivi, tutt’altro. Quindi forza, rimboccati le maniche e poi si vedrà.
    Bacc”’

  3. utente anonimo 2 novembre 2006 alle 9:52

    “che agli inizi hanno creduto in se stessi e nelle loro opere senza se né ma, andando avanti a dormire in stanze roulotte a scavare nell’immondizia, a fare i barboni, convinti di essere nel giusto…”
    come ben sai Lynch per girare Eraserhead fece qualcosa di simile a questo….l’AFI gli tolse i fondi ad un certo punto e lui si manteneva vendendo i giornali di notte durante le riprese, divorziato, senza tetto, viveva nella stanza dove si svolgeva il dramma della mente che cancella, giravano di notte per permettere ai collaboratori di lavorare di giorno, ecc. Gli ideali esistono ed è importante crederci. Ti parla uno che lavora tutto il giorno ma che a volte rimpiange la possibilità di avere maggior tempo per le attività artistiche personali, intanto che puoi quindi sfrutta il massimo del tempo che hai…a presto
    deliriocinefilo

  4. NoodlesD 2 novembre 2006 alle 14:46

    @crepi, alisia, crepi :p

    hai ragione socc” con questo vizio di fasciarmi diventerò un mummificatore… LOL

    @delirio, Lynch era uno degli artisti-intervistati infatti :p
    be’ ma è proprio quello il punto: quando hai un lavoro da eseguire… e quasi tutto il tempo impicciato, è difficile riuscire a pensare ad altro. Ti fai condizionare dalle… responsabilità. Come tutti in fondo, come è giusto.

  5. mafaldablue 3 novembre 2006 alle 22:54

    anche Kafka lavorava in un’agenzia di assicurazioni…

  6. latendarossa 6 novembre 2006 alle 13:05

    Pensa a Peter Sellers: Odio tutto quello che ho fatto diceva. Si deve esser critici verso se stessi – nel senso di non adagiarsi mai troppo sui piccoli successi – ma ciò non deve impedirci di credere in noi stessi. Avere le idee chiare…arriverà anche quel momento,credimi.

  7. NoodlesD 6 novembre 2006 alle 15:07

    @maf però è anche vero che come biografia quella di Kafka non è proprio esaltante :p morto giovane, i romanzi postumi… la fama – parziale, nel suo caso – postuma è una delle cose più assurde secondo me ^^

    @tenda, allora aspetterò. :p

  8. utente anonimo 6 novembre 2006 alle 23:39

    Azz … mi sembrava di leggermi qualche anno fa su questo post … pazzesco.

    Stessi pensieri, stesse velleità. Meraviglioso … per me fai bene a romperti la testa, fai bene a pensare che certe strade ne escludono altre e a mantenere vivo tutto questo. Ora ti rappresenta in parte, domani potrebbe darti da vivere o semplicemente continuare a farti star meglio.

    Il 90% dei tuoi fotogrammi sono i miei film cult. Tutto grandissimo cinema .. da top 50 direi!

    Io ho poco tempo per bloggare, ma passa a salutarmi fratello giovane .. almeno credo di poter vantare quantomeno l’anzianità… uah!

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