Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

The black Dahlia (id., Brian De Palma, 2006)

Certo che è dura arrivare così alla fine, dopo che ne ha parlato tutta la connection e pretendere di dire qualcosa che ancora non è stato detto [colpa degli altri però: per aspettare Tizio e Caio per vederlo, m’hanno fatto attendere tanto che l’hanno tolto dalle sale e ho dovuto scaricarlo! Uno dei film che più attendevo…]. Ma torniamo a noi. Giungo fuori tempo massimo e il seguito qui potrebbe essere nient’altro che un brodo riscaldato di cose già dette e ridette.
Tuttavia, mi gioco la carta del negativo: mi ha deluso. Ecco l’ho detto. Lo aspettavo come un capolavoro e invece è un film non proprio sbagliato ma che certo non brilla al massimo. Intendiamoci, da un punto di vista strettamente registico, visivo, è un capolavoro, è roba da diffondere nelle scuole di cinema. E per evitare l’assalto di qualcuno vorrei sottolineare che non lo trovo del tutto vuoto e formalistico perché spesso la forma depalmiana è in realtà genialmente intrecciata al racconto della trama (lo so l’hanno detto tutti, mi affianco anche io: il dolly-piano sequenza wellesiano che in un attimo interseca le tre trame fondamentali del film, geniale, pura perfezione). Una trama complessa come poche, d’altronde viene da Ellroy che è uno che butta giù romanzoni intricatissimi con decine di personaggi, difficili da ridurre nello spazio di due ore. Ho già espresso le mie parziali riserve sul romanzo, elementi “deboli” che ritornano intatti nel film: personaggi bidimensionali, la Short che non emerge mai davvero come figura ossessionante la cui storia “dickiensiana” non diventa – quasi – mai davvero parte dell’emotività dello spettatore, un finale-risoluzione del giallo un po’ affrettato e praticamente risolto nelle ultime pagine come se ciò che avevamo letto prima non c’entrasse una mazza. Più o meno le stesse critiche si possono muovere al film, che di contro non ha neanche quella perfetta atmosfera che faceva perdonare tranquillamente a Ellroy alcune superficialità. In De Palma la risoluzione arriva in una verbosità tradotta in dialoghi esplicativi e in una scena di confessioni un tantino ridicola nei suoi eccessi, dove invece i flashback che mostrano l’omicidio gettano in un abisso di violenza e compassione – per la Dalia – riuscitissimi, tra le migliori sequenze del film.
Il lavoro resta un po’ freddo, un raffinatissimo esempio di alta regia (le lunghe soggettive, i movimenti fluidi, i dolly interminabilmente geniali) che si perde un po’ nel racconto. Non mancano le molte scene in cui la forma racconta mirabilmente da sola più di mille parole, ma l’altissima cura stilistica, praticamente perfetta, non trova il corrispettivo nell’intreccio che va avanti un po’ a singhiozzi, che molla ogni tanto dei personaggi per raccontare le vicende di altri, per poi tornare e spezzare di nuovo (cosa che minava anche l’intreccio del romanzo). E, soprattutto, un casting del tutto sbagliato; i personaggi sono interpretati da ottimi attori tutti pressoché fuori parte: Hartnett è un po’ moscio e monolitico e poco credibile nella parte del pugile; Eckart è ridotto a una figurina ossessionata la cui motivazione è tirata via un po’ troppo ad hoc. La Johansson sembra del tutto fuori posto, sbarcata in un’epoca che sembra non appartenerle (quando invece dal punto di vista fisico l’avremmo definita la più adatta all’atmosfera dei Fifties); la Swank, che ammiro moltissimo, è troppo sopra le righe e – quasi negativo della Johansson – non ha il fisico e il viso adatto a interpretare una dark lady (troppo mascolina per esserlo); infine la Kirshner appare poco e azzecca bene una o due sequenze di disperazione ma il più delle volte risulta banalotta.
Madò ho citato tutti gli attori!

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9 risposte a “The black Dahlia (id., Brian De Palma, 2006)

  1. utente anonimo 26 ottobre 2006 alle 11:23

    io ormai ho smesso di aspettare gli altri per andare al cinema, vado quasi sempre in solitudine e spesso per scelta…
    deliriocinefilo

  2. SumireNoHasu 26 ottobre 2006 alle 16:17

    Proprio questa volevo leggere, dopo l’averne parlato ieri notte. Beh che dire. Certo non incentivi la voglia di vederlo. Ma la curiosità c’è, quindi lo metto in programma per appena possibile, poi ti saprò dire un parere da non esperta quale sono :p
    Bacc”’

  3. NoodlesD 26 ottobre 2006 alle 17:28

    @delirio, anche io vado nel 70% da solo; ma questo film erano in tanti che mi chiedevano di aspettare, di vederlo tutti insieme… -_-”

    allora attendo pareri dalla socc”’ [madò co sti ”’ LOL].
    ;*

  4. utente anonimo 26 ottobre 2006 alle 17:42

    come ti capisco…tra l’altro io sono ipersensibile al cinema e mi arrabbio subito, odio la gente che parla, che ride, che si muove, ecc.
    deliriocinefilo

  5. Avag 27 ottobre 2006 alle 18:49

    condivido totalmente il tuo giudizio sugli attori. scarlett (che ho davvero paura che mi consegni la posta una mattina, per parafrase il tuo post successivo) io l’ho salvata proprio per quell’aria anni ’50 che mi faceva ricordare Vertigo, IL topos hitchcockiano che De Palma piu’ ama sviscerare, per questo motivo trovavo la sua presenza fin sensata..

  6. NoodlesD 29 ottobre 2006 alle 0:47

    @delirio, stasera allora avresti ucciso il tizio che stava davanti a noi -_-”

    @avag, dici che potremmo trovarla da Maria de filippi la scarlett? LOL

  7. UnoDiPassaggio 2 novembre 2006 alle 2:59

    Come già sai, sei il penultimo della connection, non l’ultimo. A me i peggiori primati. (ma io l’ho visto in sala, delinquente! ^^)

  8. NoodlesD 2 novembre 2006 alle 14:43

    Io l’avrei visto anche in sala, ma qui l’han proprio tolto 😦 ^^

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