Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Scoop (id., Woody Allen, 2006)

C’è poco da dire: a quanto pare Londra ha fatto proprio bene ad Allen; la sua seconda escursione europea lo riporta ai suoi congeniali ritmi da commedia e se è vero che guarda a Misterioso omicidio a Manhattan – senza però, si deve ammettere, ritrovarne del tutto la “profonda” leggerezza – Scoop sembra in realtà una variazione sul tema di Match point, con un occhio ai classici della suspense e uno al proprio cinema (la riunione dei giornalisti intorno al tavolo ricorda quelle che aprono Broadway Danny Rose). Al centro non v’è più il (presunto) assassino della classe bene londinese ma l’investigatrice (nonché innamorata del tipo) con un improbabile aiutante-mago (Allen). Dopo aver dimostrato di essere “risorto” manipolando magnificamente le atmosfere e i ritmi del thriller ibridato con la commedia nera, Allen bissa nelle vesti della storia comico-romantica. E se non siamo ancora tornati nel suo universo nevrotico e finemente intellettuale – Scoop è più che altro una gustosissima commedia leggera – vi sono comunque alcuni affondi al vetriolo magmatizzati in alcune splendide battute e un paio di sequenze su cui la mano del regista sa essere dolce e partecipe. Ma, al di là di ogni chiacchiericcio vano e intellettualoide, questo è un film che fa ridere, e molto. Allen (attore) ne snocciola un paio da affiancare immediatamente a quelle della sua cantina migliore (a parte quella ormai famosa sulla propria originale confessione religiosa, citerei anche – e qui mi fermo – quella che assomma padri, figli e alzheimer usato come “capo d’accusa”) e la Johansson è deliziosa, duetta a meraviglia col regista, perfetta emula moderna delle Keaton e della Farrow passate, dimostrando pari capacità sia nel dramma che nella storia briosa. Ma che Woody sia da sempre un ottimo direttor d’attore è cosa nota (Jackman è perfetto nel ruolo del dandy londinese, ricco, elegante e posato, dotato però di un pizzico di ambiguità e oscurità).
In due parole, Scoop non è un capolavoro preso a sé, ma se lo guardiamo in un ipotetico allineamento cronologico delle ultime tappe della carriera di Allen è la prova che Match point – grazie a Dio – non è stato un episodio isolato, ma l’inizio, forse, di una nuova, feconda fase della produzione del regista.

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5 risposte a “Scoop (id., Woody Allen, 2006)

  1. UnoDiPassaggio 12 ottobre 2006 alle 0:47

    E noi staremo qui a gustarci la “nuova feconda fase della produzione del regista” così come ci siamo gustate quelle fecondissime e quelle meno feconde. Chi ci schioda? ^^

  2. deliriocinefilo 12 ottobre 2006 alle 14:59

    lo vedrò la prossima settimana credo…poi ci si sente…

  3. Avag 13 ottobre 2006 alle 1:09

    la mano del regista dolce e partecipe mi piace molto come espressione, pero’ non sarei mai in grado di utillizzarla.. per il resto condivido completamente la tua analisi

  4. NoodlesD 13 ottobre 2006 alle 1:40

    @uno, ce la gusteremo seduti e cool come fonzie LOL

    @avag, non ho ben capito se non la useresti perché non c’entra una mazza col film o se proprio non ti gusta la frase ^^

  5. rearwindow06 13 ottobre 2006 alle 9:06

    Bellissima recensione: non vedo l’ora di vedere il film. Complimenti per il blog!
    Un saluto, Paolo

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