Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Lady in the water (M. Night Shyamalan, 2006)

Non c’è alcun bisogno di scomodare Propp, giacché l’ultima fatica di Shyamalan non solo si commenta da sola ma è nient’altro che la sua solita solfa, il solito guazzabuglio più o meno compatto di new age, filosofie orientali e (new entry invero assai ingombrante e troppo rimarcata) matrice favolistica. Shyamalan punta troppo alto verso una riflessione-decostruzione della fiaba all’interno del racconto, ma è evidente che l’ha sparata troppo grossa e che s’è assegnato un compito per cui non ha le dovute conoscenze necessarie a tenerne in piedi credibilmente gli assunti.
Appesantito da una verbosità preesistente, il cui più grande limite è la contravvenzione all’idea stessa del cinema, perché spiega (a parole) quando dovrebbe mostrare (con le immagini), il film si premura di non tralasciare nulla, di chiarirci anche il più banale senso delle parole e i ruoli dei personaggi (che con una delle sue intuizioni geniali,lui ha definito come giocatori del Monopoli).
Senza contare la presenza d’attore di Shyamalan nel film, dove, contravvenendo a ogni regola del buon gusto e in un folle invasamento sulle proprie qualità artistiche si ritaglia il ruolo di uno “scrittore” di cose futili ma che sarà niente meno che il salvatore dell’umanità (tramite la sua opera). Guardate o critici miopi, il grande regista zen vi sta indicando la via. E se ciò non bastasse dobbiamo sorbirci pure le scene con il critico, patetica rappresentazione del regista che si toglie i sassolini dalle scarpe. Anodine, autoreferenziali (nel senso negativo del termine) e alla fine già viste altrove e in meglio (Scream?) perché trattata con la dovuta (auto)ironia del tutto mancata dal film dell’indiano.
E poi possibile che all’intero del condominio diretto da Giamatti dietro l’apparente normalità e quotidianità si nascondono le figure simboliche della favola della ninfa, e dunque i condomini non sono semplici condomini, perché tra l’oro c’è l’Indovino, il Difensore, la cerchia della fratellanza damose la mano e aiutamose tutti. E quando ognuno di loro ha la rivelazione del suo ruolo, non è che dice, ninfe? cani di erba? Ma che ti sei fumato Giamatti? No, per carità, tutti sull’attenti, neanche il minimo dubbio e giù un continuo profondere di dialoghi esplicativi, irritanti e spesso di una pretenziosità scandalosa, riflessioni sul senso della vita e dell’Uomo, roba da far accapponare la pelle, altro che un bagno di notte nella piscina; coronati dal monologo finale di Giamatti in lacrime, di un patetismo che sfonda in un sol colpo anche la puntata più lacrimevole di Maria de Filippi.
p.s. in realtà questo post sarebbe inutile, giacché avrei sottoscritto ogni parola (al vetriolo) di ohdaesu
p.p.s. e poi che sono queste scopiazzature??

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7 risposte a “Lady in the water (M. Night Shyamalan, 2006)

  1. ohdaesu 8 ottobre 2006 alle 2:58

    Grazie dei link! E ora corri ad abbassare la media pallette nella connection!

  2. Avag 8 ottobre 2006 alle 12:57

    arghhh! non avevo colto la citazione della locandina! orrore! lesa maesta’.. picchiatelo, fatelo sbranare da una delle qualsiasi bestiacce che si inventa!!!!

  3. NoodlesD 8 ottobre 2006 alle 17:48

    ohdeaesu, link doverosissimi 😉 sono già corso ma temo di essere in nettissima minoranza LOL

    avag, appoggio la mozione -_-

  4. MainMan81 9 ottobre 2006 alle 7:51

    A parte che mi sono divertito moltissimo a leggere questo post [e quello di ohdesu :D], trovo questa recensione assai utile sia perchè mi farà risparmiare da un minimo di 4 a un massimo di 7,50 euro, sia perchè ho imparato il significato di Anodino :D..
    [minchia che lessico forbito, zio!]

  5. NoodlesD 9 ottobre 2006 alle 14:08

    sono noodles mani di forbito :eheh:

  6. utente anonimo 10 ottobre 2006 alle 16:58

    La sensazione di disagio che ho provato nel vedere questo film mi ha ricordato la visione di un altro “grande capolavoro” recente, ossia “Il codice Da Vinci”. Non mi spiegavo il perchè di questo accostamento ma il tuo post mi ha illuminato.
    La verbosità e l’ostentato l’affidamento alle parole degli sviluppi della storia sono gli elementi (devanstanti) che i due film hanno in comune. Ma se per il polpettone di Howard un bravo avvocato potrebbe attribuire le colpe al libro dal quale il film è tratto (anche se un regista più abile e ispirato avrebbe saputo fare di meglio), nel caso di Shyamalan non ci sono scuse: s’è fatto tutto da solo. Forse anche la favola non esiste nella cultura popolare.
    Un film assolutamente da evitare, davvero.

    KZO

  7. NoodlesD 11 ottobre 2006 alle 11:03

    Io il Codice l’ho sanament evitato, anche perché non ho letto il libro, né mi affascina proprio la cosa.
    Sul film assolutamente da evitare siamo d’accordissimo ^^

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