Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

The road to Guantanamo (id., Michael Winterbottom, Mat Whitecross, 2006).

Di fronte a un film del genere che mescola realtà e finzione e che – soprattutto – va a toccare uno dei grandi temi scottanti dell’attualità mondiale il giudizio finale è per forza di cose un po’ compromissorio. Perché nasce una sostanziale divisione tra l’importanza del film dal punto di vista etico e politico (insomma nel suo dato di informazione che nel giornalismo unisce – dovrebbe unire – i due poli appena citati), importanza assoluta e sacrosanta, ma che qui, in una recensione cinematografica e in un blog che a priori discute poco di politica, si accantona volutamente per un attimo. Dall’altro c’è il dato puramente estetico da giudicare. E qui, onestamente, il film non mi ha soddisfatto.
L’inizio è un tantino lento, ho faticato a empatizzare coi personaggi, e il loro pellegrinaggio tra Pakistan e Afghanistan è un po’ lungo e noiosetto prima di giungere al cuore del film (e se si pensa che il film dura appena novantacinque minuti più o meno…). Cuore rappresentato dalla prigionia degli stessi personaggi (ispirati ovviamente alle persone reali che nel montaggio appaiono con crude testimonianze la cui durezza è però parzialmente annullata dal doppiaggio – e lo sarebbe con qualsiasi doppiaggio: la verità di una confessione umana non la si può “falsicare” doppiandola, perché così viene meno quello che è lo statuto principe che ne garantisce la possibilità simpatetica da parte dello spettatore). Una prigionia che però è mostrata a un certo momento con scene troppo uguali e ripetitive per non annoiare un po’, anche perché la storia in sé non sembra procedere più di tanto. Né sarebbe un problema, in teoria, giacché uno dei punti del film è proprio l’ottusa aggressione ingiustificata di un Impero (americano) su dei presunti “prigionieri” di “guerra”.
Dunque cosa resta? Un film certamente importante nel suo gesto di denuncia (completamente riuscito) e quindi da questo punto di vista assolutamente necessario. Ma se si discute il film da un punto di vista strettamente estetico, il giudizio (personale) cala rapidamente. Ovviamente le due anime dovrebbero compenetrarsi e sarebbe stupido analizzarne disgiunte, ma il punto, per il film, è proprio questo: troppo fiducioso nell’idea di partenza e di denuncia (che è giustissima ed è un bene che se ne parli, in qualsiasi modo), smarrisce poi un po’ la strada narrativa, finendo con l’affossare la trama in più punti; ed è un peccato, perché poi altrove – specie in alcuni episodi di soprusi da parte dei carcerieri di Guantanamo – le sequenze sono di una insostenibilità terribile, ma sana, perché adatta (si spera) a risvegliare qualche coscienza troppo sopita in un mondo che di colpo pare aver smarrito del tutto la facoltà di indignarsi.

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3 risposte a “The road to Guantanamo (id., Michael Winterbottom, Mat Whitecross, 2006).

  1. UnoDiPassaggio 7 ottobre 2006 alle 0:44

    Non ho visto e non so se vedrò. E immagino che il giudizio concorderà col tuo, o forse sarà un po’ più cattivo. Ma la vera ragione di questo commento è la seguente: ma perchè diavolo non attivi i feed rss? O non li trovo io?

  2. NoodlesD 7 ottobre 2006 alle 1:12

    non li ho attivati perché non so come si fa -_-” me gnorante.

  3. UnoDiPassaggio 7 ottobre 2006 alle 11:51

    Allora. Mi fa un po’ ridere che debba essere io a spiegarti stè cose, che fatico già a capire di mio. Comunque fra disgraziati ci si aiuta, no? ^^ Per quanto riguarda cosa siano i feed, per evitare di sparare grossolanità spaventose ti consiglio di leggere qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Really_Simple_Syndication (puoi saltare il punto 3 per non confonderti di più). In poche parole permettono, tramite l’uso di un aggregatore (ce ne sono tantissimi scaricabili, io ho il basilare Feedreader, uso IE), di seguire i siti che ti interessano (blog o anche altro) avvertiti ogni volta che c’è un aggiornamento, senza dover saltare da un pagina all’altra e controllare blog per blog. Per far ciò basta inserire nell’aggregatore l’url feed dei siti che interessano, che si trova cliccando sull’icona rss o xml che c’è in qualsiasi template (basta che guardi in qualsiasi sezione “bottoni” di un basilare blog splinder). Forse tu, editando il tuo, hai cancellato l’icona, non so, prova a chiedere all’interno di splinder nella sezione informazioni. Spero di essere stato chiaro almeno il 50 per cento di quel che ho scritto. In ogni caso sai dove trovarmi.

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