Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

James Ellroy, Dalia nera (e pronostici sul film)

Prima di vedere (e recensire) il film di De Palma, approfittando che ho appena terminato di leggere il libro, mi andava di buttare giù due impressioni a caldo e azzardare qualche “pronostico” sulla probabile versione che il film avrà dato del romanzo di Ellroy. Romanzo che sarà sicuramente scremato (durante la lettura non facevo che annotare mentalmente delle sezioni che molto probabilmente saranno finite nel cestino dello sceneggiatore): la matassa è troppo ingarbugliata, troppi personaggi, troppi eventi per concentrarli in due ore di spettacolo.
Come ho già scritto, uno dei “difettucci” del romanzo è quello di oscurare un tantino i comprimari. Approfondisce bene il protagonista e voce narrante, ma perde spesso un po’ di vista gli altri. L’uscita di scena di alcuni – che sembravano colonne portanti – m’è sembrata non solo un po’ brusca, ma anche un tantino affrettata e tirata via con troppa rapidità (ma forse si può pensare a un effetto Psyco?).
Certo, c’è un aspetto su cui Ellroy è infallibile: la costruzione dell’atmosfera. Da questo punto di vista, Dalia nera è un noir pressoché perfetto, sembra uscito davvero dai rotocalchi di cronaca degli anni ’40 e ’50. E in più man mano che la storia procede si nota anche una sempre maggiore partecipazione (che sfocia nell’ossessione) per l’eroina eponima, fatta a pezzi e diventata il “caso” del libro. Elemento che prima restava un po’ in sordina e che non m’era sembrato sfruttato a pieno: o forse sono io che vorrei sempre più sentimentalismo nelle storie, specie in quelle tragiche con al centro una figura femminile. E Ellroy, di certo, è poco incline a questo genere di tendenze.
Mi ha stupito il finale, devo ammetterlo. Mi aspettavo qualcosa di ben più fosco e invece sostanzialmente è un happy end, neanche tanto atipico. L’unico dubbio che mi salta per i romanzi di Ellroy sono le scoperta del mistero del caso. Ho sempre l’impressione che la soluzione salti un po’ di botto nelle ultime pagine, come se ciò che hai letto prima poteva anche essere inutile. Ovviamente non è proprio così netta la cosa, né certamente Ellroy scrive dei “gialli” in senso stretto, storie di whodoneit, però al tempo stesso non riesco a togliermi dalla testa che qualcosa di affrettato c’è.
A questo punto bramo di vedere il film di De Palma, perché tutto sommato il libro m’ha affascinato. E sono curioso di scoprire se ci ho azzeccato con i pronostici.

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