Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Thank you for smoking (id., Jason Reitman, 2005)

Nella puritana America il vizio del fumo, al pari di quello dell’alcol e dell’uso delle armi, è considerato tra i più esecrabili tabù sociali. Nel film di Reitman li ritroviamo tutti e tre seduti a un tavolo, più volte durante il film, quasi a scandirne il ritmo e al contempo a confermare gli intenti dissacratori del regista. Il protagonista (un magnifico Aaron Eckart, perfetta faccia – da schiaffi – per il ruolo) è il responsabile dell’immagine-pubblicità di un colosso del tabacco, un abile manipolatore della parola, capace di convincere una platea, il figlio o un casuale interlocutore ostile delle proprie motivazioni. Il credo assoluto di questo tizio è spuntarla dialetticamente sull’altro, senza soffermarsi su chi ha realmente ragione, costruendo dunque una vita perennemente in fase agonistica nei confronti del resto dell’umanità.
Thank you for smoking è una commedia riuscitissima che non risparmia nessuno: scritta in maniera impeccabile, con dialoghi brillanti e intelligenti, servita col ritmo giusto da Reitman porta avanti non una storia amorale, ma una “morale flessibile”, secondo le parole del suo mefistofelico (in senso affascinante) protagonista che ha il pregio di sindacare sia le ragioni dei “giusti” (leggi i fautori dell’anti-fumo) sia dei “cattivi” (i fumatori, le mega-industrie del tabacco) in un’altalena continua dove le simpatie saltano da un campo all’altro. Gran pregio del film è quello di non scegliere un partito, ma di lasciare che sia lo spettatore a farsi un’idea, dopo la visione del film. Perché se da un lato Reitman lascia empatizzare con il coinvolgente e belloccio protagonista, dall’altro alla metà del film sa anche mettergli i bastoni tra le ruote, quando cioè la controparte (la stampa) usa i suoi stessi metodi di raggiramento contro di lui. In questa sequenza il film sembra scivolare in una canonica escalation del pentito-distrutto, mentre invece è solo la quiete che precede il geniale colpo di coda finale che presenta un happy-end molto particolare, ma perfettamente in linea con lo spirito del film e – soprattutto – del suo protagonista che sembra ammantato di una protezione di plutonio, indistruttibile a ogni attacco con la pura forza della sua parlantina.
Thank you for smoking, è i un film “progressista” ai massimi livelli, in modo anche spietato, lucido e freddo. Porta avanti un’idea di liberalismo che per essere perseguita sino in fondo deve accettare anche di ingoiare aspetti spiacevoli. Ma al tempo stesso, proprio il finale del film mette sull’attenti, lascia sospeso qualsiasi giudizio – grazie a Dio – su ognuno dei contendenti.
Nel ruolo della giornalista Katie-broncio-Holmes che sarà una mia idiosincrasia ma proprio non la vedo mai adatta ad altri ruoli che non siano la scolaretta del college. La sua faccia, il suo fisico, il suo portamento generale pregiudicano in partenza la sua credibilità interpretativa. Che poi uno può dire ma se uno è un grande attore fa dimenticare queste facezie con la propria magica bravura nel creare l’illusione. Eh. L’avete detto voi. Io osservo soltanto.

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5 risposte a “Thank you for smoking (id., Jason Reitman, 2005)

  1. SumireNoHasu 14 settembre 2006 alle 0:20

    *da procupare insomma*
    Sarà fatto.
    :*

  2. Avag 15 settembre 2006 alle 12:33

    condivido il tuo parere sulla pellicola che mi e’ davvero piaciuta e soprattutto il tuo giudizio sulla Holmes: l’errore piu’ grosso del film, come ho scritto qualche giorno fa anche da snaut, e’ spacciare le sue tette inesistenti come spaziali.. mah!

  3. Avag 15 settembre 2006 alle 12:43

    ah! e superman, poi.. com’era?

  4. NoodlesD 15 settembre 2006 alle 14:05

    assolutamente socia sisi

    @ avag, in effetti anch’io mi lambiccavo il cervello su quelle… tette spaziali… mmh. ma dove?
    superman non m’è spiaciuto devo dire, a presto una recinzione.

  5. delikatessen 22 settembre 2006 alle 0:55

    Ottimo film (uno dei pochi della stagione), ma per la questione “tette della Holmes”… abbiamo già visto tutto in “The gift” di Raimi!

    Ad ogni modo non mi è dispiaciuta qui (mai seguito Dawson’s Creek), dal momento che la sua -piccola- parte era quella di un’apparente innocentina…

    Ciau!

    BenSG

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