Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

La stella che non c’è (Gianni Amelio) – In concorso

Amelio parte per la Cina e incontra Antonioni. Al di là dell’incipit telegrafico, La stella che non c’è sembra davvero un connubio tra lo stupore del cinema di Amelio e le secche geometrie del regista di Professione reporter. Certo Amelio gioca in casa, perché quello stupore di cui prima si esprime (anche) nei confronti dell’infanzia, in un piccolo bambino cinese, e nell’innocenza del suo protagonista (Vincenzo Buonavolontà, nomen omen) un Chisciotte fuori tempo massimo, un “fesso” ossessionato dalla volontà di “riparare” un errore. Se l’inizio del film apre su un contesto molto realistico, man mano che la storia procede si libera di molti “orpelli” per giungere a una messinscena sempre più tesa verso un universo antonioniano appunto, esemplificato nel bel finale, in una ferrovia desolata, luogo di un nuovo incontro tra i due protagonisti. Senza però che prima Amelio abbia rivelato allo spettatore (e solo a lui) lo sberleffo del film, da cui Buonavolontà resta innocentemente escluso, convinto di aver fatto ciò che doveva, di aver compiuto il suo compito. E in un certo senso è così. Gli effetti del suo gesto hanno meno importanza del gesto stesso, che lo mette in paro con la sua coscienza.
Il film alterna commedia e dramma, andamento picaresco e maggiore astrazione, paesaggi naturali di indubbia potenza emozionale e grigie fabbriche (italiane e cinesi). Ha un affascinante andamento sospeso tra situazioni buffe dell’italiano all’estero, rette dalla bella prova (come al solito) del grande Castellitto, che sfoggia un accento meridionale aggirando però il rischio di “tipizzare” il suo personaggio, donandogli invece un’anima sincera e umana, una convincente sfumatura di naiveté. La stessa “igenuità” è nello sguardo del regista mentre guarda alla Cina e alla realtà con quest’ottica un po’ trasognata, di un Chisciotte moderno.

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2 risposte a “La stella che non c’è (Gianni Amelio) – In concorso

  1. UnoDiPassaggio 4 ottobre 2006 alle 14:06

    E’ il primo film di Amelio ad avermi lasciato alquanto perplesso, nonostante i pregi. E francamente questi “nomen omen” a volte sono un po’ irritanti. Sul finale abbiamo idee opposte, a quanto pare. Saluti, sempre e comunque. ^^

  2. NoodlesD 8 ottobre 2006 alle 1:33

    be’ i confronti sono più interessanti quando sono… in disaccordo ^^

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