Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Se si legge la Bibbia, c’è un aspetto, proprio all’inizio, che mi pare molto interessante: il diavolo non appare se non dopo la creazione di Adamo ed Eva. Ciò implica in un certo senso che il suo potere è nullo senza la presenza dell’uomo. D’altronde, sin dal Medioevo si intendeva (e si rappresentava figurativamente) l’animo umano come teatro della lotta tra Lucifero e Dio. Anche perché se si accetta che il potere divino è il più potente, secondo la dottrina monistica, allora il suo contraltare negativo, certamente inferiore, potrà contrastarne i pieni solo per conto terzi. E questo terzo elemento è ovviamente l’Uomo.
Tuttavia, non voglio farne un discorso esclusivamente cattolico-teologico: un ateo potrebbe tranquillamente archiviare il problema facendo spallucce. Allora basta sostituire i due termini antinomici di prima (Dio/Diavolo) con le categorie del Bene e del Male, intese come forze trascendenti o immanenti della Natura. Né in tal caso si può annullare il senso della Bibbia, al contrario: privandola del suo dato misterico-fideistico, ma mantenendone quello artistico (come prodotto, artificio dell’uomo) conferma che l’uomo sia conscio del fatto di essere l’unico potenziale esecutore del male. Da questo punto di vista, esso è ciò che devia il corso tradizionale delle cose: “privilegio” concesso solo a noi umani. Una leonessa che bracca e uccide il povero cucciolo di gazzella, per quanto crudele possa sembrare, è sostanzialmente espressione di una legge naturale: l’animale che si trova a presiedere la scala alimentare esprime con quel gesto violento non solo la sua supremazia ma anche l’inevitaibile corso di una legge atavica che deve perpetrarsi affinché la Vita continui.
Il gesto violento dell’uomo è invece spesso soltanto espressione di un’ottica egoista, che rappresenta nient’altro che il desiderio (negativo) del singolo, quasi mai giustificabile all’interno di una visione generale. L’atto dell’assassino non è giustificabile come atto del predatore-umano. Anche i leoni possono uccidersi fra loro, ma la posta in gioco è sempre in linea con l’equilibrio naturale (al vecchio leone si sostituisce il giovane o uno più forte, affinché la specie si riproduca ancora e possa difendere se stessa e perpetuarsi nel tempo). Se un uomo ne uccide un altro – a parte rari casi – è difficile credere che l’obiettivo sia il perpetuarsi della specie: le nostre società sono molto più complesse dei branchi animali e gli obiettivi molto più diversificati. E nell’assassinio in particolare l’uomo – come essere vivente senziente – viola il suo imperativo principe e il suo scopo primario: la Vita stessa, la sua salvaguardia come Bene assoluto.
L’uomo perpetua il male quando mette in pratica degli atti negativi che deviano dal corso naturale delle cose. Tornando dunque all’inizio si potrebbe dedurne che il Male in senso tale non esisterebbe senza l’uomo? O esiste il Male assoluto, come concetto al di fuori dell’uomo? Ma in tal caso, come si esplicherebbe? La mia impressione è che l’uomo, con la sua imperfezione che tende alla perfezione senza mai raggiungerla, permetta l’estrinsecarsi di una forza funesta e anti-vitale, un nulla violento che azzera quello che dovrebbe essere invece lo scopo di ogni essere vivente. Anche al di fuori dell’omicidio, il discorso vale lo stesso: con i suoi atti, l’uomo è capace oggi di distruggere la natura e il mondo che lo ospita (e di cui non è padrone, Jonas docet); ha acquisito un potere che gli permette di sovvertire l’ordine naturale del mondo, se solo lo vuole (con una scadenza molto lunga ovviamente), evocando in tal modo la presenza stessa del Male, inteso come forza disgregatrice e distruttrice (nonché autodistruttrice), che forse nasce nell’uomo da quella stessa volontà che pure tanto lo distanzia e lo eleva rispetto alle altre creature viventi.

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2 risposte a “

  1. latendarossa 10 agosto 2006 alle 12:48

    Beh se crediamo all’idea che da una parte ci sia il Bene e dall’altra il Male. Allora sì assolutizziamo il tutto (manicheismo). E viene facile dire: l’animo dell’uomo come teatro della lotta tra questi due principi. Ma cosa è divino e cosa diabolico, cosa bene e cosa male e, complicando ulteriormente le cose, cosa è giusto e cosa è sbagliato? A proposito, pensandoci bene, non si dovrebbe dire giusto/ingiusto?
    Infatti, aristotelicamente [http://tendarossa.splinder.com/post/7972925] il contrario di “giusto” è “ingiusto” ma l’opposto di “giusto” è “sbagliato”. Il che vuol dire: ci possono essere azioni ingiuste ma non necessariamente sbagliate e possono esserci azioni sbagliate ma non per questo ingiuste.
    ot: visto che ami Chandler, conosci anche i romanzi di Montalbàn con Carvalho? Io come sai sto finendo Quintetto di Buenos Aires e mi è piaciuto un sacco! Leggerò sicuramente qualcos’altro! 🙂

  2. NoodlesD 10 agosto 2006 alle 13:28

    be’, sì, ovviamente ho semplificato un po’ per esigenza di sintesi e di situazione. [tra l’altro mi ricordo di quel post della tenda 😛 ].
    sono d’accordo sulla disamina d’aristotelica memoria, ma ciò che in realtà mi interessava era capire se è l’Uomo a permettere l’esistenza delle due forze (Bene/Male) o se esse esisterebbero comunque – con tutte le dovute sfumature e compenetrazioni, è chiaro – anche senza la sua presenza sulla terra.

    Non ho mai letto Montalbàn purtroppo. a dire il vero non sono un grande conoscitore dei “gialli”, neanche di quelli più raffinati, ma avevo da tempo questo pallino da riempire: leggere la narrativa hard-boiled.

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