Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

Potrei dire che a volte ritornano, se non fosse che in realtà stanno sempre lì, solo che ogni tanto la memoria li richiama. Immagini, situazioni – direi anche flash ma non vorrei marzullarmi, quindi evito. Tempo fa s’era fatta avanti questa ragazza, ma in seguito, di fronte al fatto che non avevo una storia cui legare quest’incipit, mollai tutto, ben conscio che se c’era qualcosa di buono, sarebbe risalita a galla. È già successo, quindi potevo stare tranquillo. Il fatto è che temo sempre la mia connaturata pigrizia, che spesso mi allontana dalle idee e dalle invenzioni narrative, solo per paura di non riuscire a dare loro una forma che mi soddisfi.
Ad ogni modo, la signorina lì è tornata; e non vuole saperne di schiodare dalla mia testa se prima non le dedico l’attenzione che le è dovuta. Mi è anche saltata alla mente l’idea di iniziare come avevo previsto con un punto di vista onnisciente e introdurre (o meglio trasformare quel punto di vista) nel mezzo del racconto in una prima persona che racconta i fatti, ma è quasi un volto tra la folla, o una specie di “giornalista” privato che tenta di ricostruire la storia di una persona (qualcosa del genere avviene a volte in Marquez). E avevo anche un mezzo abbozzo per il finale: un’altra immagine di una stanza vuota in cui entra di traverso uno spicchio di sole teso a rivelare la fuga della protagonista.
Il bello è che qui si ragiona di incipit e finali… senza avere una storia. Di buona lena ho comprato oggi un libro di racconti consigliatomi caldamente dalla socia e vorrei leggere quelli di Fante, acquistati tempo fa – per ora sto finendo un libro di Carver – nella speranza che mi siano di ispirazione, o quanto meno, più banalmente che mi servano da lezione e da fucina per le mie future e ipotetiche espressioni letterarie.
A volte, in effetti, le parole dei grandi sono d’aiuto. A meno che esse non creino solo un guizzo iniziale, un fuoco fatuo, “un’ispirazione” da due soldi nata sull’onda del momento, della figaggine della scrittura del Colosso, poi subito svanita insieme all’ultima pagina del libro di quello stesso Colosso. E con me queste cose capitano. Però in effetti certi paragrafi suonano come delle epifanie… troppo precise per essere trascurate del tutto.

«Una volta mi sono messo a scrivere quello che si è poi rivelato un bel racconto, anche se all’inizio mi si era presentata solo la prima frase. Erano diversi giorni che andavo in giro con queste parole in testa: “Stava passando l’aspirapolvere quando squillò il telefono”. Sentivo che dietro quella frase c’era una storia che voleva essere raccontata. Me lo sentivo nelle ossa che insieme a quell’inizio ci doveva andare una storia, bastava che trovassi il tempo per scriverla».

A me il tempo non manca. Devo trovare l’impegno, la costanza e il coraggio, più che altro. Il coraggio di abbattere la mia pigrizia e la paura di non riuscire bene come vorrei.

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2 risposte a “

  1. SumireNoHasu 2 agosto 2006 alle 9:23

    Uh, bravo il socio, l’hai preso allora *_*
    Mi raccomando, fammi sapere, poi.

  2. NoodlesD 3 agosto 2006 alle 14:26

    ti farò sapere appena lo leggo. sisi

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