Noodles Journal

Solo il mio modo di vedere le cose

La spina del diavolo (El espinazo del diablo, Guillermo Del Toro, 2001)

A leggere la trama de El espinazo del diablo si potrebbe pensare a una classica ghost story, a un horror come tanti contaminato da inquietudini melanconiche (“Un fantasma è… un sentimento sospeso nel tempo”), ma si farebbe un torto al film le cui scene cruente (poche davvero) e da sobbalzo (che ci sono e sono pure girate meravigliosamente, roba da far rizzare i capelli) sono soltanto una delle componenti della trama, e per certi versi neanche quelle su cui Del Toro insiste di più. Perché il suo film ha molte anime e si nutre di molte influenze diverse, macinate con sensibilità personale, coadiuvata da una fotografia bellissima, perfetto pendant alle atmosfere della storia. El espinazo del diablo adombra metafora politica (siamo in Spagna, negli ultimi anni della guerra civile), bildungsroman e soprattutto trae linfa per il suo stile dalla migliore tradizione fiabesca.
Ed è qui che il film prende il volo, dall’incrocio di un materiale mitico e le punte horror che da esco nascono. I temi sono classici e così i protagonisti (non a caso al centro della storia ci sono dei bambini e un bambino è il fantasma del film): dal confronto/scontro tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, ai misteri e alle conseguenti inquietudini che il primo suscita nel secondo, sino ovviamente ai luoghi oscuri, alle cantine, all’acqua, simboli inveterati di un racconto ancestrale.
Ma non basta. Perché Del Toro è anche un regista sopraffino, che sa gestire gli spazi non solo per evocare terrore (e ci riesce più che bene) ma sa anche nutrirsi del cinema passato che ha alle spalle per agganciare la sua trama a delle solide impalcature: dalla porta che si apre sul deserto alla Ford, alle fucilazioni franchiste che ricordano quelle leoniane di Giù la testa, sino ai più specifici rimandi al recente filone horror asiatico o passato (ancora i “nostri” Bava e Argento). E se tutto ciò non bastasse, il film riesce anche a creare un’indubbia partecipazione, sa raccontare i rapporti ambigui tra i personaggi e sa farne evolvere i caratteri. Con una materia setacciata come questa, è davvero qualcosa di miracoloso.

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Una risposta a “La spina del diavolo (El espinazo del diablo, Guillermo Del Toro, 2001)

  1. utente anonimo 11 luglio 2006 alle 18:44

    Ciao!
    Ho trovato il tuo blog cercando info su Laura Palmer e ho letto quello ke hai scritto tu!
    Mi piacerebbe tanto discuterne con te e, se ti va, puoi contattarmi alla mail: ” alessandrovilla.1982@alexkyle.it “!

    Ciao!
    *Ale*

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